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PiazzettaVergani.org è un blog curato dal Gruppo Giornalisti Lombardi e intende da un lato essere un tributo al collega Guido Vergani scomparso nel 2005 e dall'altro un momento di confronto su temi politici, sociali ed economici

CONDANNATO GOOGLE PER IL VIDEO DELLO STUDENTE DOWN MALTRATTATO

Il tribunale di Milano ha condannato tre dirigenti di Google accusati di diffamazione e violazione della privacy per non avere impedito nel 2006 la pubblicazione sul motore di ricerca di un video che mostrava un minore affetto da sindrome di Down insultato e picchiato da quattro studenti di un istituto tecnico di Torino. A tre imputati sono state inflitti sei mesi di reclusione per violazione della privacy. Un quarto dirigente è stato assolto.
Quello che si è concluso in primo grado, davanti al giudice monocratico della quarta sezione penale Oscar Magi, è il primo procedimento penale anche a livello internazionale che vede imputati responsabili di Google per la pubblicazione di contenuti sul web. In particolare il giudice ha condannato a sei mesi di reclusione (pena sospesa), David Carl Drummond, ex presidente del cda di Google Italy e ora senior vice presidente, George De Los Reyes, ex membro del cda di Google Italy e ora in pensione, e Peter leischer, responsabile delle strategie per la privacy per l’Europa di Google Inc. I tre sono stati condannati per il capo di imputazione di violazione della privacy, mentre sono stati assolti per quello relativo alla diffamazione.
E’ stato assolto invece Arvind Desikan, responsabile del progetto Google video per l’Europa, a cui veniva contestata la sola diffamazione. Il giudice ha disposto inoltre la pubblicazione per estratto della sentenza su Corriere della Sera, Repubblica e Stampa. Non hanno ottenuto risarcimenti le due parti civili costituite, ossia il comune di Milano e l’associazione “Vividown”, poiché la loro posizione era legata solo al reato di diffamazione contestato agli imputati.
Il video con le vessazioni al disabile venne girato da quattro studenti nel maggio 2006 e poi caricato su Google Video l’8 settembre, dove rimase, cliccatissimo nella sezione “video più divertenti”, fino al 7 novembre, prima di essere rimosso. Nelle scorse udienze i familiari del minore disabile avevano ritirato la querela nei confronti dei dirigenti di Google.
“Il diritto d’impresa non può prevalere sulla dignità della persona”. Questo, secondo il procuratore aggiunto Alfredo Robledo che con il pm Francesco Cajani ha sostenuto l’accusa nell’ambito del processo a carico dei quattro dirigenti di Google, è il significato della sentenza. “Finalmente – aggiunge il magistrato – si è detta una parola chiara. Al centro di questo procedimento era la tutela della persona attraverso, appunto, la tutela della privacy. Il resto è un fatto fenomenico. Sono certo che questa sentenza uscirà dall’aula del tribunale di Milano e farà finalmente discutere su un tema che è fondamentale”.
Google: “Attacco a libertà della rete”
La sentenza del tribunale di Milano che ha condannato tre dirigenti di Google, è “un attacco ai principi fondamentali di libertà sui quali è stato costruito internet”. Lo ha spiegato il portavoce di Google, Marco Pancini. Google ha chiarito che farà appello “contro questa decisione che riteniamo a dir poco sorprendente, dal momento che i nostri colleghi non hanno avuto nulla a che fare con il video in questione, poiché non lo hanno girato, non lo hanno caricato, non lo hanno visionato”. Secondo il portavoce, dunque, i tre dirigenti sono stati dichiarati “penalmente responsabili per attività illecite commesse da terzi”. Secondo Google, i tre dirigenti nel processo “hanno dato prova di coraggio e dignità, poiché il fatto stesso di essere stati sottoposti a giudizio è eccessivo”. Google, nel corso del procedimento penale, ha sempre sostenuto che la responsabilità è di chi carica il video in rete. Per il portavoce di Google “se questo principio viene meno, cade la possibilità di offrire servizi su internet”.
Legale “Vividown”: “Soddisfatti”
Il legale dell’associazione “Vividown”, l’avvocato Guido Camera, ha espresso “soddisfazione” per la condanna. All’associazione, costituita parte civile nel processo, non è stato riconosciuto alcun risarcimento, poiché la sua posizione era legata al reato di diffamazione contestato dai pm agli imputati, per il quale, invece, il giudice Oscar Magi ha assolto gli imputati. Nel video in questione, l’associazione veniva derisa e insultata dagli studenti, mentre vessavano il disabile.
(Da www.tgcom.mediaset.it)
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La sentenza del giudice milanese è senz’altro destinata a far discutere e potrà costituire un precedente importante anche in un ambito che va oltre i confini italiani. Come lasciano intendere i commenti e le proteste dagli Stati Uniti. E’ infatti la prima volta in assoluto che un motore di ricerca qual è Google viene ritenuto penalmente responsabile per una notizia (in questo caso un video) immesso in rete da un terzo soggetto.
In questo momento, visto che è già stato preannunciato il ricorso d’appello, è forse il caso di attendere anche la seconda decisione, e magari il parere (cui di certo si arriverà) della Corte di Cassazione, prima di trarre delle conclusioni definitive. Il problema è sul tappeto: sarebbe opportuno che i legislatori, magari a livello non solo nazionale, cercassero di trovare un’intesa per stabilire delle norme che tutelino la libertà di informazione della rete ma anche il rispetto della dignità delle persone. Un problema comunque non nuovo e che ricorda da vicino la battaglia in corso in Italia sulle intercettazioni e sulla loro divulgazione. Un problema su cui i Cronisti italiani da tempo stanno puntando la loro attenzione.

L’ASSEMBLEA DELL’ASSOCIAZIONE LOMBARDA GIORNALISTI

Milano, 24- Si è svolta questa mattina al Circolo della Stampa, l’assemblea annuale dell’Associazione Lombarda Giornalisti. Il bilancio consuntivo per il 2009 è stato approvato a maggioranza con un unico voto contrario. Quello preventivo per il 2010 all’unanimità con una astensione.
La partecipazione dei soci è stata modesta se si tiene conto del fatto che gli iscritti all’Associazione sono oltre 6mila, ma come ha fatto rilevare il presidente Giovanni Negri, è stata molto più significativa degli anni passati. Del resto è noto che la categoria è da sempre abbastanza assente a tutti gli appuntamenti istituzionali (Ordine, Sindacato, Inpgi, Casagit) sia che si tratti di assemblee che di elezioni dei propri organi, anche se le polemiche intorno ad essi giungono spesso ad avere toni anche molto accesi.
La relazione introduttiva è stata svolta da Giovanni Negri che ha sottolineato la gravità della crisi che attanaglia il settore editoriale e che in Lombardia (dove si pubblica tra l’altro il 95 per cento della stampa periodica) ha visto aprirsi vertenze nel 2009 in 36 aziende, con ripercussioni negative sull’occupazione e pesanti tagli alle collaborazioni.
Negri ha ancora una volta sottolineato l’importanza dell’ultimo contratto nazionale che ha costituito, a fronte delle dichiarazioni di crisi aziendali, un valido strumento di difesa della categoria.

PERQUISITE LE ABITAZIONI DI DUE CRONISTI TOSCANI

Il Gruppo cronisti toscani e l’Unione nazionale cronisti italiani (Unci) esprimono piena solidarieta’ ai colleghi Paolo Nencioni del “Tirreno” e Elena Duranti de “La Nazione” di Prato le cui abitazioni ed i loro posti di lavoro sono stati perquisiti sabato dai carabinieri. Un atto grave che non fa che confermare le sempre crescente difficolta’ del lavoro dei cronisti. Un atto nei confronti del quale e’ ferma la protesta del Gruppo cronisti toscani e dell’Unci.
Ai due colleghi e’ stata contestata la violazione del segreto istruttorio per aver pubblicato sui due quotidiani la notizia di un carabiniere accusato di violenza sessuale nei confronti di un giovane. In questo contesto la “visita” dei militari nelle abitazioni dei due cronisti e poi nelle redazioni dei due quotidiani e’ la rappresentazione plastica dei rischi e degli ostacoli che sempre di piu’ caratterizzano il lavoro di cronaca. Quanto accaduto non puo’ che essere interpretato come un oggettivo tentativo di limitare il diritto-dovere di fare informazione, un diritto-dovere per il quale i cronisti di tutto il Paese si battono ogni giorno in prima persona

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Il Gruppo Cronisti Lombardi si unisce alla protesta dell’Unci e dei Cronisti Toscani, esprimendo piena solidarietà ai colleghi Nencioni e Duranti.

CONTRO LA MAFIA UN PICCOLO GESTO CONCRETO: ACQUISTIAMO I PRODOTTI DELLE COOPERATIVE LIBERA TERRA

Beppe Severgnini, in una recente risposta a una lettrice di Magazine, nella rubrica Italians, faceva notare come nel nostro Paese poche persone sappiano che “esistono pasta, olio e vino provenienti dalle terre confiscate a Cosa Nostra” e soprattutto si chiedeva “quanti acquistano questi prodotti, un modo intelligente di sostenere la Sicilia onesta?”
La risposta è, certamente e purtroppo, “pochissimi”. Anche perché le Cooperative che lavorano su quelle terre confiscate a mafia, camorra, ‘drangheta e sacra corona unita, non possono permettersi di spendere in pubblicità. La loro forza è, e può essere ancora di più, il “passaparola”.
PiazzettaVergani si affianca a coloro che a questo “passaparola” hanno già aderito e invita tutti i cronisti lombardi e tutti i colleghi a sostenere queste Cooperative (e, simbolicamente, a scendere in campo con un piccolo concreto gesto contro tutte le mafie), acquistando questi prodotti.
A Milano non c’è ancora una “Bottega dei sapori e dei saperi della legalità” come a Roma, Torino, Napoli, Pisa, ma i prodotti delle Cooperative aderenti a LiberaTerra si possono acquistare anche negli Ipercoop e nei negozi del commercio equo e solidale.
In particolare ricordiamo i vini della Cantina Centopassi:
- Placido Rizzotto Bianco -
- Placido Rizzotto Rosso -
- Catarratto Terre Rosse di Giabbascio Sicilia IGT -
- Nero d’ Avola Argille di Tagghia Via Sicilia IGT -
- Grillo Rocce di Pietra Longa Sicilia IGT – Centopassi
e quelli della Cooperativa Libera Terra Puglia
- Hiso Telaray Rosso Salento IGT
- Hiso Telaray Rosato Salento IGT
- Negroamaro rosso LTP Filari de Sant’Antonī Salento IGT
- Negroamaro rosato LTP Alberelli de la Santa Salento IGT
Maggiori informazioni su tutti i prodotti su
www.liberaterra.it

LE NUOVE INTIMIDAZIONI DELLA CAMORRA A CAPACCHIONE

I cronisti italiani, intervenuti subito attraverso il gruppo Campano, nella vicenda delle nuove intimidazioni alla collega Rosaria Capacchione, ritengono che sia necessario uno sforzo particolare per arrestare un fenomeno, quello delle minacce ai cronisti, che negli ultimi tempi ha assunto particolare rilevanza.
La vicenda denunciata oggi costituisce un nuovo preoccupante campanello di allarme sul clima nel quale troppi cronisti sono costretti a lavorare nelle Regioni dove è presente la criminalità organizzata. Occorre uno sforzo congiunto e convinto di tutte le istituzioni, Forze dell’ordine in primo luogo, perchè a Rosaria Capacchione sia garantita non solo l’incolumità, come avviene con la scorta, ma anche la possibilità di lavorare in modo sereno.
L’Unci considera necessario che queste garanzie debbano essere assicurate anche ai tanti, troppi cronisti vittime di minacce e intimidazioni solo perchè intendono mantenere fede al loro impegno etico e professionale di informare i cittadini.

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Il Gruppo Cronisti Lombardi si unisce alle richieste dell’Unci, rinnovando la piena solidarietà alla collega Capacchione e a tutti gli altri colleghi di recente fatti oggetto delle intimidazioni della criminalità organizzata.

A "FORMA" TRENT’ANNI DI FOTOGRAFIA IN ITALIA

Fino al 2 giugno a FORMA Centro Internazionale di Fotografia è aperta la mostra “La fotografia in Italia. 1945-1975 Capolavori dalla collezione Morello”.
Per la prima volta viene presentata al pubblico la straordinaria collezione di Paolo Morello, con la sua serie di opere in stampe originali che raccontano la storia della fotografia italiana dall’immediato secondo dopoguerra fino alla metà degli anni Settanta.
Sono gli anni in cui la fotografia in Italia registra, in assoluto, le sue punte massime di incidenza sociale; quando, nell’immediato dopoguerra, la televisione non aveva ancora preso il sopravvento e l’informazione era mediata attraverso la stampa illustrata (e dunque, attraverso la fotografia).
Proprio in quegli anni, inoltre, una generazione di giovani, per la prima volta, comincia a pensare alla fotografia come a una professione. Questa inedita osmosi tra fotoamatori e fotografi professionisti produce risultati di una qualità che non sarebbe mai più stata eguagliata.
La mostra, sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica e con il Patrocinio del Senato della Repubblica, della Presidenza della Camera dei Deputati e del Comune di Milano,è a cura di Alessandra Mauro e Paolo Morello e presenta 250 capolavori in stampe originali (vintage prints) dei maggiori autori italiani attivi tra gli anni Cinquanta e Sessanta. Una trentina gli autori in esposizione, tra i quali Gianni Berengo Gardin, Carlo Bevilacqua, Paolo Bocci, Piergiorgio Branzi, Giuseppe Bruno, Alfredo Camisa, Calogero Cascio, Elisabetta Catalano, Carla Cerati, Vittorugo Contino, Mario Cresci, Francesco Carlo Crispolti, Mario De Biasi, Toni Del Tin, Mario Dondero, Ferruccio Ferroni, Mario Finocchiaro, Caio Mario Garrubba, Mario Giacomelli, Mario Lasalandra, Giorgio Lotti, Pepi Merisio, Giuseppe Möder, Paolo Monti, Federico Patellani, Tino Petrelli, Vittorio Piergiovanni, Franco Pinna, Marialba Russo, Antonio Sansone, Tazio Secchiaroli, Elio Sorci.
Un rilievo particolare nel percorso dell’esposizione è dedicato ad alcune serie di eccezionale valore, quali Venezia di Gianni Berengo Gardin, Budapest 1956 di Mario De Biasi, Forma di donna di Carla Cerati, Giudizio e Storia di un dramma, di Mario Lasalandra, Cronotopi di Vittorugo Contino.

La fotografia in Italia. 1945-1975
Capolavori dalla collezione Morello
Dal 12 febbraio al 2 giugno 2010
Tutti i giorni dalle 10 alle 20
Giovedì e Venerdì fino alle 22. Chiuso il Lunedì
Costo biglietto: 7.50 euro Ridotto 6 euro Scuole 4 euro
Per informazioni: 02 58118067

Ufficio Stampa Forma
Resp. Roberta de Fabritiis
stampa@formafoto.it
Laura Bianconi
lbianconi@formafoto.it
tel. 0258118067

UN POKER DI PAROLE VINCENTI PER IL COMMERCIO ITALIANO IN CINA

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Distinzione e qualità: così le imprese italiane hanno saputo imporsi sul mercato cinese in passato. Ma oggi, oltre la distinzione e la qualità, sono necessarie altre due parole: lealtà e reciprocità. Se nel rapporto di interscambio questo poker di parole non si concretizzerà, molto del lavoro svolto fino ad oggi potrebbe rivelarsi vano. E’ questo quanto è emerso durante la serata di gala svoltasi alla Triennale di Milano per la consegna dei Cathay Pacific China Trader Awards, uno dei premi più prestigiosi che vengono assegnati alle aziende straniere sotto l’egida delle autorità di Pechino. Centinaia gli imprenditori presenti (notata invece l’assenza di rappresentanti della Regione Lombardia e del Comune di Milano), molti dei quali faranno anche parte del nucleo di partecipanti italiani alla prossima Esposizione Universale di Shangai. Una presenza – ha sottolineato Beniamino Quintieri, Commissario generale del Governo per la manifestazione cinese – che sarà particolarmente qualificata e la cui importanza è già stata sottolineata dall’assegnazione del riconoscimento di miglior edificio in acciao al progetto del padiglione italiano da parte dei vertici dell’Expo.
Nel corso della serata i dirigenti della Cathay Pacific hanno annunciato ufficialmente linaugurazione del volo diretto Milano Malpensa- Hong Kong il 28 marzo. Un 777 della compagnia unirà le due città quattro volte alla settimana, garantendo un collegamento essenziale per le aziende e gli uomini di affari del Nord Italia con i centri finanziari cinesi.
Per la cronaca i Cathay Pacific Awards 2010 sono stati assegnati nell’ordine alla Urmet Domus, azienda di comunicazione domestica, citofonia, videocitofonia, impianti di sicurezza; alla OMG, Officine Meccaniche Galletti, specializzata nelle macchine mescolatrici di calcestruzzo; alla Commerciale Adriatica srl, progetti e sviluppo macchine da caffè.
Alle tre aziende che si sono aggiudicate i China Trader Awards si è aggiunto il vincitore del Premio Speciale Hong Kong Award che quest’anno è andato a Luigi Verga SpA, azienda produttrice di tessuti per abbigliamento femminile.
Il riconoscimento per l’imprenditoria femminile è andato a Laura Biagiotti (il premio è stato ritirato dalla figlia Lavinia Biagiotti Cigna) in quanto la stilista è stata la prima, il 25 aprile del 1988, a portare la moda italiana in Cina, con una sfilata storica, protagoniste modelle cinesi. Nelle foto: Laura Biagiotti nel 1988 con le modelle cinesi in piazza Tien An Men, e la figlia Lavinia mentre riceve il premio Cathay dal pittore Alessandro Busci.
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IL PROGRAMMA DEL VIAGGIO IN UZBEKISTAN

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Adesioni e prenotazioni entro il 2 aprile 2010
redazione@piazzettavergani.org