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PiazzettaVergani.org è un blog curato dal Gruppo Giornalisti Lombardi e intende da un lato essere un tributo al collega Guido Vergani scomparso nel 2005 e dall'altro un momento di confronto su temi politici, sociali ed economici

L’ASSOCIAZIONE LOMBARDA GIORNALISTI CONTRO IL MOBBING

PIÙ SUBISCI, PEGGIO È
Non è facile sfidare il mobbing sul luogo di lavoro, ma è cruciale che lo facciamo. Il mobber si trova a suo agio nel silenzio: non lasciare che se ne avvantaggi!
Abbiamo messo a punto il manuale Stop al mobbing proprio per fornirti consigli su quanto puoi fare se sei vittima del mobbing. Il sindacato è pronto a sostenerti e a consigliarti e si impegna a combattere gli abusi sul luogo di lavoro. Più si fa per affrontare il mobbing, meno sarà tollerato o lasciato passare. Non c’è nulla di più spiacevole per un mobber che un individuo, sostenuto dai propri rappresentanti sindacali, rivendichi i propri diritti. Se lo fai, gli togli il potere da cui dipende.
Il modo migliore per affrontarlo è agire tutti insieme per cambiare una cultura organizzativa.
Per lanciare il messaggio che il mobbing non sarà più tollerato, stiamo preparando un manifesto da appendere in redazione. Per maggiori informazioni manda una mail ad Andrea Morigi all’indirizzo di posta elettronica dell’Associazione Lombarda Giornalisti: segreteriaalgmi@assogiornalisti.it

Milano, 19 giugno 2009

I CRONISTI LOMBARDI ALLA TIVU’ IRANIANA

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La comitiva del Gruppo Cronisti Lombardi in Iran dal 9 al 16 maggio, ebbe occasione d’incontrare durante la visita alla antica basilica armena di Isfahan uno dei quattro candidati alla presidenza della Repubblica Islamica dell’Iran, il riformista Mehdi Karroubi. L’ex presidente del Parlamento iraniano si fermò per alcuni minuti con i cronisti e rispose con molta cortesia ad alcune loro domande relative al suo programma elettorale.
Lunedì scorso, durante una delle trasmissioni della campagna elettorale dedicate dalla TV di Stato iraniana alla consultazione in programma venerdì 12 giugno, è stato trasmesso un filmato realizzato dallo staff di Karroubi: in esso era stato inserito anche l’incontro tra il candidato riformista e i giornalisti italiani. La traduzione delle domande rivolte in italiano a Karroubi era quella fatta in diretta dalla guida del gruppo Reza Sayah. Karroubi aveva risposto in inglese, soffermandosi in particolare sulla sua intenzione di riaprire il dialogo con gli Stati Uniti in politica estera e di dare nuovo impulso al miglioramento della condizione femminile in Iran.
Nella foto: un momento dell’incontro dei cronisti lombardi con Mehdi Karroubi. Accanto a lui la guida Reza Sayah (clicca sulla foto per ingrandirla).

MA LEI PERCHE’ NON PASSA LE VELINE? PERCHE’ SONO UN CRONISTA!

Unione Nazionale Cronisti Italiani
Il Presidente
Roma, 8/6/2009
DOMANI CORTEO IN BICICLETTA PER LA DIGNITA’ DELLA PROFESSIONE
MERCOLEDI’ CONFERENZA ALLA STAMPA ESTERA PER AVVERTIRE L’EUROPA
Il raduno per il corteo in bicicletta è alle 10,30 davanti alla Fnsi per la distribuzione delle pettorine con la scritta “Liberi di informare, Liberi di sapere” e dei cappellini con la scritta “Stampa libera”. I partecipanti si muoveranno alle 11 percorrendo Corso Vittorio Emanuele per passare davanti al Senato, largo Argentina, piazza Venezia, via del Corso per passare davanti a
Palazzo Chigi, piazza di Spagna, via della Mercede, piazza Monte Citorio: è un percorso pianeggiante di 3 km. Chi vuole può andare direttamente alla Camera.

E ORA LEGGETE QUESTA!!!!!!

Carlo Muscatello, Presidente dell’Associazione stampa del Friuli Venezia Giulia mi ha inviato ieri questa segnalazione del collega Corrado Barbacini, cronista di nera de Il Piccolo:
Durante un interrogatorio come persona informata sui fatti – relativo a un’ indagine su una fuga di notizie emersa da un’intercettazione – mi è stata posta da un maresciallo dei carabinieri di Trieste la domanda provocatoria sul perché non mi
limito ad accedere esclusivamente alle informazioni ufficiali ma mi sono rivolto anche ad altre fonti per avere le notizie (peraltro esatte). La domanda e la risposta volutamente ironica sono state verbalizzate (sic!). Questo è stato solo
apparentemente un episodio banale e fastidioso ma la domanda è stata posta a pochi giorni dall’esame finale del disegno di legge Alfano sul tema delle intercettazioni.
Per completezza, la risposta che ho dato (verbalizzata) è stata che ovviamente sono libero di rivolgermi a chi voglio, magistrati, poliziotti, carabinieri, finanzieri, avvocati, eccetera. Mi chiedo come un sottufficiale dell’Arma – che agisce su delega di un pm, nella fattispecie il sostituto procuratore Raffaele Tito – possa solo pensare di porre una domanda di questo tipo in forma ufficiale incidendo sul diritto-dovere di informare sancito dalla Costituzione. Questa non è stata una gaffe, o una frase di cattivo gusto o poco rispettosa, ma ritengo che indichi una precisa volontà di condizionare l’attività professionale. Fatto questo che non posso accettare.

A Muscatello, e a Barbacini, ho inviato questa risposta:

Grazie della segnalazione che, purtroppo, è lo specchio della situazione. Meno del 10% di votanti al referendum sul nuovo contratto – apparentemente così lacerante e combattuto, ma solo a parole si è visto – e all’esterno questa realtà . E’ uno specchio che ci riflette quella che è ormai ridotta, anche per nostra grandissima colpa, la professione: persone sedute davanti allo schermo di un computer intente a cambiare punti e virgole delle veline mandate dagli uffici stampa di istituzioni, enti, politici.
Per rovesciare una situazione, ormai quasi irreversibile , sarebbe necessario che tutti coloro che occupano posti di responsabilità nelle istituzioni del giornalismo si concentrassero solo su questo punto: recuperare la dignità del mestiere.
Per farlo occorre tanta buona volontà, tanta serietà e tanto impegno: ritengo che solo dando l’esempio personale della volontà di riscatto i colleghi possano prendere coraggio e provare anche loro a tenere la spina dorsale dritta in un periodo in cui dimenticarsi di averla sembra lo sport consigliato e preferito dai più. E i pochi che si battono contro questa deriva deleteria possano sentirsi compresi e sostenuti.
Proprio in questi giorni Il Cittadino di Monza pubblica, come ha chiesto l’Unci, all’inizio di ogni notizia di giudiziaria il distico “Se il ddl Alfano fosse approvato questa notizia non sarebbe possibile scriverla”.
Come sai l’Unci cerca di non rassegnarsi e si impegna su tutti i fronti e in tutti i modi possibili per contrastare la china e provare ad invertire la rotta, quantomeno a non arrendersi a priori.
E’ per questo che contro il ddl Alfano abbiamo fatto tutto quello che siamo riusciti ad organizzare ed ancora siamo schierati in prima linea: martedì 9, assieme alla Stampa Romana faremo un corteo di protesta in bicicletta nel centro di Roma con
sit-in finale davanti alla Camera e mercoledì 10, alle 16, una conferenza alla Stampa estera per avvertire l’Europa di quello che accade e che il Presidente del consiglio, dopo aver detto che Roma e Milano sembrano città africane, cerca di allineare la
libertà di stampa italiana a quella del Continente nero.
Ti dò volentieri atto che l’Associazione che dirigi è stata la più attiva contro il black out sulle inchieste e le indagini giudiziarie. Fossero stati così solleciti e impegnati in modo concreto le altre Associazioni, la Fnsi, l’Ordine nazionale e quelli regionali, il movimento di opposizione al ddl Alfano sarebbe stato molto più forte ed efficace. Ci avrebbero guadagnato la dignità della professione e la libertà di stampa.
E’ una considerazione che invece di abbatterci, ci sprona a moltiplicare sforzi ed attività. Se la Camera dovesse approvare il ddl Alfano con le pesantissime limitazioni alla libertà di stampa e dei cittadini di essere infornati in modo corretto, compiuto e tempestivo, l’Unci moltiplicherà la sua attività per cercare di impedire che il testo sia approvato anche dal Senato e divenga così operante.
In questa azione cercheremo, ancora una volta, di coinvolgere tutte le altre istituzioni della professione perché, nonostante tutto, crediamo ancora nella capacità di pensare che il giornalismo debba essere libero, indipendente, autorevole.
Cordiali saluti, Guido Columba

LIBERTA’ DI STAMPA: L’ITALIA DEVE RESTARE IN EUROPA

La Camera dei deputati martedì avvierà l’esame finale del disegno di legge Alfano sul tema delle intercettazioni. Un provvedimento che, se approvato, allontanerebbe ancora di più l’Italia dall’Europa della libertà di stampa. Contro il quale i giornalisti italiani sono decisi a battersi anche con uno sciopero generale.
Il ddl infatti punta a impedire che i giornalisti possano informare sullo svolgimento delle indagini e delle inchieste giudiziarie durante il loro svolgimento: se ne potrà parlare solo quando, e se, inizierà il processo. In Italia questo avviene a distanza di molti mesi, in tantissimi casi addirittura anni. Per tutto questo periodo l’opinione pubblica non saprebbe nulla sui reati commessi e sulle persone indagate e arrestate.
Sarebbe una situazione che la Corte dei diritti dell’uomo di Strasburgo ha ripetutamente condannato affermando che la libertà d’informazione è uno dei cardini sui quali si basa una moderna democrazia.
Martedì 9, al mattino, i giornalisti italiani protesteranno con un corteo in bicicletta nel centro di Roma organizzato dall’Unione Nazionale Cronisti Italiani e dalla Associazione Stampa Romana. Il corteo partirà alle 11 dalla Fnsi e passerà davanti al Senato, in piazza Venezia, davanti a Palazzo Chigi, in piazza di Spagna e si concluderà davanti alla Camera alle 12 con un sit-in.
Mercoledì 10, alle ore 16, i giornalisti italiani informeranno della situazione i colleghi della Stampa estera con una conferenza alla quale parteciperanno i vertici della Federazione della Stampa, dell’Ordine dei giornalisti, della Asr e dell’Unci