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PiazzettaVergani.org è un blog curato dal Gruppo Giornalisti Lombardi e intende da un lato essere un tributo al collega Guido Vergani scomparso nel 2005 e dall'altro un momento di confronto su temi politici, sociali ed economici

mikhail fridman

IL GRUPPO CRONISTI ALL’EXPO DI SHANGHAI

Il Gruppo Cronisti in visita al padiglione italiano

La collega Pesenti intervista Lixing Lu del Centro Media Expo

Lo skyline di Shanghai dal Bund
Il tempio del Budda seduto di Shanghai
Il padiglione cinese dell’Expo 2010 sotto la pioggia

Ecco alcune immagini della visita a Shanghai e all’Expo 2010 del Gruppo Cronisti Lombardi. E’ stato un interessante viaggio nella Cina del presente e del futuro e una presa d’atto di una manifestazione che chiusasi oggi 31 ottobre ritroveremo nel 2015 a Milano. Sarà per la capitale lombarda una sfida non da poco. Ma non dovremo fare confronti con Shanghai, perché sarebbe una sfida perduta in partenza. Dovremo riuscire a dare qualcosa di diverso e soprattutto non limitarci al “Sistema Milano” ma allargarci al “Sistema Italia”, coinvolgendo tutto il Paese ed evitando inutili e deleteri provincialismi. In bocca al lupo, Milano/Italia!

UNA BRUTTA FIGURA PER LA KLM

L’inspiegabile avventura di un gruppo di cronisti lombardi ad Amsterdam

La Klm è considerata una delle più forti e affidabili compagnie aeree del mondo ancor più dopo la fusione con Air France, la partecipazione in Alitalia, la partnership con la Delta e altri numerosi vettori in Europa e nel mondo. E’ ancor più inspiegabile, quindi, ciò che è accaduto ai componenti del Gruppo Cronisti Lombardi che stavano rientrando da una visita all’Expo di Shanghai la sera di martedì 26 ottobre all’aeroporto di  transito di Amsterdam.  Ben diciassette componenti della comitiva sono stati lasciati a terra mentre altri 21 prendevano regolarmente posto sull’aereo dell’ Alitalia che li avrebbe riportati a Milano Linate e che è partito con almeno quaranta posti vuoti. Inoltre i bagagli dell’intera comitiva (tranne quelli dei tre colleghi diretti a Roma) sono stati inspiegabilmente bloccati ad Amsterdam e sono giunti tutti insieme a Linate questa  mattina, con il volo sul quale sono stati “protetti” (forse sarebbe meglio cambiare questo termine ufficiale) i diciassette passeggeri che hanno visto increduli staccarsi l’aereo Alitalia dal suo punto d’imbarco e sono stati costretti a pernottare ad Admsterdam con alzataccia alle 5 al mattino successivo.

Difficile capire, nonostante tutti i tentativi e le ipotesi avanzate,  che cosa sia accaduto che ha impedito l’imbarco della comitiva regolarmente prenotata da oltre un mese su quei voli con telex definitivo della Klm datato 20 settembre. Difficile capire perché la lista di prenotazione da Amsterdam per Linate fosse visibile ai responsabili Klm dell’aeroporto di Huangzhou, in Cina, ma non stampabile per il rilascio delle carte d’imbarco da Amsterdam se non per tre dei passeggeri e per i tre diretti a Roma. Difficile capire perché il telex che su sollecito degli addetti Klm dell’aeroporto cinese confermava da Amsterdam che le carte d’imbarco sarebbero state regolarmente rilasciate a Schiphol poi sembrava fosse divenuto frutto di fantasia.  Difficile capire perché da Amsterdam al comandante del Boeing 777-200 in volo da Huangzhou fossero state date assicurazioni che la comitiva non avrebbe avuto problemi al trasfert di Amsterdam nonostante il tempo limitato per la coincidenza.  Difficile capire perché sull’aereo Alitalia siano stati imbarcati solo i componenti della comitiva  che si trovavano in ordine alfabetico nella seconda metà della lista di prenotazione (cognomi dalla M di Mez in giù). Difficile capire perché i bagagli dei passeggeri imbarcati siano stati bloccati insieme a quelli degli altri mentre quelli per Roma sono partiti regolarmente con un volo in coincidenza ancora più stretta. Difficile capire le giustificazioni degli addetti all’imbarco (legate a una norma sul bagaglio che deve sempre viaggiare insieme con il passeggero) quando anche il comandante dell’aereo Alitalia ha chiesto perché non venissero imbarcati i diciassette a terra nonostante sul velivolo ci fosse il doppio di disponibilità di posti vuoti.

Insomma, un viaggio a dir poco “enigmatico” per le vicende del quale ci auguriamo che i responsabili della Klm sappiano dare una accettabile spiegazione.  Soprattutto per evitare che situazioni del genere possano ripetersi a danno di altri passeggeri. Sbagliare è umano… ma ieri la perseveranza nell’errore (e l’assoluta mancanza di elasticità nell’affrontare la situazione a Schiphol da parte degli addetti all’imbarco) ci sembra sia stata davvero troppa. (gp)

MEDIATICO? PER FAVORE COLLEGHI, DIMENTICATE QUESTA PAROLA

Cari Colleghi,

ogni tanto ci innamoriamo di qualche  parola. E non ne facciamo un uso corretto, semplicemente ne abusiamo.  Da qualche tempo sembra indispensabile aggiungere a “sì” o “no” l’avverbio “assolutamente”.

 Ora è il momento dell’aggetivo “mediatico”. Processo mediatico, assalto mediatico, pressione mediatica e via mediaticizzando. Non sarebbe il caso di lasciar perdere?

Eppoi perché “mediatico” (alla latina) e non “midiatico” (all’inglese) visto che quando si parla di “media”, parola che deriva dal latino, la trasformiamo regolarmente in “midia” con inutile pronuncia all’inglese? Cerchiamo di essere almeno coerenti. Non vi sembra?

UN PASOLINI SEMISCONOSCIUTO PER “CINEMA&GIORNALISMO”

E’ un Pasolini semisconosciuto quello che “Cinema&Giornalismo” ha presentato domenica 10 ottobre allo Spazio Oberdan per la sua terza giornata. E’ il Pasolini de “La Rabbia”, un film di montaggio del 1962-1963 che anche qualche enciclopedia del cinema non ricorda nella filmografia del grande intellettuale, scomparso tragicamente troppo presto il 2 novembre di 35 anni fa. Un film che Giuseppe Bertolucci, con la collaborazione di Tatti Sanguineti,  ha avuto il grande merito di rispolverare dagli scaffali di Cineteca, di cercare di completare e di ripresentare al pubblico in una versione più vicina all’idea originaria di Pasolini, castrata dal 1962 da una seconda parte affidata, in uno strano concetto di politicamente corretto, a un altro indubbiamente straordinario personaggio quale Giovannino Guareschi. Il film appare ovviamente datato, ma colpiscono, a quasi cinquant’anni di distanza, certe intuizioni, riflessioni e giudizi, tuttora attualissimi.

Dell’opera originaria di Pasolini merita una riflessione a parte, perché davvero è un documento eccezionale, il commento, che raggiunge le sue più alte vette, a nostro avviso, nell’affrontare i temi dell’elezione di Papa Giovanni XXIII e la morte di Marilyn Monroe. Il pubblico numerosissimo, alla fine ha tributato un applauso, e molti si sono soffermati a ringraziare il Gruppo Cronisti Lombardi per aver dato la possibilità di conoscere questo Pasolini pressoché sconosciuto.

L’estate argentina di Francesca Capelli

Il racconto è definito “per ragazzi” dai tredici anni in su, ma il lavoro di Francesca Capelli, bolognese, già allieva dell’Istituto De Martino, poco più che ventenne quando la conobbi durante il suol stage a “Epoca”, va al di là di una storia per adolescenti e può essere letto con sicura soddisfazione anche dagli adulti. E’ un racconto, “L’estate che uno diventa grande”, sull’Argentina dei desaparecidos, delle madri di Plaza de Mayo e delle Abuelas, le nonne, che tanto hanno fatto per rintracciare bambini sottratti ai genitori(tutti scomparsi) al momento della nascita e dati in adozione a famiglie di militari o fedelissimi della dittatura dei generali. Una storia, quella del diciassettenne Saverio che vola da Roma a Buenos Aires controvoglia per accompagnare il padre in viaggio di affari,  con un epilogo drammatico, ma condotta dall’autrice con toni  che rendono la lettura facile e piacevole, con un linguaggio senz’altro adatto ai dichiarati destinatari e che va diritto al suo scopo. Proprio perché conosco Francesca, che ha preferito al lavoro di redazione  il più difficile lavoro di freelance e traduttrice dedicandosi ai ragazzi e all’ambiente, non vi nascondo che ho letto il racconto con molta attenzione, pronto a rilevarne gli eventuali difetti. Probabilmente qualcuno ce n’è, ma non mi sono apparsi così evidenti da farsi notare. Insomma il racconto mi è piaciuto, così come – essendo il libro “per ragazzi dai tredici anni in su” – sono di estremo interesse le notedidattiche  in appendice, dedicate alla storia dell’Argentina,ai libri e ai siti per saperne di più.

Se avete figli di quell’età, fate leggere questo lavoro. Impareranno sicuramente qualcosa e anche per loro sarà un modo per diventare grandi. (gp)

Francesca Capelli

L’Estate che uno diventa grande

Edizioni Sinnos

pp.112

Euro 11

BENTORNATI AI MINATORI CILENI

I primi minatori cileni rimasti intrappolati più di due mesi fa a 700 metri di profondità sono tornati a rivedere la luce grazie ad un’operazione di salvataggio condotta con straordinaria rapidità grazie all’uso dei più moderni mezzi di escavazione e trivellazione. E’ un grande successo della tecnologia, ma soprattutto della solidarietà di tutto un Paese. E’ stata un’impresa in cui il pessimismo è spesso prevalso, specie all’inizio. E non è mancato un pensiero a un bellissimo film che molti forse ricorderanno (e che il Gruppo Cronisti Lombardi ha ripresentato nella sua rassegna Cinema&Giornalismo qualche anno fa) intitolato L’asso nella manica, con un eccezionale Kirk Douglas come interprete: in quel caso, infatti, la corsa contro il tempo per salvare un cercatore d’oro intrappolato in una vecchia miniera si concludeva nel peggiore dei modi, mentre intorno al desolato sito nel deserto si raccoglievano migliaia di persone, giornalisti e radio-tv comprese. Per fortuna in Cile non è andata così. E ora non possiamo che felicitarci per la commovente impresa portata a termine dalle squadre di salvataggio. Bentornati alla vita ai 33 sepolti vivi nel deserto di Atacama!

IL VOLTO DELL’OTTOCENTO A PADOVA

Padova, Palazzo Zabarella, 2 ottobre 2010 – 27 febbraio 2011
Cent’anni di straordinaria arte, da Canova a Modigliani.

L’articolo di presentazione della mostra di Palazzo Zabarella si chiude con un’affermazione: “E’ sicuro che dopo aver visitato questa mostra nessuno, ma proprio nessuno, potrà più pensare al ritratto come “genere minore”, anzi!”. Un’affermazione decisa, ma che, in questa circostanza, risulta giusta e azzeccata. Difatti la mostra padovana, nel suo percorso temporale di circa un secolo, riconcilia con il ritratto, e consente di scoprire (o riscoprire), insieme con tanti volti noti e meno noti (il Manzoni di Hayez o Lord Byron, i Castelbarco, gli Antinori, le signore e le famiglie dell’aristocrazia lombarda), mode e costumi, stoffe, trine, gioielli, hobby. E’ una rassegna originale e curiosa in cui, comunque e sempre, il ritratto va oltre la pura e semplice rappresentazione dei personaggi, riesce a elevarsi alla dignità di opera d’arte, talvolta di vero e proprio capolavoro. Tanti gli artisti in mostra,  tra i quali ci piace citare oltre ai capisaldi Casanova e Modigliani, Balla, Corcos, Molteni, Appiani, Tenerani, Severini, Fattori, Cecioni.Una mostra da vedere.

10 OTTOBRE GIORNATA MONDIALE DELLA SALUTE MENTALE

FONDAZIONE CARIPLO: 250 PERSONE CERCANO LAVORO IN AZIENDA

250 persone affette da disturbi psichiatrici hanno aderito al progetto Lavoro e Psiche di Fondazione Cariplo. Ora la fase di inserimento in azienda. Guzzetti: “La nuova frontiera è l’inserimento lavorativo delle persone affette da queste patologie”.

Milano, 8 ottobre 2010- Con uno stanziamento di 4 milioni di euro, Fondazione Cariplo ha lanciato lo scorso anno il progetto Lavoro e Psiche, focalizzato sul difficile rapporto tra malato di mente e inserimento lavorativo, un tema difficile da affrontare, aggravato dall’isolamento e dall’esclusione sociale in cui spesso queste persone sono confinate a vivere. In occasione della Giornata mondiale della salute mentale l’opportunità di riflettere su questo progetto sperimentale a cui hanno già aderito 250 pazienti e che, a fine anno, arriveranno a 300.

Lavoro e Psiche è una vera a propria sperimentazione di politica sociale basata sull’attivazione di una rete permanente di attori territoriali per l’integrazione lavorativa e sull’utilizzo di una nuova figura professionale (il Coach) che per due anni affianca i lavoratori psichici in un percorso di inserimento lavorativo multi dimensionale e personalizzato.

L’efficacia dell’intervento sarà valutata mediante uno studio controllato randomizzato, una metodologia rigorosa e innovativa in ambito socio-sanitario che permetterà di confrontare le condizioni lavorative e di benessere complessivo di 150 pazienti psichiatrici presi in carico dai coach con quelle di 150 pazienti che invece usufruiscono dei servizi ordinari presenti in ciascun territorio.

Si tratta di un progetto unico nel suo genere e fortemente innovativo che nasce da una presa di coscienza del problema. Sono circa 110 mila i pazienti in contatto con i servizi psichiatrici nella sola Lombardia. Di questi il 25 % soffre di un disturbo psichiatrico grave, come la schizofrenia, la bipolarità e i disturbi della personalità.

Il progetto è attivo in quattro Province della Lombardia: Como, Milano, Bergamo e Sondrio e coinvolge 8 Aziende Ospedaliere e 29 Centri Psico Sociali. Sono 15 i Coach selezionati, formati e supervisionati da Ala Sacco (Agenzia Lavoro e Apprendimento dell’Azienda Ospedaliera Sacco di Milano) che distribuiti in gruppi territoriali hanno in carico ciascuno per due anni un massimo di 10 persone con disturbi psichiatrici scelte in base a precisi criteri di diagnosi e caratteristiche personali.

LIBRI DI COLLEGHI

UNA VITA DA INFILTRATO

  

di
 
Giorgio Sturlese Tosi
 
Bur 

 

Interviene con l’autore

  

Piero Colaprico

  

Con la testimonianza
di un agente sotto copertura

  

Martedì 5 ottobre 2010, ore 18.30
Mondadori Multicenter Piazza Duomo 1 – Milano

  

 

 

Per la prima volta in Italia, un ex poliziotto ha rintracciato gli agenti italiani sotto copertura, riuscendo a raccogliere le loro testimonianze. 

Le strategie e le tecniche, ma anche le paure, le incertezze, le conseguenze psicologiche di chi rischia la vita ogni giorno accanto ai criminali. 

Poliziotti, carabinieri, finanzieri per cui un solo passo falso può significare la morte: gli infiltrati. Professionisti che mettono a repentaglio la propria incolumità fingendosi trafficanti, ladri, manager senza scrupoli. Sturlese Tosi è riuscito ad avvicinarli, e per la prima volta possiamo ascoltarne i racconti. L’agente che per incastrare un branco di stupratori ha vissuto nove mesi in un campo rom, o la prima missione di un’infiltrata che s’è finta donna d’affari dedita al riciclaggio di denaro sporco; il dilemma di chi tra le maglie del narcotraffico internazionale si commuove per la sorte dei figli di una criminale, o il resoconto di una collaborazione con la Dea che ci porta negli ingranaggi della camorra. Storie di personaggi duri, difficili, abituati a vivere oltre il limite – tra gli eccessi o nella più nera miseria – attraverso le quali scopriamo i segreti del loro mestiere, le strategie e le tecniche, le procedure operative, l’importanza del sangue freddo e dell’abilità di improvvisazione. Ma anche le paure, le problematiche psicologiche di chi si costruisce una vita “sbagliata”, lo stress del rischio costante. Un libro inedito e coinvolgente, che ci porta nel mondo di chi lavora tutti i giorni dietro le linee nemiche. 

 Giorgio Sturlese Tosi, giornalista specializzato in inchieste, cronaca nera e giudiziaria, lavora per “Panorama”, “L’espresso”, “E Polis”, Mediaset. 

Ex poliziotto, nel 2006 ha vinto il Premio Cronista dell’anno. 

“QUARTO POTERE” UN CAPOLAVORO SENZA TEMPO

Qualche critico l’ha definito il più bel film del mondo. Forse lo è davvero. In ogni caso “Quarto Potere”, in lingua originale, il secondo film programmato nella seconda domenica di Cinema&Giornalismo allo Spazio Oberdan di Milano, resta un capolavoro tra i più significativi della cinematografia mondiale di tutti i tempi. Il pubblico, numerosissimo e con molti giovani e giovanissimi, ha commentato positivamente la scelta del Gruppo Cronisti Lombardi e della Fondazione Cineteca Italiana, rilevando nel dopo spettacolo la grande forza narrativa e interpretativa di Orson Welles e l’indiscutibile attualità del tema relativo allo straordinario potenziale della stampa (e oggi della televisione e degli altri media) nell’indirizzare i gusti e le preferenze dell’opinione pubblica.

Il terzo appuntamento di Cinema&Giornalismo è per domenica 17 ottobre, sempre alle 10.45, ingresso libero, con “La rabbia di Pasolini” un film inchiesta di eccezionale valore documentario pensato agli inizi degli Anni ‘60 dal grande giornalista e intellettuale friulano.