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PiazzettaVergani.org è un blog curato dal Gruppo Giornalisti Lombardi e intende da un lato essere un tributo al collega Guido Vergani scomparso nel 2005 e dall'altro un momento di confronto su temi politici, sociali ed economici

IMMAGINI DAL VIAGGIO DEL GRUPPO CRONISTI LOMBARDI IN IRAN

Ecco alcune immagini del viaggio promosso del Gruppo Cronisti Lombardi che ha portato in Iran dal 9 al 16 maggio 18 colleghi e cinque accompagnatori. (Cliccare sulle immagini per ingrandirle)

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Il mausoleo del grande poeta Saadi a Shiraz.

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Una delle torri del vento di Yadz. Qui i seguaci di Zoroastro deponevano i cadaveri perché gli avvoltoi e le intemperie ne favorissero la decomposizione.

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L’antico braciere dove, nel tempio di Zoroastro di Yadz, viene mantenuto acceso il fuoco da alcuni secoli.

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Una bambina si affaccia dalla porta della sua casa nella città vecchia di Yadz.

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L’incontro con il sacerdote zoroastriano Behzad Nikdin nel tempio di Esfahan. Accanto a lui la guida Reza Saya che ha fatto da interprete.

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L’occasionale incontro con Mehdi Karroubi, uno dei quattro principali candidati alle elezioni presidenziali del 12 giugno. L’ayatollah si è intrattenuto con i cronisti rispondendo a numerose loro domande.

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Un’immagine della comitiva nel cortile di una delle più antiche moschee di Esfahan.

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L’incontro nella Biblioteca di Qom con l’ayatollah Milani e il professor Mohammad Fanael, laureato in Canada, docente di filosofia e teologia al The Imam Khomeini Education & Research Institute di Qom.

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L’ayatollah Mostafa Milani Amin, 38 anni, laureato in ingegneria al Politecnico di Milano. Ha vissuto in Italia per 24 anni prima di rientrare in patria per dedicarsi allo studio del Corano a Qom.

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Alcuni dei componenti della comitiva sotto il poster che ricorda i due figli dell’Imam Khomeini a Tehran.

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L’incontro con l’ambasciatore d’Italia Alberto Bardanini sotto il portico della residenza di Teheran.

IL GRUPPO CRONISTI LOMBARDI RIENTRATO DAL VIAGGIO IN IRAN

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Sabato mattina la comitiva del Gruppo Cronisti Lombardi composta di 23 persone è rientrata dall’Iran. Un viaggio di otto giorni durante i quali i ha potuto visitare le maggiori e più belle città del Paese, i più importanti siti archeologici ed avere una serie di interessanti incontri con personalità della vita pubblica iraniana (primi tra tutti il candidato riformista alle elezioni del 12 giugno Mehdi Karroubi e l’ayatollah Milani giovane e apprezzato studioso nella città Santa di Qom) nonché con l’ambasciatore Alberto Brandanini, da otto mesi responsabile della sede diplomatica italiana a Tehran.
Durante il viaggio la comitiva ha potuto anche osservare da vicino una delle tre centrali nucleari iraniane, quella di Nadaz, che si trova a poche centinaia di metri dall’autostrada Esfahan-Qom.
Chi è interessato a saperne di più può leggere il primo resoconto del collega Pino Nicotri sul blog Arruotalibera (www.pinonicotri.it)
Nella foto: la comitiva del Gruppo Cronisti Lombardi durante la sosta al Mausoleo dell’Imam Khomeini a Tehran (per ingrandire fare click sull’immagine)

RICORDATA ANNA POLITKOVSKAJA AL CIRCOLO DELLA STAMPA

“Qui mi sembra di essere capitata in un mondo diverso. A Mosca ho l’impressione di essere in un brodo, dove ci si lascia un po’ andare…”.
A descrivere in questo modo l’”umore” della gente nell’ex Unione Sovietica è Vera Politkovskaja, figlia di Anna, la giornalista della Novaja Gazeta assassinata a Mosca il 7 ottobre 2006 dopo avere scritto decine di articoli di denuncia sulla violazione dei diritti umani in Cecenia.
Ospite dell’associazione “Annaviva” (annaviva.milano@gmail.com), Vera è stata protagonista a Milano di due eventi per commemorare la madre, ai quali ha dato la sua adesione anche il Gruppo Cronisti Lombardi: nel Giardino dei Giusti, dove è stato piantato un albero dedicato ad Anna Politkovskaja, e al Circolo della Stampa.
L’incontro a Palazzo Serbelloni è stato l’occasione per discutere di libertà di stampa e di diritto all’informazione nell’ex Urss, con un inevitabile raffronto con la situazione italiana. Sono intervenuti Andrea Riscassi, giornalista Rai e autore del libro “Anna è Viva”, Letizia Gonzales, presidente dell’Ordine dei Giornalisti della Lombardia, Manfredi Palmeri, presidente del Consiglio comunale di Milano, Rosi Brandi, presidente del Gruppo Cronisti Lombardi, Angelo Agostini, giornalista e docente di Teorie e tecniche del linguaggio giornalistico allo IULM, e Matteo Cazzulani, presidente dell’associazione AnnaViva.
Brani di articoli scritti da Anna Politkovskaja sono stati letti dall’attrice Lisa Nitti.

LA “GIORNATA della MEMORIA” A NAPOLI ORGANIZZATA DALL’UNCI

di Mariano del Preite-ANSA

Napoli, 3 maggio 2009. Giancarlo Siani, condannato a morte dalla camorra per le sue inchieste scomode; Enzo Baldoni, ammazzato in Iraq senza che le sue spoglie siano mai state recuperate; Mario Francese, vittima della mafia corleonese; Italo Toni e Graziella De Palo, scomparsi nel buco nero della guerra in Libano del 1980. Sono solo alcuni dei nomi della lunga lista di operatori dell’informazione uccisi dal terrorismo e dalle mafie ricordati oggi a Napoli, nella seconda giornata nazionale della memoria promossa dall’Unione nazionale cronisti: appuntamento che, annuncia il presidente Guido Columba, continuerà ad essere itinerante, toccando nei prossimi anni tutte le regioni che hanno visto giornalisti pagare un tributo di sangue. Giornata della memoria, dunque, ma anche occasione per ribadire – come ha fatto il presidente della Corte Costituzionale, Francesco Amirante, presente ai lavori – il valore della libertà di informazione: «Una stampa libera e indipendente è garanzia di tutti». Concetto ripreso dai presidenti di Senato e Camera, Renato Schifani e Gianfranco Fini, nei messaggi inviati all’Unci. Una lotta, quella per difendere il diritto-dovere di informare, che si combatte ogni giorno: «Quali che siano i governi – ha detto il segretario nazionale dell’Ordine dei giornalisti, Enzo Iacopino – il tentativo di condizionare e limitare la stampa si ripete con sistematicità». «Troppi colleghi – ha ricordato Columba – subiscono intimidazioni e violenze. Troppi sono stati uccisi, in Italia e nel mondo: nessuno aveva la vocazione dell’eroe, ma non si sono accontentati di versioni di comodo e hanno cercato di raccontare la verità». Nella Giornata napoletana, ospitata dal centro di produzione Rai, alcuni di loro sono stati ricordati attraverso filmati o con le testimonianze di familiari. Riconoscimenti sono andati a due giovani giornalisti napoletani: Claudio Pappaianni, la cui abitazione è stata perquisita in seguito alla pubblicazione di notizie su una inchiesta relativa a presunte collusioni politica-camorra, e Alessandro Migliaccio, vittima nel dicembre scorso di uno schiaffo dal comandante dei vigili urbani di Napoli. «Le intimidazioni ed i tentativi di limitare la libertà professionale – ha avvertito Columba – non vengono solo dalla criminalità, ma da potenti di ogni genere, dai magistrati che pretendono di regolare i rubinetti della cronaca, da legislatori che cercano di ostacolare la libertà di informazione invece di garantirla». Giornata della memoria, dunque, ma con lo sguardo più che mai rivolto all’attualità. Il presidente dell’Unci ha citato la battaglia degli organismi professionali contro il ddl Alfano sulle intercettazioni, «tentativo di azzerare la cronaca nera e giudiziaria». E si è parlato anche della richiesta di sequestro di Fortapasc, il film di Marco Risi su Giancarlo Siani, avanzata da un ex giornalista de Il Mattino che si è ritenuto diffamato dalla rappresentazione di un personaggio a lui riconducibile: Iacopino, assieme ai vertici locali di Ordine e Assostampa, ha auspicato che la richiesta sia ritirata. Di analogo avviso il segretario nazionale dell’Usigrai, Carlo Verna: «Il sequestro impedirebbe la memoria di una grande figura come quella di Giancarlo. Quel film andrebbe piuttosto trasmesso dal servizio pubblico per raggiungere la più ampia platea possibile, come Usigrai cercheremo di raggiungere questo obiettivo». (ANSA).
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Intervento pronunciato domenica 3 maggio 2009 a Napoli alla Giornata della memoria dei giornalisti uccisi per mafia e terrorismo in Italia

Come ricordiamo i giornalisti uccisi
di Alberto Spampinato

Sono il fratello di Giovanni Spampinato, uno degli undici giornalisti uccisi in Italia mentre documentavano fatti di mafia e terrorismo, e ringrazio quanti hanno la sensibilità di ravvivare la memoria di queste vittime, anche delle più dimenticate. Come altri familiari, ho atteso a lungo che il sindacato dei giornalisti, l’Ordine dei Giornalisti e le alte cariche dello Stato onorassero collettivamente i giornalisti italiani uccisi da mafie e terrorismo. E alla fine, dopo decenni di silenzi e disattenzioni, oggi 3 maggio 2009, a Napoli, come il 3 maggio dell’anno scorso a Roma, in Campidoglio, questo gesto è arrivato ed è una grande consolazione, come lo è la nobile ’iniziativa del Giardino della Memoria di Palermo e la manifestazione del 21 marzo con la quale, ogni anno, l’associazione Libera di don Luigi Ciotti ricorda pubblicamente tutte le vittime di mafia.

Dunque grazie agli organizzatori di questa giornata. Ma lasciatemi dire che non basta parlare una volta l’anno, nel chiuso di una sala, dei giornalisti uccisi in Italia perché si ostinavano a fare i giornalisti. Credo che bisognerebbe fare di più, per onorare come meritano questi “caduti” che – sfidando la retorica – tutti dovremmo chiamare eroi dell’informazione.

Secondo alcuni, a noi, familiari delle vittime, non spetta dire queste cose, ma solo rappresentare il nostro dolore e custodire i ricordi privati. Io dico: sarebbe giusto in una società con la coscienza a posto. Come ci si può rassegnare al silenzio quando tacciono anche le voci pubbliche? Non vi nascondo l’amarezza di questi anni per la disattenzione delle istituzioni, della politica, della giustizia e anche del mondo giornalistico. Soprattutto per il silenzio del giornalismo organizzato che, a mio avviso, per primo deve difendere e coltivare la memoria dei suoi martiri; indicare più apertamente e con più continuità il loro esempio professionale e civile; promuovere un lavoro di documentazione e di analisi sulle circostanze in cui hanno perso la vita; sollecitare giustizia e piena luce su ognuno di questi casi.

Non è stato così finora. La memoria di questi undici giornalisti morti ammazzati è stata affidata solo a noi parenti o ai giornalisti vicini alla vittima per testata, per appartenenza politica o territoriale. Non è stato giusto. Ho atteso 37 anni questa cerimonia e mi commuove pensare che alcuni miei cari non ci sono più. Penso a quelli che hanno patito e che oggi avrebbero pianto e gioito insieme a noi. Vi dico grazie anche a nome loro e vi dico come vorrei che fossero ricordati i nostri morti: con animo sereno e facendo sapere a tutti che genere di uomini fossero veramente, cosa hanno fatto nella loro vita, quali passioni li animavano, cosa hanno scritto di tanto terribile. Questo sarebbe il modo giusto di onorarli.

E’ passato tanto tempo (la prima vittima di mafia, la più dimenticata, dell’elenco è Cosimo Cristina, ucciso a Termini Imerese nel 1960) e ancora non si riesce a parlare con serenità e con orgoglio di questi morti. Non è giusto, non mi sembra degno di una nazione civile lasciare che nella memoria collettiva i giornalisti uccisi appaiano, come spesso accade, vittime della loro testardaggine, vittime di una guerra per bande combattuta per una causa incerta, di uno scontro del quale non è facile dire chi avesse ragione e chi torto. Nell’Italia ideologica che esisteva prima della caduta del Muro di Berlino questo atteggiamento, per quanto sbagliato, trovava qualche spiegazione: Ma dopo? Pesano ancora come macigni le miserie, dure a morire, di un modo di ragionare che sminuisce i fatti e riduce ogni cosa a logiche di appartenenza politica o di testata. Queste logiche hanno impoverito il giornalismo e la società civile. Mi auguro che anche grazie a queste cerimonie del 3 Maggio prima o poi si riesca a superare questo schematismo. Si capisca finalmente che ricordare questi giornalisti uccisi da mafie e terrorismo non è un optional, un omaggio al passato o un contentino concesso ad alcuni parenti lamentosi, ma è il modo nobile di ancorare la professione giornalistica ai valori più alti. I giornalisti dovrebbero porre queste vittime nel loro Pantheon ideale perché ciascuno di loro preso a sé, e tutte insieme, collettivamente, rappresentano l’identità più alta del giornalismo italiano, un punto di riferimento essenziale per la professione giornalistica intesa come funzione sociale insostituibile in ogni società democratica complessa come la nostra, in ogni comunità che fa discendere il consenso politico da scelte consapevoli di cittadini informati. In queste società i giornalisti sono le sentinelle, i guardiani degli altri poteri e perciò devono avere professionalità, coraggio, senso del dovere, responsabilità, orgoglio di tenere la schiena dritta: l’orgoglio di chi non si rassegna a tacere notizie scomode, di chi non sceglie il quieto vivere, di chi rifiuta condizionamenti impropri o violenti.

Le vicende di questi giornalisti uccisi, feriti, intimiditi, minacciati non sono storie di un passato da dimenticare. Raccontano la stessa storia dei cronisti di oggi costretti a vivere sotto scorta e ai quali rinnovo la mia solidarietà. Raccontano una grande verità che dovremmo tenere sempre presente: il lavoro di cronaca fatto con indipendenza di giudizio e volontà di non lasciare nulla di intentato per dare ai lettori una informazione libera, completa, tempestiva e veritiera, non è mai una passeggiata, è un viaggio che contempla tratte difficili, complicazioni e rischi non eliminabili e merita l’attiva solidarietà di tutti i cittadini onesti. E’ una verità incontestabile. Un giornalista che decidesse di svolgere il proprio lavoro evitando a tutti i costi la parte rischiosa o scomoda della sua professione, che decidesse di non disturbare mai interessi costituiti, personaggi dotati di potere lecito o illecito, deciderebbe di fare un altro mestiere.

Con ciò non voglio dire che i giornalisti debbano essere missionari votati al martirio, eroi che sfidano la morte per ogni notizia. Voglio dire che ogni onesto giornalista deve mettere nel conto che a volte è inevitabile correre qualche rischio, scontentare qualcuno in grado di nuocere. Non se ne può fare a meno. Non ci si può fare scudo alla leggera dell’auto-censura, non si può scegliere la scorciatoia del quieto vivere né farsi vincere dalla paura. Chi si trova in uno stato di costrizione, di minaccia, di pericolo reale, merita solidarietà e la massima comprensione, ma deve dirlo, deve rendere conto alla deontologia professionale. E’ un grosso problema sul quale i giornalisti devono riflettere. Si sorvola troppo spesso su queste questioni, nonostante nelle redazioni si siano moltiplicati i casi di giornalisti minacciati, ridotti al silenzio con la violenza, costretti a vivere sotto scorta. Su queste questioni i giornalisti sono chiamati a sviluppare una riflessione più meditata, più approfondita, confrontando i pareri e le opinioni, che sono diversi, per precisare qual è il limite oltre il quale è arbitrario tacere una notizia; per trovare strumenti, procedure e soluzioni organizzative che permettano di abbattere il muro della paura, che è poi il muro della censura. Bisogna ragionarci seriamente, a freddo, quando non si è prostrati dalle situazioni di emergenza. Per promuovere questa riflessione, la Federazione Nazionale della Stampa e l’Ordine nazionale dei Giornalisti hanno promosso congiuntamente l’Osservatorio permanente sulle notizie oscurate e sui cronisti (OSSIGENO, in sigla) di cui sono stato nominato responsabile.

L’Osservatorio si fa carico anche di documentare e far conoscere la storie di ognuno dei giornalisti uccisi nella convinzione che esse siano elementi identitari del Giornalismo italiano e che possono aiutarci a comprendere i casi ”caldi” dei nostri giorni, per non affrontarli senza partire ogni volta dall’anno zero, senza cadere nella trappola ben nota delle incomprensioni che creano divisioni insuperabili e dannose fra le vittime e i loro compagni di lavoro. Il libro fuori commercio curato dall’Unione Nazionale Cronisti (UNCI), che rievoca la storia di ognuno dei giornalisti italiani uccisi, aiuta a sviluppare questi riflessioni.