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PiazzettaVergani.org è un blog curato dal Gruppo Giornalisti Lombardi e intende da un lato essere un tributo al collega Guido Vergani scomparso nel 2005 e dall'altro un momento di confronto su temi politici, sociali ed economici

mikhail fridman

I CRONISTI CON LA SCHIENA DRITTA, UN ARTICOLO TUTTO DA LEGGERE DI ATTILIO BOLZONI

Sull’edizione domenicale di Repubblica del 7 agosto, è possibile leggere un lungo e interessante articolo di Attilio Bolzoni sui Cronisti che, soprattutto al Sud ma anche in regioni come la nostra Lombardia, ricevono minacce dalla criminalità organizzata, ma tengono ancora bene in vista “la schiena dritta” continuando a fare il loro lavoro. Bolzoni li cita, nome, cognome e testata, uno per uno rivelando anche chi li minaccia, non solo verbalmente. E’ un articolo profondo, scritto da un collega che di minacce è stato oggetto in passato, e che si avvale anche dei dati di “Ossigeno” l’osservatorio della Fnsi sulle minacce ai Cronisti , molto attivo e tempestivo nelle proprie denunce, fondato da Alberto Spampinato.
E’ un articolo che invitiamo i colleghi tutti a leggere con attenzione. E che costituisce un motivo di riflessione in più per ricordare come, in occasione della Giornata della Memoria del 3 maggio 2010 organizzata dall’Unci e dal Gruppo Cronisti Lombardi, ben pochi giornalisti furono presenti all’Auditorium Giorgio Gaber al Pirellone, per rendere omaggio ai colleghi uccisi dal terrorismo e dalla criminalità organizzata. Quasi che l’argomento non li interessasse in primissima persona.(gp)
Per leggere l’articolo

http://www.adgnews24.com/2011/08/07/i-cronisti-nel-mirino-dei-clan-cosi-si-rischia-la-vita-per-una-notizia-storie-di-giornalismo-vero/

CHI HA RAGIONE? NICOTRI, LA SCIARELLI O L’ORDINE DEL LAZIO?

PUBBLICHIAMO LA NOTA DI SENZA BAVAGLIO SULLA VICENDA ORLANDI/CHI L’HA VISTO?/NICOTRI PERCHE’ CI SEMBRA PARTICOLARMENTE MERITEVOLE DI ATTENZIONE E RIFLESSIONE

CHI L’HA VISTO?/L’Ordine del Lazio grazia (illegalmente) la Sciarelli
di Senza Bavaglio

Tempo fa Pino Nicotri ha presentato un esposto all’Ordine dei Giornalisti
del Lazio nei confronti della collega Federica Sciarelli. Nicotri sostiene
che nella trasmissione “Chi l’ha visto” dedicata alla scomparsa della
cittadina vaticana Emanuela Orlandi, ci siano state troppe omissioni e siano
stati avvalorati palesi falsi. Emanuela Orlandi scomparve nel 1983, ma il
caso è ancora sotto i riflettori della cronaca, dove però si lavora molto di
fantasia.
Pino, che ha scritto diversi libri su quella storia, tra le altre cose,
denuncia che la collega Federica Sciarelli, sul caso Orlandi, tiene
accuratamente nascosti al suo pubblico due particolari, “non proprio
irrilevanti”:
- la persona che dall’Ufficio Legale del parlamento italiano spediva in
Vaticano le richieste dei magistrati romani di interrogare alcuni cardinali
in merito alla scomparsa di Emanuela Orlandi era la stessa persona che dal
Vaticano rispondeva “No!” a quelle stesse richieste (in gergo “rogatorie
internazionali”). Il responsabile dell’Ufficio Legale del nostro parlamento,
avvocato Gianluigi Marrone (deceduto nel febbraio 2009), era infatti nello
stesso tempo anche Giudice Unico del Vaticano. Una duplice veste che è anche
un chiaro conflitto di interessi, sul quale però si vuole molto stranamente
mantenere il segreto.
- La segretaria del dottor Marrone nell’Ufficio legale del parlamento
italiano era Natalina Orlandi, sorella di Emanuela. Proprio la Natalina
Orlandi spesso ospite della Sciarelli a “Chi l’ha visto?”. Proprio la
Natalina Orlandi che in più occasioni e in quella trasmissione, ha
avvalorato affermazioni e “rivelazioni”, secondo Nicotri, “quanto meno
azzardate, se non campate per aria”. E’ evidente che se il pubblico sapesse
che Natalina era la segretaria che ha assistito a lungo sempre in silenzio,
senza mai protestare, al gioco di prestigio del suo capufficio con le
rogatorie internazionali sulla sorte di sua sorella, allora la sua
credibilità verrebbe probabilmente ridimensionata.
Il doppio ruolo di Marrone e l’identità della sua segretaria nel parlamento
italiano, sono noti a Sciarelli almeno dal 2005, ammesso che non lo abbia
appreso già nel 2003 dal primo libro di Nicotri sul caso Orlandi. Nel 2005
infatti Sciarelli fece intervistare Pino Nicotri dal suo inviato Fiore Di
Rienzo, intervista avvenuta nella redazione milanese de L’Espresso. Tra le
altre cose, che sembrarono lasciare sbigottito il collega Di Rienzo,
raccontate nell’intervista c’erano anche quelle riguardanti il doppio ruolo
di Marrone e l’identità della sua segretaria nel nostro parlamento. Quella
conversazione però non è mai andata in onda. E anzi subito dopo, dal
settembre dello stesso anno, è iniziata la sarabanda di un altro “mistero”,
in realtà inesistente perché chiarito dai magistrati ben 10 anni prima, cioè
nel 1995: quello della tomba di Enrico De De Pedis, detto Renatino,
indicato, senza mai nessuna prova, come capo della cosiddetta banda della
Magliana, nella basilica romana di S. Apollinare.
Come si vede, quelle denunciate da Nicotri potrebbero non essere cose da
poco. Ma, al di là del contenuto, quello che sbigottisce di più è il
comportamento tenuto dall’Ordine del Lazio. L’art. 49 della legge n. 69 del
3 febbraio 1963 che istituisce l’Ordine dei Giornalisti, sotto il titolino
“Competenza”, stabilisce testualmente quanto segue: “La competenza per il
giudizio disciplinare appartiene al Consiglio dell’Ordine presso il quale è
iscritto l’incolpato. Se l’incolpato è membro di tale Consiglio il
procedimento disciplinare è rimesso al Consiglio dell’Ordine designato dal
Consiglio nazionale”. Federica Sciarelli è membro del Consiglio regionale
del Lazio.
Nonostante tale tassativa prescrizione, il Consiglio del Lazio, presieduto
da Bruno Tucci, forse approfittando della disattenzione generale dovuta alle
vacanze estive, ha violato la legge, decidendo di non trasmettere l’esposto
al Consiglio nazionale dell’Ordine. Ha inspiegabilmente deciso di archiviare
l’esposto!
“Per ora non ho nulla da dichiarare – risponde Nicotri a chi gli chiede
chiarimenti sulla curiosa vicenda – ma per settembre mi riservo di
intraprendere tutte le iniziative necessarie, comprese quelle giudiziarie,
per far rispettare la legge e tutelare la decenza e la professione
giornalistica da eccessi come quelli di ‘Chi l’ha visto?’. E’ bene ricordare
che i programmi della Rai sono pagati con i soldi di tutti gli abbonati, me
compreso”.
Senza Bavaglio intende vigilare sull’argomento perché, al di là, ripetiamo,
del contenuto, occorre rispettare le regole. Ne riparleremo al rientro delle
vacanze.
Senza Bavaglio