RSS Feed Subscribe to RSS Feed

PiazzettaVergani.org è un blog curato dal Gruppo Giornalisti Lombardi e intende da un lato essere un tributo al collega Guido Vergani scomparso nel 2005 e dall'altro un momento di confronto su temi politici, sociali ed economici

I VINCITORI LOMBARDI DEL PREMIO NAZIONALE PIERO PASSETTI CRONISTA DELL’ANNO

carenzo1.jpg..galli1.JPG..calandra1.jpg..scarpa1.JPG

Nelle foto, in senso orario, i quattro colleghi lombardi premiati: Annibale Carenzo, Andrea Galli,Giovanni Scarpa, Raffaella Calandra
*****************************************************
Sono Carlo Bonini, della Repubblica, e la coppia Monica Giandotti e Roberto Pozzan, di Rai 2, i vincitori del “Premio Cronista 2010 – Piero Passetti” che verrà consegnato a Viareggio sabato 17 aprile. Lo ha deciso all’unanimità la Giuria riunita a Roma che ha esaminato le oltre 70 candidature dei cronisti della carta stampata, della informazione radio-teletrasmessa e dei nuovi media giunte da tutta Italia.
Bonini è stato premiato per l’inchiesta nella quale ha scoperto che sulla rete ferroviaria italiana circolano almeno 4 mila “carri merci fantasma” che dovrebbero essere rottamati ma che tornano in circolazione con numeri di telaio taroccati.
Giandotti e Pozzan hanno svolto un’inchiesta sugli infortuni sul lavoro sottolineando che i più numerosi accadono sulla strada e che i camionisti, spesso considerati pericolosi utenti della strada, in realtà sono le prime vittime degli incidenti.
La Giuria ha attribuito i riconoscimenti speciali messi a disposizione dalle più alte Istituzioni alla redazione dell’Ansa Abruzzo, Raffaella Calandra (Radio 24- Il Sole24ore), Andrea Galli (Il Corriere della Sera), alla redazione del Giornale radio Rai, Luca Lippera (Il Messaggero), Giovanni Scarpa (La Provincia pavese), Roberto Tallei (SkyTg24), Maurizio Torrealta (Rainews24).
La Giunta dell’Unci ha poi assegnato il Premio Vita di Cronista ad Annibale Carenzo, decano dei cronisti giudiziari di Milano.
PREMIO CRONISTA 2010 – PIERO PASSETTI
Vincitore informazione stampata
Carlo BONINI La Repubblica
Vincitori informazione radio-tvMonica GIANDOTTI – Roberto POZZAN Rai 2
Targa Presidente della Repubblica
Redazione Abruzzo Agenzia ANSA
Medaglia Presidente del Senato
Maurizio TORREALTA RaiNews24
Targa Presidente della Camera
Luca LIPPERA Il Messaggero
Targa Presidente della Corte Costituzionale
Andrea GALLI Il Corriere della Sera
Targa Capo della Polizia
Redazione Giornale radio Rai
Targa Comandante Generale Arma dei Carabinieri
Raffaella CALANDRA Radio 24-IlSole 24 ore
Targa Comandante Generale Guardia di Finanza
Giovanni SCARPA La Provincia Pavese
Targa Federazione Nazionale Stampa Italiana
Francesco Viviano La Repubblica
Targa Ordine Nazionale dei Giornalisti
Roberto TALLEI SkyTg24
Premio Vita di Cronista 2009Annibale CARENZO
**********************************************************
Ai colleghi Carenzo, Galli, Calandra e Scarpa le più vive congratulazioni del Gruppo Cronisti Lombardi

BANDITO IL PREMIO GUIDO VERGANI “CRONISTA DELL’ANNO” 2010

Il Gruppo Cronisti Lombardi ha bandito anche per il 2010 il Premio Guido Vergani – Cronista dell’anno.
Nel Bando sono contenute alcune novità.
In particolare è stato deciso di equiparare la Categoria Web alla Carta Stampata e quindi le Sezioni saranno da quest’anno: 1) Carta Stampata e Web; 2) Emittenza Radio Televisiva.
E’ stato istituito, grazie alla collega Mariella Alberini, un Premio Speciale Famiglia Mariella Alberini, di mille euro, per un giovane collega di età non superiore ai 30 anni.
Infine la data di scadenza per partecipare è stata spostata dal 31 luglio al 31 agosto 2010.
Di seguito il Bando integrale.

Bando di concorso
_________________________________________
PREMIO REGIONALE “GUIDO VERGANI”
CRONISTA DELL’ANNO 2010
PER LA LOMBARDIA
__________________________________________

Il Gruppo Cronisti Lombardi bandisce il “Premio Guido Vergani – Cronista dell’anno 2010″ allo scopo di sottolineare il ruolo e la funzione che il Cronista svolge nel lavoro quotidiano a contatto diretto delle istituzioni e dei cittadini, e per dare un concreto riconoscimento a coloro che si sono particolarmente distinti per impegno professionale e umano.

1) Il Premio è suddiviso in due sezioni (una per carta stampata e web, una per l’emittenza radiotelevisiva) ed è riservato a giornalisti professionisti, praticanti e pubblicisti a tempo pieno che lavorano nelle redazioni di cronaca della Lombardia.

2) Il vincitore di ciascuna delle due sezioni verrà premiato con la somma di 2.000 euro e una targa ricordo. I secondi classificati di ciascuna sezione verranno premiati con la somma di 1.000 euro e targa, i terzi classificati con la somma di 500 euro e targa.

E’ istituito inoltre un Premio Speciale, denominato “Famiglia Mariella Alberini”, dell’importo di 1.000 euro, da assegnare, tra tutti i concorrenti delle due sezioni, a un giovane cronista di età fino a 30 anni.

3) Gli articoli devono riguardare inchieste e servizi svolti nell’ambito del territorio regionale.

4) I cronisti possono concorrere al Premio sia singolarmente sia riuniti in gruppi di lavoro, per ricerca e divulgazione di notizie, servizi, inchieste. Ciascun candidato potrà presentare un solo elaborato (sono ammessi più articoli o servizi solo nei casi di inchiesta o di eventi che si siano protratti per più giorni).

5) Sarà presa in considerazione l’attività svolta nel periodo compreso tra il 1 LUGLIO 2009 e il 30 GIUGNO 2010.

6) Le candidature possono essere presentate da: Direttori, Capicronisti, Comitati di Redazione, Organismi sindacali e professionali dei giornalisti, singoli giornalisti, lettori.

7) Le segnalazioni, complete di generalità del candidato e del presentatore, testata e motivazione della candidatura, devono essere inviate alla Segreteria del Premio,
tramite e-mail agli indirizzi
info@cronistilombardi.ito
redazione@piazzettavergani.org
nonché, per posta prioritaria all’indirizzo:
Gruppo Cronisti Lombardi
viale Montesanto, 7 cap. 20124 Milano
Tel 02/6375209
fax 02/6551899.

Gli articoli relativi all’informazione stampata e web devono essere inviate in formato pdf, via mail, oppure in tre copie, se su carta.
Le segnalazioni relative all’ informazione radiotelevisiva devono contenere la necessaria registrazione della trasmissione esclusivamente in DVD (durata massima dei servizi 30 minuti) e accompagnate obbligatoriamente (pena l’esclusione) da una scheda riassuntiva.

Il materiale dovrà essere inviato entro il 31 agosto 2010.
8) La Giuria sarà presieduta da
Ferruccio de Bortoli, direttore del Corriere della Sera
e composta dal
- Presidente dell’Ordine Giornalisti della Lombardia
- Presidente dell’Associazione Lombarda Giornalisti
– Sei Direttori di Quotidiani o Emittenti radiotelevisive operanti in Lombardia
- Giunta del Gruppo Cronisti Lombardi
Le decisioni della Giuria saranno rese note con comunicato stampa. Le motivazioni verranno ampiamente esposte durante la cerimonia di premiazione, prevista al Circolo della Stampa di Milano, nella prima metà di novembre.

Il presidente
Rosi Brandi

Milano, 19 febbraio 2010

LA FILARMONICA DELLA SCALA INCONTRA LA CITTÀ Prove aperte per il sociale

daniele-gatti-prova-filarmonica-foto-silvia-lelli1.jpg
Nella foto: il maestro Gatti, durante una prova con la Filarmonica della Scala (foto Silvia Lelli)
.
Milano – Sarà il Maestro Daniele Gatti a dirigere la Filarmonica della Scala domenica 18 aprile, alle ore 20.15, in occasione della Prova Aperta a sostegno della Fondazione Don Carlo Gnocchi Onlus, che da oltre mezzo secolo si occupa di ragazzi portatori di handicap, anziani non autosufficienti, malati oncologici terminali o in stato vegetativo persistente.
Il Maestro Gatti introdurrà la prova insieme all’assessore alla Cultura del Comune di Milano Massimiliano Finazzer Flory, fornendo alcune chiavi di lettura per meglio comprendere l’interpretazione dei brani in programma: il Concerto per orchestra di Bela Bartók e Le sacre du printemps di Igor Stravinskij.
Con le Prove Aperte i cittadini avranno la possibilità di assistere a straordinarie esecuzioni da un “dietro le quinte” emozionante e unico. Uno spettacolo nello spettacolo dedicato a un pubblico sempre più ampio, che potrà avvicinarsi e apprezzare la musica facendosi guidare dal direttore che prova con l’orchestra. Ogni prova aperta sarà preceduta da una breve introduzione in cui il direttore sarà affiancato da esponenti del mondo culturale e musicale milanese.

Calendario Prove Aperte
Domenica 18 aprile ore 20.15 - a favore di Fondazione Don Carlo Gnocchi Onlus
Direttore Daniele Gatti
Introduzione di Daniele Gatti e Massimiliano Finazzer Flory
Domenica 2 maggio ore 10.15 - a favore di Arché
Direttore Semyon Bychkov
Introduzione di Semyon Bychkov con Angelo Foletto
Mercoledì 12 maggio ore 20.00 - a favore di Fondazione Casa della Carità ONLUS
Direttore Daniel Barenboim, violino Guy Braunstein
Interventi di Daniel Barenboim nel corso della prova
Domenica 30 maggio ore 10.00 - a favore di Fondazione Floriani
Direttore e pianoforte Dennis Russell Davies
Introduzione di Francesco Micheli

Biglietti: da 5 a 50 euro (esclusi diritti di prevendita).
Per informazioni, prenotazioni e prevendite telefoniche, con possibilità di pagamento con carta di credito, telefonare al numero 02 465.467.467 (da lunedì a venerdì ore 10/13 e 14/18).
Altre prevendite:
VIVATICKET www.vivaticket.it
Box Office c/o RICORDIMEDIASTORES Galleria Vittorio Emanuele, Milano – 02 8690683
Il Sipario c/o MONDADORI MULTICENTER Piazza Duomo 1, Milano – 02 89072750
Box Office c/o LA FELTRINELLI LIBRI E MUSICA Via Italia 41, Monza – 039 2301566

Ufficio Stampa
Aragorn
Francesca Sangalli
Tel. 02 465 467 48
francescasangalli@aragorn.it
www.aragorn.it

QUELLE FOTO DEI MANIFESTANTI IRANIANI A MILANO SI POTEVANO PUBBLICARE O NO?

I fotoreporter contestano le accuse loro rivolte da un articolo di Viola Venturelli, pubblicato sul sito di Franco Abruzzo, di aver infranto la deontologia professionale riprendendo i volti di manifestanti che protestavano contro il governo iraniano il 21 febbraio, sotto il Consolato generale della Repubblica Islamica dell’Iran in piazza Diaz a Milano. Le loro argomentazioni sono in gran parte condivisibili. E a questo punto nasce il solito dilemma: fino a che punto ci si può spingere nella libertà di cronaca sia come immagini sia come scritto? Non è che per garantire tutto e tutti si finisce poi con il non garantire niente e nessuno?
Accade per i minori (c’è la Carta di Treviso, che viene disapplicata un giorno sì e un giorno sì. Ad esempio si parla tanto di fasce protette in tv e poi la domenica alle 14, su Rai 1, Giletti fa un dibattito sul guru romano che violentava madri e minorenni.) Accade per i cosiddetti “migranti” (c’è una Carta anche per loro affinché non vengano più definiti clandestini), accade per i “rifugiati”, accade per le intercettazioni (le leggi ci sono già, ma ognuno fa quel che crede in proposito e quindi ora qualcuno ne chiede di più severe).
Il dibattitto è di nuovo aperto. Ecco i temi del contendere tra Viola Venturelli e Amedeo Vergani, rappresentante dei fotogiornalisti.

*******************************************
Fronte della deontologia
GIORNALI E FOTOREPORTER
SOTTO ACCUSA
PER L’IMMAGINE DI DUE IRANIANI
IN PROTESTA A MILANO
CONTRO IL REGIME DI TEHERAN

Secondo un articolo pubblicato su www.francoabruzzo.it gli autori delle foto e i redattori che le hanno pubblicate hanno commesso un gravissimo sgarro alla deontologia professionale perché ora i due, entrambi studenti in Italia, tornando in patria rischierebbero spietate ritorsioni – A parere dell’articolista i volti dei manifestanti andavano oscurati – Se così fosse, per la stampa italiana addio alle immagini di qualsiasi manifestazione di piazza di stranieri contro regimi e despoti dei propri Paesi d’origine – Tanti gli interrogativi e profonde le perplessità
______________________________________________________________
di Amedeo Vergani
C’è una protesta di piazza di stranieri contro regimi e despoti che, nel loro Paese d’origine, hanno azzerato la libertà e perseguitano ferocemente i loro oppositori. Se volete essere dei fotogiornalisti corretti e davvero come si deve, niente più foto, please. Oppure, scattate a volontà ma poi giù a manetta con photoshop e pixel a gogò per oscurare i volti di tutti i manifestanti. In caso contrario, se siete cittadini nel “reame”dell’Odg, saranno grossi guai. Non finirete in manette, ma potreste persino essere cacciati a calcioni dall’Ordine professionale.
Più o meno così stando ad un articolo pubblicato ieri su www.francoabruzzo.it , il notiziario on line che si occupa di giornalismo ed è redatto e diretto da uno dei guru italiani più celebri in fatto di diritto e informazione: Franco Abruzzo, ex presidente ( 18 anni consecutivi ) dell’Odg della Lombardia.
L’articolista, Viola Venturelli, mette infatti sotto accusa fotoreporter e redattori di due quotidiani freepress per aver ripreso e pubblicato senza “oscuramenti” le immagini di due giovani iraniani, studenti in Italia, che nel febbraio scorso, in occasione di una protesta anti regime di Teheran, avevano manifestato davanti al consolato iraniano di Milano. Secondo l’articolo, i due giovani, dopo la pubblicazione delle loro foto, ora non potranno più ritornarsene in patria dove, per chi si oppone al regime, i rischi, come si sa bene, sono altissimi, quello della vita compreso.
Secondo Viola Venturelli, fotoreporter e redattori avrebbero commesso una violazione gravissima alla Carta di Roma, il protocollo deontologico a tutela dei diritti di rifugiati politici e richiedenti asilo sottoscritto cinque anni fa da Ordine nazionale dei giornalisti, Sindacato e Unhcr. L’articolista nella sua accusa fa riferimento ad un preciso passaggio della Carta di Roma che impone come dovere del giornalista quello di “tutelare i richiedenti asilo, i rifugiati, le vittime della tratta ed i migranti che scelgono di parlare con i giornalisti, adottando quelle accortezze in merito all’identità ed all’immagine che non consentano l’identificazione della persona, onde evitare di esporla a ritorsioni contro la stessa e i familiari, tanto da parte di autorità del paese di origine, che di entità non statali o di organizzazioni criminali”.
Gli interrogativi e le perplessità sulle affermazioni della Venturelli non mancano. Senza stare ad elencarne troppi, c’è da domandarci se siamo proprio certi, per esempio, che la norma da lei citata preveda “immagini che non consentano l’identificazione” anche per dei migranti che, adulti, istruiti e vaccinati, appunto come i due studenti di Milano, decidono, pienamente coscienti delle proprie azioni e delle loro possibili conseguenze, di scendere in piazza in una manifestazione di grande interesse mediatico per andare ad urlare la loro rabbia a volto scoperto, proprio davanti a fotoreporter e tv ?
Forse qualche dubbio è legittimo.
In caso contrario nel giornalismo italiano si dovrebbe davvero dire un bell’addio alla possibilità di far vedere ai lettori qualsiasi manifestazioni di piazza contro le malefatte di questo o quel regime. C’è da chiedersi infatti come potrebbe fare anche il più scrupoloso e sensibile dei fotoreporter, davanti ad una folla che manifesta, ad andare a chiedere a tutti coloro che inquadra se sono cittadini del Paese nel mirino della protesta e se finire su un giornale li potrebbe inguaiare. Roba da bacchetta magica. Pensabile solo da chi vive su pianeti molto lontani da quello del lavoro di giornalista e , soprattutto, in galassie dove chi lavora dietro una macchina fotografica o una telecamera nasce dotato di poteri tali da far diventare molto limitati persino quelli della ” santissima trinità” dei cristiani al completo.
In più, visto che il paese delle meraviglie di Alice è sicuramente altrove, vogliamo proprio essere così fessi da pensare che il consolato iraniano di Milano, tra telecamere di sorveglianza, apparati di sicurezza e spioni vari e variegati, per schedare due studenti incazzati stia ad aspettare le foto che, per puro caso, finiscono sulle pagine di un paio di “freepresse”?
L’attenzione al rispetto dei principi etici ed ai doveri dettati dalla deontologia è sacrosanta.
Ma, per favore, non esageriamo.
______

Ecco qui di seguito l’articolo pubblicato ieri nel sito www.francoabruzzo,it
City e Metro violano
la Carta di Roma firmata
da CNOG, FNSI e
UNHCR nel 2005
Iraniani in piazza a Milano:
grazie a City e Metro da
semplici studenti
diventano dissidenti schedati

Durante una manifestazione due studenti sono stati fotografati a volto scoperto e l’immagine pubblicata il giorno dopo sui due quotidiani: impossibile per loro un ritorno in patria. Violato il protocollo sui rifugiati politici e i richiedenti asilo
di Viola Venturelli
Milano, 23 marzo 2010. Si erano trovati davanti al Consolato dell’Iran a Milano l’11 febbraio 2010, in occasione del 31esimo anniversario della rivoluzione khomeinista per manifestare contro la dittatura iraniana e la repressione della libertà. Una leggerezza li ha trasformati da studenti in ricercati politici schedati dalla polizia in Iran: uno slogan gridato a volto scoperto e ripreso da due foto pubblicate dai quotidiani gratuiti Metro e City il giorno successivo. Sono i ragazzi dell’associazione In Piazza, (http://sites.google.com/site/inpiazzaitaliano/) nata per far conoscere all’opinione pubblica italiana i motivi del dissenso contro il governo persiano.
L’Iran è il terzo paese per numero di blog che fanno informazione; spesso sono l’unica fonte di informazione libera in un Paese dove i media tradizionali vivono sotto il monopolio del regime. Per un blog si rischia di finire in carcere, e si viene torturati. A Hamid (i nomi sono di fantasia), che in Iran faceva l’ingegnere elettronico e ora manifesta in piazza a Milano, è successo proprio questo. Nel suo paese è stato tenuto per due settimane in stato di fermo dalla polizia, è uscito dal carcere con un braccio rotto ed è scappato in Italia per fuggire alle persecuzioni. Ora è in Italia e ha chiesto asilo politico; il suo blog è stato oscurato e non può più tornare in patria.
Ali invece studia per diventare architetto al Politecnico di Milano. Da quel giorno Ali e Hamid hanno un problema: i quotidiani City (Rcs) e Metro (New Media Enterprise) hanno pubblicato, in prima pagina sul dorso milanese e con richiamo in prima (City) e nelle pagine milanesi (Metro), un loro primo piano mentre gridano slogan come ‘Libertà per l’Iran’, ‘Morte al dittatore’. “Sono sicuro – spiega Nima – che la mia foto è stata trasmessa dal Consolato alle autorità iraniane: dubito di poter tornare in patria senza correre rischi; una volta entrato non potrei più uscirne e diventerei un sorvegliato speciale. Ho paura anche e soprattutto per la mia famiglia, che potrebbe subire ritorsioni’.
Le fotografie sono state scattate in violazione della Carta di Roma del 2005, protocollo firmato dal Consiglio nazionale dell’Ordine dei Giornalisti e dalla FNSI d’intesa con l’UNHCR, insieme alle associazioni regionali di categoria e ad alcune università, che impone particolare attenzione e riservatezza nei confronti di rifugiati, richiedenti asilo, vittime della tratta e migranti. Un codice deontologico che i giornalisti di City (che con tutta probabilità hanno scattato l’immagine, non essendoci sul quotidiano alcun riferimento a fornitori esterni) e Metro (che invece ha utilizzato un’immagine Fotogramma) hanno palesemente violato, incuranti dei rischi a cui hanno sottoposto i manifestanti.
Particolare attenzione va posta – si legge sulla Carta di Roma – nei confronti di tutti questi soggetti, anche in considerazione della loro limitata conoscenza delle dinamiche mediatiche del paese ospite, e non essere quindi in grado di valutare tutte le conseguenze dell’esposizione attraverso i media. In calce al protocollo di Roma si auspicava la costituzione di un Osservatorio permanente che vigilasse sul rispetto del codice. Cosa è stato fatto in questi cinque anni? In teoria la deontologia, su cui vigila l’Ordine dei Giornalisti, dovrebbe costituire il sostrato etico con cui esprimere il sacrosanto diritto di cronaca di ogni giornalista, e sarebbe bastato un semplice ‘ritocco’ con i moderni mezzi tecnologici per offuscare il volto dei manifestanti preservandone la sicurezza. Così non è stato, e un illecito disciplinare passato in sordina qui in Italia avrà invece ben più gravi conseguenze per questi giovani che, dall’Italia, manifestavano contro la dittatura nel loro Paese.

DIALOGO TRA UN ARTISTA E I DETENUTI FOTOGRAFI: UNA MOSTRA DA VEDERE

la_meta_.jpg..caino.jpg
“L’illuminazione dello sguardo”, la mostra aperta alla Galleria San Fedele a Milano, è una strana e curiosa esibizione. Da una parte le opere di William Xerra, incompiute ma in realtà compiutissime, dall’altra le foto che si richiamano a episodi biblici scattate da un gruppo di detenuti cosmopoliti di San Vittore. La prima impressione è di confusione, poi finalmente si scopre il bandolo della matassa attraverso soprattutto l’introduzione di Gigliola Foschi, docente di storia e critica della fotografia.
“Guidati da Andrea Dall’Asta S.J.- spiega Foschi -i detenuti hanno messo in scena alcuni racconti biblici – Caino e Abele, il cieco di Gerico… – interpretando loro stessi i vari personaggi; quindi hanno fotografato le scene più simboliche e cariche di senso. Secondo l’insegnamento degli Esercizi Spirituali di Ignazio di Loyola, i detenuti sono stati invitati a immaginarsi nel mondo della Bibbia e a ricostruire con il loro stesso corpo quelle storie esemplari che le Scritture narrano solo con tratti sintetici ma sempre incisivi.(.) Ma, grazie alle immedesimazioni dei detenuti e alle loro fotografie, ecco che questo tempo biblico, questi eventi antichi, primari, si ripresentano ai nostri occhi come se fossero avvenuti nel contempo qui e ora, davanti a noi.
Attraverso queste narrazioni bibliche vissute in prima persona, i detenuti sono dunque riusciti ad attualizzare tali racconti, a incarnarli nella loro vita e nelle loro immagini, e dunque a renderli nuovamente vivi, efficaci, capaci di interpellare noi e loro. Mettendo in scena e poi fotografando queste storie, infatti, i detenuti hanno potuto gettare anche un nuovo sguardo sulla loro esistenza. Hanno avvertito dentro loro stessi il morso dell’invidia, la forza del perdono e della giustizia, il dilemma dell’accoglienza o del rifiuto, la grazia della fede, il dramma della sua assenza”.
“Seppure su un piano assolutamente non fotografico -spiega ancora Foschi- anche le opere dell’artista William Xerra hanno allo loro base un “prelievo di realtà”. Un “prelievo” che nasce da un incontro e si trasforma in un gesto che salva e raccoglie. Ogni lavoro esposto in mostra trova infatti il suo punto di partenza in un dipinto antico, magari un semplice frammento, che l’autore ha visto e acquistato in un mercatino antiquario. Un vedere, un trovare, il suo, che ha il sapore di un incontro intenso, misterioso ed emozionante, in cui l’oggetto trovato che egli guarda al contempo lo ri-guarda e risuona dentro di lui tanto da spingerlo a salvarlo, a raccoglierlo per poi portarlo in studio, incollarlo su una nuova tela e ridargli nuova vita, tramite una serie di interventi: dipingere attorno a esso, cancellarne alcune parti, aggiungervi scritte…”
La conclusione?
“Sia le opere dei detenuti che quelle di William Xerra (pur non essendo comparabili da un punto di vista artistico) nascono dunque – spiega Foschi – da atteggiamenti volutamente anacronistici che, anziché confrontarsi direttamente con i problemi dell’uomo contemporaneo, li affrontano immergendosi nel passato biblico per poi risalire verso l’oggi. Un passato, non più visto come qualcosa di inerte e di remoto, ma come qualcosa di vivente che può rivolgersi con forza alle nostre coscienze, qui e ora”.
Visitata in questa chiave, la mostra “si illumina”, acquista significato e spessore, diviene davvero un dialogo sia tra Xerra e i detenuti (Giovanni Tedesco, Francesco Giuseppe, Raule Mastrolli) sia tra loro e lo spettatore. Da vedere. (gp)
Nelle foto: “La metà del mio cuore” di William Xerra e “Caino e Abele” una delle immagini realizzate dai detenuti di San Vittore.
L’illuminazione dello sguardo- William Xerra e i detenuti di San Vittore: un dialogo
A cura di Andrea Dall’Asta SJ e Gigliola Foschi, in collaborazione con la casa circondariale di Milano San Vittore
Gallerisa San Fedele, via Hoepli 3a, Milano
fiuno al 30 aprile- orario 16-19 dal martedì al sabato. Chiuso festivi

TACETE CRONISTI, LA “CHIMERA” VI ASCOLTA!

La libertà di stampa, il diritto di cronaca, la tutela della privacy sono stati il tema di una interessante conversazione tenuta dal collega Renzo Magosso, inviato di “Gente” e cronista di lunga navigazione anche in acque spesso molto agitate, durante una riunione conviviale del Rotary Club Milano Aquileia.
premiazione-vergani-2009-foto-098.jpg
.
Magosso ha affrontato il difficile tema senza esitazioni, come è nel suo carattere, e si è soffermato in particolare sulle intercettazioni, sulle norme (assolutamente disattese) che attualmente le regolano e su alcuni inquietanti sospetti, suffragati peraltro da non pochi indizi, sulla possibilità che anche in Italia esista e sia attivo un sistema di ascolto generalizzato simile a quello, molto più sofisticato, conosciuto come Echelon, attraverso il quale possono essere controllate via satellite le comunicazioni che intercorrono su tutto il pianeta.
Un sistema, quello italiano, che si rifarebbe al progetto “Chimera”, di cui in passato si è sentito spesso parlare ma di cui nessuno è riuscito a fornire la prova provata dell’esistenza, in grado di controllare tutte, nessuna esclusa, le telefonate di tutti gli utenti italiani.
Fantascienza? Forse. Magosso ha citato un paio di esempi che quanto meno fanno riflettere. In primis il caso del delitto di Chiara Poggi. Improvvisamente nel corso delle indagini sono saltate fuori delle registrazioni di telefonate effettuate prima che i giudici mettessero sotto controllo gli apparecchi fissi e mobili delle persone intercettate.
Idem per il delitto di Perugia che vede implicati Amanda e Raffaele.
La domanda che sorge spontanea è allora questa: va bene risalire, dai tabulati, agli orari delle telefonate e ai loro protagonisti, ma come è stato possibile risalire al contenuto delle conversazioni?
Due esempi non costituiscono una certezza, ma insinuano più di un dubbio, soprattutto se si ripensa alle vicende giudiziarie in cui molto si è parlato di centrali di intercettazioni al di fuori di qualunque regola.
Se “Chimera” non fosse tale, ha ammonito Magosso, pensiamo a quali conseguenze potrebbero derivarne per la democrazia e di conseguenza non solo per la libertà di stampa e il diritto di cronaca, ma per tutte le nostre libertà individuali.
Nella foto: Renzo Magosso,a destra, con Guido Columba, presidente dell’Unione Nazionale Cronisti Italiani, durante la cerimonia del Premio Guido Vergani 2009.

FOTO D’AUTRICE ALLA GALLERIA BELVEDERE DI MILANO

img001011.jpg
Quarantasette fotografe, uno scatto ciascuna, a illustrare il percorso della “condizione femminile” dal 1954 al 2010. Un tema non facile e di certo anche un po’ usurato, come viene riconosciuto nella breve presentazione della mostra – curata da Cesare Colombo con la collaborazione di Giovanna Calvenzi – aperta alla Galleria Belvedere di Via Santa Maria in Valle a Milano. Ma che ha tuttavia consentito alla rassegna di assumere “un doppio importante significato: un’alta qualità narrativa che coniuga indagine e intuito creativo e allo stesso tempo una proposta visiva che contraddice con decisione l’immagine della donna secondo la stampa illustrata contemporanea”.
Immagini tutte da vedere, tra cui alcune spiccano con particolare forza: ci piace citare in particolare, in ordine cronologico, quelle di Jacqueline Vodoz, 1954 (Milano, Parco Sempione, durante la pausa), Marzia Molli, 1976 (Firenze, Manifestazione per l’aborto), Letizia Battaglia ((Palermo, Tre donne, Museo Abbatellis, 2010).
La mostra resterà apertà fino al 31 marzo e quindi dal 7 al 17 aprile, da martedì a sabato, ore 15-20, ingresso libero.

I VIZI CAPITALI DELLE DONNE AL MUSEO LEONARDO DA VINCI: SI PARLA DELLA GOLA

Gli appuntamenti della rassegna:
Giovedì 15 aprile 2010 – “La gola”
Con Paolo Marchi, Johanna Rossi Mason, Willy Pasini
Giovedì 6 maggio 2010 – “L’ira”
Con Adriana Bazzi, Laura Boella, Gilberto Corbellini
Giovedì 27 maggio 2010 – “L’accidia”
Con Isabella Bossi Fedrigotti, Antonio Carioti, Massimiliano Finazzer Flory, Oliviero Toscani

Sala Conte Biancamano, via Olona 6 bis.
Ingresso libero fino a esaurimento posti.
Evento realizzato con il patrocinio del Comune di Milano e della Regione Lombardia – Sanità.

VICINO ME, DAVANTI LUI, DI FRONTE IL DUOMO…E VIA COSI’

In questi ultimi tempi sarà capitato a molti di leggere sui giornali, articoli anche molto impegnati, sull’uso della lingua italiana. Tutti ce l’hanno con la scuola, con i messaggini dei cellulari, con i tweet, con gli scambi di messaggi su Facebook. Perché queste sarebbero le cause dell’imbarbarimento della nostra lingua. E giù tutti a tuonare contro i nostri ragazzi che presto avranno dimenticato l’italiano.
Il problema è che su quegli stessi giornali o in quegli stessi telegiornali, ora che vanno di moda le strisciate sotto le notizie, si continuano a leggere frasi come “davanti la casa”, “di fronte il mare”, “dove” come avverbio di tempo invece che come avverbio di luogo, “un’altro” con un bell’apostrofo, “un’altarino” sempre con l’apostrofo, “vicino Roma, vicino casa, vicino il mare”, “qual’è” con il solito apostrofo, “aborigeni canadesi” invece che il più corretto “indigeni”, “sognamo” invece di sogniamo. Fino al famigerato “polipo” (invece del corretto “polpo”) nelle ricette e nei menu dei nostri esperti gastronomi…
E allora viene davvero da dire: senti da che pulpito vien la predica.
Se noi giornalisti, per primi, continuiamo a fare giganteschi orrori, proprio orrori, di ortografia e usiamo parole in modo improprio e quindi inesatto, che cosa vogliamo sperare? Che i nostri lettori e ascoltatori imparino qualcosa? Bisognerebbe cominciare a fare come accade agli esami di Stato per avvocato: all’esame di Stato per giornalisti cominciare a bocciare tutti quelli che commettono errori di ortografia o usano in maniera impropria le parole (e i congiuntivi). Forse sarebbe un primo passo per migliorare il livello qualitativo della categoria, almeno nell’uso della lingua italiana.

LE ISPEZIONI DELL’INPGI, UN MONITO PER I CDR

Dal sito di Senza Bavaglio traiamo questo nuovo interessante contributo del collega Pino Nicotri, consigliere generale Inpgi, a proposito dei mancati versamenti di…contributi Inpgi da parte di molti editori. Mentre ci sembra superfluo qualunque commento, ci appare invece opportuno diffondere questo tipo di notizia, invitando soprattutto i Comitati e i Fiduciari di Redazione a stare più attenti nel tutelare i diritti previdenziali dei loro Colleghi.(gp)

GIORNALISTI SENZA BAVAGLIO
1. ISPEZIONI INPGI/Colpo grosso alla RCS (di Pino Nicotri)
Inviato da: “Pino Nicotri” pino.nicotri3@virgilio.it
Lun 15 Mar 2010 1:21 pm

Seconda puntata dei risultati delle ispezioni dell’Inpgi nelle redazioni durante il primo semestre del 2008. Ribadendo che le minacce della Fieg di zittirmi con la scusa della “violazione della privacy” lascia il tempo che trova in quanto qui l’unica privacy sarebbe semmai la mia.
- Open Game srl, sede legale a Milano, editore del mensile “Consigli pratici in cucina”. Ha un solo giornalista, del quale non venivano pagati i contributi Inpgi sull’indennità redazionale. Appena 786 euro di contributi da recuperare e 343 di sanzione.
- RCS Periodici Spa, sede a Milano. Qui è stato fatto un colpo grosso: ben 1.124.567 euro di contributi non versati e 694.482 di ammenda. Niente male davvero. C’erano ben 28 collaboratori fissi spacciati per collaboratori occasionali. Non erano stati versati i contributi sulle transazioni con 21 giornalisti e per altri 11 non erano stati versati i contributi su benefit in natura di vario genere.
- RCS Quotidiani Spa, sede a Milano. Qui le violazioni sono state di ben 11 tipi, motivo per cui il colpo più che grosso è stato grossissimo: 6.583.856 euro di contributi da recuperare e 4.196.008 di ammenda. Caspita! In totale oltre 10 milioni e mezzo di euro. Degli 11 tipi di violazioni, 8 si riferiscono a contributi non versati o di errato versamento, e 3 a colleghi non inquadrati come dovuto: di 6 di questi s’è scoperto che erano in realtà redattori, di altri 7 che erano collaboratoti fissi spacciati per saltuari e di altri 17 che lavoravano come subordinati ex articolo 12 del Contratto nazionale di lavoro pur essendo invece camuffati da collaboratori autonomi.
- Edizioni Del Duca srl, sede a Miano, editrice dei settimanali “Grand Hotel” e “Tele Sette”. Un redattore pagato come collaboratore autonomo e versamenti inferiori al dovuto per una collega redattrice.
- Unipress srl, sede a Milano, editrice dei mensili “Explora” e “Scoprire”. Quattro redattori fatti figurare come freelance. E 94.075 euro di contributi non versati e 64.649 di ammenda.
Arrivederci alla prossima puntata.

Pino Nicotri (Senza Bavaglio, consigliere generale Inpgi)