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PiazzettaVergani.org è un blog curato dal Gruppo Giornalisti Lombardi e intende da un lato essere un tributo al collega Guido Vergani scomparso nel 2005 e dall'altro un momento di confronto su temi politici, sociali ed economici

IL GRUPPO CRONISTI LOMBARDI IN UZBEKISTAN

 Una comitiva del Gruppo Cronisti Lombardi  ha visitato l’Uzbekistan dall’8 al 15 maggio: il tour di sette giorni  ha toccato le città di Urgench, Bukara, Samarcanda e Tashkent. Un viaggio rivelatosi molto interessante sotto tutti i punti di vista e molto apprezzato dai partecipanti, 21 in tutto. A Tashkent i colleghi cronisti hanno anche potuto incontrare l’ambasciatore Giovanni Ricciulli che ha fornito molte informazioni sull’Uzbekistan oggi, sulle aspettative per il futuro e sulla presenza italiana nel Paese. Nelle foto: i partecipanti nella piazza della moschea del Venerdì di Tashkent; l’ambasciatore Ricciulli, a destra, con il  Consigliere Bonvino e il vicepresidente del Gruppo Cronisti Lombardi Pierucci,  il monumento equestre ad Amir Temur a Tashkent.

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Titoli “strillati”, non è un reato

Pompare un po’ un titolo si può fare. Lo ha stabilito la Corte europea dei diritti dell’uomo, secondo la quale i tribunali nazionali non hanno il diritto di giudicare le tecniche che i giornalisti adottano per attrarre l’attenzione dei lettori. Secondo la corte europea forzare un titolo per esaltare uno scoop rientra nella libertà di stampa e non può essere oggetto di condanna da parte delle autorità giudiziarie. La sentenza della Corte arriva su un caso riguardante la Spagna, le cui autorità giudiziarie hanno condannato, in ogni grado di giudizio, un editore e un giornalista del quotidiano “Diario 16” a pagare una multa per il titolo di un articolo che metteva in relazione la famiglia reale del Marocco con il traffico di droga. Nella sentenza i giudici di Strasburgo hanno sottolineato come, il titolo e il contenuto di un articolo vanno analizzati assieme. Il titolo esagerato va salvato, come nel caso specifico, se al titolo pompato fa da contraltare un testo che riporta informazioni corrette. La sentenza della Corte ribadisce come il diritto alla libertà di stampa consente un certo grado di ricorso all’esagerazione. 

  Pompare un po’ un titolo si può fare. Lo ha stabilito la Corte europea dei diritti dell’uomo, secondo la quale i tribunali nazionali non hanno il diritto di giudicare le tecniche che i giornalisti adottano per attrarre l’attenzione dei lettori. Secondo la corte europea forzare un titolo per esaltare uno scoop rientra nella libertà di stampa e non può essere oggetto di condanna da parte delle autorità giudiziarie. La sentenza della Corte arriva su un caso riguardante la Spagna, le cui autorità giudiziarie hanno condannato, in ogni grado di giudizio, un editore e un giornalista del quotidiano “Diario 16” a pagare una multa per il titolo di un articolo che metteva in relazione la famiglia reale del Marocco con il traffico di droga. Nella sentenza i giudici di Strasburgo hanno sottolineato come, il titolo e il contenuto di un articolo vanno analizzati assieme. Il titolo esagerato va salvato, come nel caso specifico, se al titolo pompato fa da contraltare un testo che riporta informazioni corrette. La sentenza della Corte ribadisce come il diritto alla libertà di stampa consente un certo grado di ricorso alll’esagerazione.

(da Informa, n.27)

TOBAGI POTEVA ESSERE SALVATO?

Riprendiamo di seguito un intervento di Umberto Brindani, direttore di Oggi, pubblicato su www.oggi.it con allegato un articolo apparso invece , sull’Opinione, scritto da Renzo Magosso, relativo all’assassinio di Walter Tobagi e in cui si ripropone in tutta la sua drammaticità la domanda: Walter Tobagi poteva essere salvato?

Sono passati trent’anni dall’omicidio di Walter Tobagi, e ancora una buona parte della verità resta da scrivere. In particolare, manca la risposta alla domanda: il giornalista poteva essere salvato? La mia risposta è inequivoca: sì, poteva essere salvato. Sarebbe bastato che qualcuno lo avvertisse che c’era chi progettava il suo assassinio.

Per averlo scritto, qualche anno fa, il collega Renzo Magosso è stato condannato (diffamazione). E io con lui, in quanto all’epoca suo direttore. Per aver scritto una verità confermata in aula anche da testimoni diretti, siamo stati condannati in primo grado e in appello, ora siamo in attesa del pronunciamento della Cassazione. 

Domani, mercoledì, sul quotidiano L’Opinione, Renzo Magosso pubblica l’articolo che segue. Con la sua autorizzazione, ve lo anticipo qui. Mi piacerebbe sapere che cosa ne pensate.

Umberto Brindani

 Occorre calma, senso di  responsabilità e forte controllo delle  emozioni quando si decide di mettersi in  gioco in un’inchiesta difficile e complicata come quella sull’assassinio di Walter Tobagi. L’ho imparato a mie spese vedendomi condannato, seppur non in via definitiva, malgrado la consapevolezza di aver presentato in un libro, in tanti articoli-inchiesta e in due aule di Giustizia elementi di prova in grado di dimostrare che:
1) Walter Tobagi poteva essere salvato, bastava informarlo che lui, e solo lui, era nel mirino di un gruppo di fuoco pronto ad entrare in azione;
2) il brigadiere dei carabinieri Dario Covolo, nome in codice Ciondolo, ha confermato nella sua deposizione di aver indicato in più rapporti informativi di servizio, sulla base delle notizie ricevute dall’informatore Rocco Ricciardi, perfino i nomi degli organizzatori del gruppo di fuoco poi entrato in azione. Notizie ricevute e messe nero su bianco addirittura sei mesi prima del delitto. Sottoscritte in più relazioni che, sottolinea Ciondolo, “non possono che essere conservate negli archivi dei carabinieri, nel faldone che a mio nome raccoglie la documentazione sulle mie attività di servizio”.
I giudici hanno invece creduto a chi  mi ha trascinato in giudizio, cioè il generale dei carabinieri in pensione Alessandro Ruffino che, deponendo, ha ribadito: “Tobagi era stato informato del pericolo e rifiutò la scorta”. E ancora: “Nessuno fece in anticipo i nomi di chi poi è risultato colpevole del delitto”.
Ma gli eventi incalzano come nessuno poteva immaginare e tantomeno prevedere. E’ successo che, lo scorso giovedì 28 maggio, in una intervista rilasciata a “L’unità”, la figlia di Tobagi, Benedetta, dopo aver scritto nel suo recente e pubblicizzato libro che suo padre aveva deliberatamente rifiutato la scorta, ha detto, testualmente alla giornalista Claudia Fusani: “Di sicuro non era stato informato (suo padre n.d.r.) della nota dei carabinieri”.
Sorpresa: ma perché, se era al corrente di questa fondamentale circostanza (che avrebbe smentito il mio querelante e stabilito qual era la verità) non ha sentito il dovere di venirla a raccontare in un’aula di Giustizia?
Poi, nella stessa intervista Bendetta Tobagi aggiunge: “Bisogna che molto presto vengano resi pubblici e accessibili gli archivi dell’Arma dei carabinieri. L’unica cosa che può dare significato all’informativa (quella di Ciondolo n.d.r.) è la serie di documenti a cui appartiene. Solo allora potremo scrivere la storia del terrorismo”.
Dunque sembra che anche Benedetta Tobagi si sia accorta, seppur in evidente ritardo, che occorre  aprire gli archivi.
E due giorni più tardi, su “La stampa”, Stella Tobagi, vedova di Walter, ha rincarato la dose rilasciando la prima intervista a trent’anni dai fatti: “Erano in molti a sapere che Walter era sotto tiro. Avevano già cercato di rapirlo. Persino io mi ero accorta che lo pedinavano. Non mi faccia dire di più”. Ma poi, quando le hanno chiesto se  pensava che i terroristi avessero agito da soli ha aggiunto:”Penso che furono loro a decidere di uccidere Walter. Ma ho il sospetto che qualcuno li abbia lasciati fare”.
Mi sarebbe bastato, al processo. Bastava che Stella Tobagi fosse venuta a deporre al mio dibattimento, come le avevo chiesto, per ripetere queste stesse, semplici, frasi. Confermando per esempio, in aula, ciò che le riferì all’epoca (e in privato) il capitano Umberto Bonaventura: cioè che Walter non venne informato dell’informativa di Ciondolo “per non allarmarlo”, così come lo stesso Bonaventura scrisse all’epoca dei fatti in un promemoria consegnato al suo superiore, il generale  Niccolò Bozzo. In quel promemoria Bonaventura ha scritto testualmente:”Di questa circostanza la vedova è stata messa al corrente”. Bozzo ha prodotto il  documento in aula, trovando (in maniera per me inspiegabile) l’indifferenza dei giudici che non ne hanno tenuto conto in alcun modo.
Ecco: anche davanti a queste realtà occorre mantenere nervi saldi e senso di responsabilità. Quando lavoravamo insieme per il sindacato dai giornalisti, Walter Tobagi mi ripeteva spesso: “Alla fine, la verità vince sempre sulla propaganda”. Posso solo anticiparvi che la verità stia finalmente imboccando la strada giusta, malgrado le tante ambiguità, i frequenti malintesi, depistaggi, ingiustizie, intimidazioni. Ma anche con il costante e convinto sostegno della Federazione nazionale della Stampa, dell’Associazione Lombarda dei giornalisti, dell’Ordine Nazionale, e l’impegno dei parlamentari di tutto l’arco dei partiti che hanno presentato negli ultimi quattro anni ben nove interrogazioni a mio favore. Ultima, ma non certo in ordine d’importanza, la determinazione di Stefania Craxi che alla verità fino in fondo sul caso Tobagi non intende rinunciare.
Renzo Magosso


Mercoledì 9 giugno s’insedia il nuovo Consiglio dell’Ordine dei giornalisti della Lombardia

Mercoledì 9 giugno, alle h. 18, avverrà l’insediamento del nuovo Consiglio dell’Ordine dei giornalisti della Lombardia per il triennio 2010-2013.
Il nuovo Consiglio (6 professionisti e 3 pubblicisti) è composto da Letizia Gonzales, Paolo Pirovano, Franco Abruzzo, Mario Consani, Gabriele Dossena, Laura Mulassano per i professionisti e da Stefano Gallizzi, Roberto Di Sanzo e Laura Hoesch per i pubblicisti.
Il Collegio dei revisori dei conti (2 professionisti e 1 pubblicista) è composto da Aldo Soleri, Gaetano Belloni per i professionisti e da Angela Battaglia per i pubblicisti. In tale sede, secondo l’art. 9 della Legge 69/1963 e art. 2 del Dpr 115/1965, verrà nominato il presidente, il segretario e il tesoriere. La riunione verrà presieduta dal consigliere più anziano per iscrizione all’Albo, Laura Mulassano mentre le funzioni di segretario saranno esercitate dal consigliere con minore anzianità d’iiscrizione, Roberto Di Sanzo.
I colleghi lombardi eletti al Consiglio nazionale (17 professionisti e 13 pubblicisti) sono: Giuseppe Spatola, Giorgio Acquaviva, Oreste Pivetta, Luisella Seveso, Gegia Celotti, Pierpaolo Bollani, Marzio Quaglino, Fabio Benati, Michele Urbano, Saverio Paffumi, Davide Vecchi, Maurizio Giuseppe Di Gregorio, Laura Incardona, Giancarlo Mariani, Stefano Natoli, Gianni De Felice, Mario Pappagallo per i professionisti, Franz Foti, Massimiliano Saggese, Maria Ancilla Fumagalli, Rino Felappi, Barbara Reverberi, Francesca Santolini, Angelo Baiguini, Marco Roncalli, Dario Collio, Marco Barabanti, Massimo Cherubini, Mario Guerrisi, Emiliano Raccagni per i pubblicisti.

LETTURE PER LA LIBERTA’ ALLA FNAC

Venerdì 4 giugno alla Fnac Milano Via Torino, angolo via della Palla, Tel 02-869541

Alle Ore 18.00

Nell’ambito delle Letture di Libri sulla Libertà  autori e lettori leggono

PAROLE CONTRO IL BAVAGLIO

Intervengono: Gianni Barbacetto, Alfio Caruso, Gherardo Colombo, Gigi Furini, Antonella Mascali, Loris Mazzetti, Marta Morazzoni, Sandro Orlando, Valeria Palumbo, Oliviero Ponte di Pino, Simone Regazzoni, Officina Politica 11 metri

Quella della libertà di informazione è una libertà essenziale, tutelata non solo dalla Costituzione italiana ma anche dalla Corte europea dei diritti dell’uomo. Una libertà strettamente connessa alla libertà di stampa, che è la precondizione del lavoro di chi scrive, pubblica e diffonde i libri.

Per questo editori, librai e autori vogliono dare il loro contributo alla riflessione su un tema centrale di ogni Stato di diritto, di ogni democrazia. Riflessioni e approfondimenti che in gran parte sono contenuti nei libri.

WEEK END CON LA VESPA AL MUSEO DELLA SCIENZA E DELLA TECNICA

Sabato 5 e domenica 6 giugno dalle 9.30 alle 18.30 il Museo dedica un week end speciale alla Vespa e per l’occasione espone alcuni importanti modelli storici della famosa due ruote italiana; in questi orari l’ingresso avverrà da Via San Vittore 21. Durante le due giornate, l’esposizione dei modelli storici di Vespa si affiancherà all’offerta delle attività in programma.

Inoltre sabato 5, in occasione della partenza della famosa gara notturna vespistica “500 km”, è prevista un’apertura straordinaria del Padiglione Aeronavale dalle 20.00 alle 24.00 con ingresso da via Olona 6.

Per motivi organizzativi è necessaria la conferma entro venerdì 4 giugno a res@museoscienza.it.