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PiazzettaVergani.org è un blog curato dal Gruppo Giornalisti Lombardi e intende da un lato essere un tributo al collega Guido Vergani scomparso nel 2005 e dall'altro un momento di confronto su temi politici, sociali ed economici

mikhail fridman

UNCI: CELEBRATA A GENOVA LA QUARTA GIORNATA DELLA MEMORIA

Mantenere viva la memoria dei colleghi uccisi
serve a tutelare i cronisti che scrivono di mafia

Le testimonianze di Vittorio Bruno, colpito dalle Br nel 1977, e Lirio Abbate
di Natalino Famà
E’ stata celebrata sabato 28 maggio a Genova, nella sala del consiglio provinciale a Palazzo Doria Spinola, la quarta edizione della Giornata della memoria dei giornalisti uccisi da mafia e terrorismo, organizzata dall’Unci: i nomi di vittime e feriti sono stati letti in un’atmosfera di commozione.

A Genova è stata scritta una delle pagine più dolorose della storia degli “anni di piombo”, tra il 1970 e il 1980. Proprio a Genova dove Brigate Rosse e Autonomia Operaia hanno steso la loro rete di adepti e informatori nei cantieri navali, nelle acciaierie, nelle fabbriche, ma anche negli uffici pubblici, inizia l’attacco al mondo dell’informazione.
La sera del 1° giugno 1977 un terrorista, all’uscita del garage della redazione di via Varese, spara a Vittorio Bruno (vicedirettore de Il Secolo XIX). Alcuni proiettili raggiungono agli arti il giornalista che dopo essere stato ferito riesce a salire nuovamente sull’auto e a suonare il clacson per dare l’allarme. E’ la prima aggressione armata a un giornalista.
Poche ore dopo, la mattina del 2 giugno, a Milano viene ferito Indro Montanelli (direttore del Giornale) e, il giorno successivo, il 3 giugno, a Roma viene ferito il collega genovese Emilio Rossi (direttore del Tg1-Rai) raggiunto da 12 colpi di pistola. Per alcuni giorni resta tra la vita e la morte. Lo stesso 3 giugno a Massa Carrara falliscono due attentati all’auto di un corrispondente della Nazione di Firenze e di uno del Telegrafo di Livorno mentre a Milano viene incen! diato un furgone del Corriere della sera. Sabato 4 giugno a Roma viene trovato un volantino in cui i terroristi annunciano “Colpiremo ancora, e presto,.. ed alzeremo il tiro…”. E’ stato un anno tragico per i giornalisti il 1977. Culmina, il 29 novembre, a Torino, con la barbara esecuzione di Carlo Casalegno (vicedirettore de La Stampa).

“A noi cronisti resta l’onore di aver avuto “grandi colleghi” e il dovere di ricordarli – ha detto Edoardo Pusillo, presidente del Gruppo Cronisti Liguri, organizzatore della cerimonia – A tutti i giovani colleghi rivolgo un invito: non dobbiamo accontentarci di scrivere su un giornale o di apparire alla televisione, dobbiamo pretendere di essere cronisti indipendenti e liberi, come liberi e indipendenti sono stati coloro che in nome della libertà di stampa hanno lasciato la loro vita”. I giornalisti hanno la possibilità di far uscire fenomeni, come la mafia, il terrorismo e il malaffare, dalla pura cronaca nera e a connetterli con gli aspetti della societ&ag! rave;, della politica e dell’economia – ha espresso nel suo discorso l’onorevole Alessandro Repetto, presidente dell’amministrazione provinciale Genova, Ente che ha patrocinato l’evento – Scegliere di occuparsi di questo tipo di giornalismo è un atto di coraggio, è una scelta di vita radicale, è dare la priorità assoluta alla ricerca della verità a scapito della propria sicurezza. Proteggere il pluralismo e il diritto all’informazione è un dovere di tutti- ha sottolineato,- poiché la critica giornalistica e il giornalismo di indagine rappresentano una delle più forti espressioni della democrazia ed è la stessa democrazia a essere colpita quando un giornalista resta vittima della mafia o del terrorismo”.

Alla cerimonia sono intervenuti in rappresentanza dei giornalisti, il presidente dell’Unione nazionale italiana dei cronisti, Guido Columba, il presidente dell’Ordine nazionale dei giornalisti, Enzo Jacopino e il segretario Giancarlo Ghirra, il presidente dell’Ordine dei giornalisti regionale, Attilio Lugli, e il segretario dell’Associazione ligure dei giornalisti, Marcello Zinola, oltre alle massime autorità di Genova.

Dopo la lettura del lungo elenco dei cronisti, vittime per mano di terroristi e mafiosi, e caduti in guerra o per mano del potere politico, in Italia e all’estero, sono state le testimonianze, fornite da Vittorio Bruno, l’ex vicedirettore del Secolo XIX, ferito nell’attentato del 1° giugno 1977, e da Lirio Abbate, inviato dell’Espresso che vive da anni sotto scorta, minacciato di morte dalla mafia, a toccare il pubblico, numeroso e particolarmente partecipe. Nella sala, tra le altre, è spiccata la presenza di Sabina Rossa, figlia di Guido, il sindacalista dell’Italsider di Genova ucciso il 24 gennaio 1979 dalle Br perché aveva avuto il coraggio di denunciare un operaio della stessa fabbrica Italsider, fiancheggiatore delle Brigate Rosse.

Vittorio Bruno, oggi scrittore e giornalista parlamentare, ha ricordato quella sera di giugno del 1977: “Non solo gli operatori di polizia e carabinieri, ma nemmeno il ministro dell’Interno di allora, Francesco Cossiga, sapeva chi fossero, come agissero, quali obiettivi avessero le Brigate Rosse. Io fui colpito da un giovane che vestiva come un impiegato, giacca e cravatta, e che confuso tra i tanti, aveva raggiunto Genova in treno, si era armato prelevando la pistola da un’auto, e dopo aver compiuto l’azione, aveva deposto l’arma nella stessa auto e si era allontanato da Genova con il primo treno in partenza dalla stazione Principe. Solo dopo l’affare Moro, con i pentiti, i primi pentiti, si riuscì a capire chi fossero i terroris! ti e a cosa ambissero le Brigate Rosse”.

“Celebriamo giustamente questi eroi del giornalismo uccisi da mafia e terrorismo – ha sottolineato nel fornire la sua testimonianza Lirio Abbate – ma dovremmo celebrare anche quei cronisti che con altrettanto eroismo, e sono tanti ovunque non solo in Sicilia e Calabria, da vivi ogni giorno con il loro lavoro d’inchiesta, con coraggio, mettendo a rischio la loro esistenza e le loro famiglie, denunciano i crimini e i criminali della mafia e della ’ndrangheta”.

“La nostra è una Giornata di impegno e mobilitazione – ha detto Guido Columba, presidente dell’Unci – il doveroso omaggio ai colleghi che alla libertà dell’informazione hanno sacrificato la vita, o sono stati gravemente feriti, si coniuga con il sostegno ai molti, troppi, giornalisti che nella loro attività quotidiana subiscono offese, minacce, intimidazioni, e con la rivendicazione del pieno e libero esercizio della professione e del diritto dei cittadini ad essere informati in modo corretto, completo e tempestivo di tutto ciò che accade nel Paese, secondo quanto riconosce loro la Costituzione”

Enzo Jacopino ha spiegato l’attività dell’Ordine nazionale dei giornalisti a sostegno di una stampa libera e responsabile e ha affermato con decisione che il giornalismo italiano oggi è senza alcun tentennamento dalla parte della legalità e dello Stato.

Marcello Zinola, segretario della Ligure, ha rivendicato ancora una volta la necessità di essere “liberi e coerenti” e ha detto ‘no’ alle intimidazioni “come quelle che, tutti i giorni, cercano di bloccare le inchieste sotto la minaccia di cause civili insopportabili per colleghi non contrattualizzati”.
La cerimonia, iniziata alle 9,30 con la deposizione, da parte dei rappresentanti dei cronisti e del Questore Filippo Piritore di una corona d’alloro alla stele di piazza Della Vittoria dedicata a tutte le vittime del terrorismo, si è conclusa alle 13,30.
Dopo quelle di Roma, Napoli, Milano e Genova, la prossima Giornata è in programma a Palermo il 3 maggio 2012 dove, ha annunciato il presidente dei cronisti siciliani Leone Zingales, è in corso di realizzazione un Museo della memoria.

MANUELA CARRANO ALLO STUDIO GUASTALLA DI MILANO

Dal 25 maggio al 2 luglio
Mercoledì 25 maggio ore 18: Inaugurazione
Martedì 21 giugno ore 18:
>“Intervista con la scimmia”,
brevi letture di testi di
Jacqueline Ceresoli, Chicca Gagliardo, Francesca Pini, ispirati alle opere di Manuela Carrano

(CS)Studio Guastalla Arte Moderna e Contemporanea presenta con Futuro Anteriore le ultime opere di Manuela Carrano.
Nei grandi disegni a matita esposti e nelle lightbox Manuela Carrano evoca un futuro anteriore in cui il tentativo umano di distruggere la natura, ormai compiuto, porta a un rovesciamento delle parti. E’ la natura, sotto le sembianze della scimmia, archetipo del nostro mondo ancestrale, che si vendica di noi, e diventa la protagonista assoluta non solo del nostro futuro ma anche del nostro passato, invadendo lo spazio “sacro” delle nostre opere d’arte. La scimmia di Manuela Carrano allunga la sua mano a toccare quella di Dio nell’affresco della Creazione michelangiolesca, si veste con i panni della giovinetta baciata dal patriota di Hayez, assume il ghigno compiaciuto della Giuditta di Artemisa Gentileschi nel momento in cui sgozza Oloferne.
E’ un inquietante mondo quello di Carrano, in cui i nostri punti di riferimento sono stravolti, e le forme cui siamo abituati ci tradiscono; è la nemesi di una natura che riprende il controllo, appropriandosi perfino di quella cultura che l’uomo considera da sempre sua prerogativa assoluta.
La scimmia ci pone delle domande sul giusto valore che abbiamo dato, fino ad ora, alle cose del mondo ed alle conseguenze, evidenti o segrete, di quello che facciamo. Così, tra le pieghe degli abiti rinascimentali con cui è vestita la scimmia, o tra i petali di fiori che generano armi, si insinua infida e mimetica la violenza, compagna dell’umanità fin dagli inizi. La scimmia ci ricorda che la cultura non ha affatto neutralizzato pulsioni e istinti legati al regno animale. Pur avendo la civilizzazione tentato di dominare la natura, la perdita del controllo dei sentimenti ci sta riportando velocemente alla primitività, mentre “quell’animale violento”che è in noi diventa sempre più incontenibile nella sua scellerata arroganza.
Chi avrà l’ultima parola? L’uomo che si autoproclama padrone della Natura, aspirando a controllarla completamente, o Madre Natura, che nessuno ha il potere di assoggettare e trasformare in tutto e per tutto?
Studio Guastalla Arte Moderna e Contemporanea
Via Senato 24 20121 Milano Tel/Fax 02 780918
Info@guastalla.com www.guastalla.com

I CRONISTI LOMBARDI IN ISRAELE DA GERUSALEMME AL GOLAN












In venti, con il Gruppo Cronisti Lombardi, in visita in Israele per una settimana, in un dipanarsi di visite e incontri, tra passato e presente, tra storia e cronaca, purtroppo spesso anche luttuosa, tra speranze di pace e tensioni mai sopite. Un viaggio che è coinciso con anniversari storici di grande rilievo sia per gli israeliani (10 maggio, nascita dello Stato di Israele), sia per i palestinesi (15 maggio giorno della Naqba, il disastro, l’espulsione di decine di migliaia di arabi dalle loro città) e che si è confermato impegnativo e non privo di emozioni forti.
L’album fotografico illustra alcuni momenti del viaggio.
Dall’alto in basso: il centro storico della città palestinese di Hebron completamente deserto, controllato dall’esercito israeliano con 1500 militari a difesa di 400 coloni e Issa ‘Amro portavoce dell’associazione Youth Against the Settlements che illustra la situazione al gruppo; uno striscione nel campo profughi di Deheisheh a Betlemme gestito da un’agenzia Onu; il check-point israeliano nel muro che circonda Betlemme; due momenti delle celebrazioni del Bar Mitzwa (la cresima ebraica) al Muro del Pianto a Gerusalemme; un artificiere della polizia israeliana impegnato a Gerusalemme per far saltare un pacco sospetto nella Jaffa Street sabato 14 maggio; la visita al kibbutz di Lavi accompagnati da Guido Sassoon, un ebreo ortodosso di origine milanese che vive là da 35 anni (nel kibbutz sono stati realizzati i mobili della Sinagoga di Milano); il monumento a Bahá’u'lláh il profeta della religione Bahai, ad Haifa; a Majdal Shams, una cittadina drusa sulle alture del Golan già territorio siriano, con Taiser Merei, portavoce della associaizione Golan for development: in questo stesso luogo qui domenica 15 maggio, poco dopo la visita dei cronisti lombardi sono avvenuti gli incidenti in cui sono stati uccisi 5 manifestanti palestinesi provenienti dalla Siria; in visita nel Golan centrale a un impianto per la produzione di biogas, fertilizzanti ed elettricità; l’incontro alla Peres Peace House di Jaffa, un vero e proprio laboratorio politico per la pacifica convivenza e la reciproca tolleranza tra israeliani e palestinesi, con la portavoce Karen Stern e la responsabile del Medice and Healthcare Department, Rachel Hadari. La sede del centro è stata realizzata dall’architetto italiano Massimiliano Fuksas.

LA FORNACE CURTI, ANGOLO SEGRETO DI MILANO

SABATO 14 E DOMENICA 15 MAGGIO APERTA PER LA FESTA DI PRIMAVERA
Tra i piccoli luoghi segreti di Milano ce n’è uno particolarmente interessante e curioso: è una fornace, dalle origini quattrocentesche, nel quartiere di Porta Ticinese dove sabato 14 e domenica 15 maggio si svolgerà una tradizionale Festa di saluto alla Primavera. Si chiama Fornace Curti, non ha mai cambiato nome da ormai 600 e passa anni, anche se si è spostata per quattro volte, nella sua lunga storia, ma sempre nello stesso quartiere, l’ultima volta ai primi del Novecento, quindi circa un secolo fa. E’ qui che si continua la tradizione del cotto lombardo, è qui che sono nati fregi e formelle di Ca’ Granda, della Certosa di Pavia, dell’abbazia di Morimondo, dell’abbazia di Chiaravalle, di S.Maria delle Grazie, dell’Arcivescovado, del teatro Fossati, del cimitero di Pavia, della cattedrale di Zeme Lomellina, di S.Marco, del Duomo di Monza tanto per citare i monumenti più significativi. Oggi la Fornace Curti continua la sua attività e intorno ai suoi forni sono nate e ospitate numerose botteghe di artigiani e artisti della ceramica, dove si tengono anche interessanti corsi (un esempio è la bottega di Stefania Sciama) che avvicinano adulti e bambini a questa antichissima arte. Sabato 14 e domenica 15 la Fornace sarà aperta a tutti e sarà una nuova occasione per riscoprire questo piccolo, prezioso angolo di una Milano antica e operosa come in molti non si immaginano neppure più.

“OFFICINE SAFFI” UNO SPAZIO PER LA CERAMICA D’AUTORE


Uno spazio, per la prima volta in Italia, a Milano, tutto dedicato alla ceramica, forma d’arte definita minore, troppo spesso bistrattata, nonostante non siano mancate in passato e al presente prove magistrali d’autore.
Non solo una galleria, in via Saffi, nel cortile interno del civico 7, ma anche un laboratorio dotato di forno e delle attrezzature per poter lavorare e creare al meglio. Sette gli autori scelti per dare vita alla presentazione delle “Officine Saffi”, Arnold Annen, Riccardo Biavati, Guido De Zan, Mariano Fuga, Marta Rachon Rodriguez,David Roberts e Nicola Tripodi, e un “celebrante” prestigioso per l’inaugurazione, Philippe Daverio, che ha saputo intrattenere i molti ospiti con buongusto e una punta d’ironia.
La mostra “Open to Art” sarà aperta fino al 31 luglio, poi il via a mostre, performance, vernissage, workshop e seminari per rendere lo spazio sempre più vivo e presente.

COSI’ PRUNELLA FU COSTRETTA A CAMBIAR VITA


IL PRIMO ROMANZO DI MARIANGELA MIANITI, GIA’ CRONISTA DELL’ANNO PER LA CARTA STAMPATA
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“Un romanzo ghiotto, acuto, vero, lieve, un po’ Sex and the City un po’ Garcia Marquez, pieno di piccole grandi verità raccontate senza boria e con il sorriso sulle labbra”. Così sul settimanale Gioia è stato recensito il primo romanzo, Anche il caviale stanca, di Mariangela Mianiti, giornalista freelance, scrittrice, già vincitrice della sezione Carta Stampata del Premio Cronista dell’Anno quando ancora non era stato intitolato a Guido Vergani. Un romanzo che parla di Prunella, una signora quarantenne della Milano bene, con villa in centro città e un budget di 10mila euro al mese per spese personali, che improvvisamente, dopo l’arresto del marito per bancarotta, si trova a dover fare i conti con una realtà ben diversa, con pochi soldi e la necessità di aguzzare l’ingegno per mandare avanti la famiglia.
Il romanzo di una cronista vera, che si cimenta, in maniera positiva con una scrittura di più ampio respiro e ricca di ironia.
Mariangela Mianiti, Anche il caviale stanca, Sonzogno Editore, pp. 336, 1° ed.
Euro 19.00

Mercoledì 4 maggio l’Autrice presenterà il suo romanzo ANCHE IL CAVIALE STANCA, alla libreria Utopia, via Moscova 52, alle 18,30.