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PiazzettaVergani.org è un blog curato dal Gruppo Giornalisti Lombardi e intende da un lato essere un tributo al collega Guido Vergani scomparso nel 2005 e dall'altro un momento di confronto su temi politici, sociali ed economici

GALLERIA FOTOGRAFICA DEL PREMIO GUIDO VERGANI 2008

Va in archivio il Premio 2008. Si lavora già all’organizzazione del Premio Vergani – Cronista dell’anno 2009

PREMIO GUIDO VERGANI 2008
CRONISTA DELL’ANNO

(clicca per ingrandire)

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I vincitori del Vergani posano per la foto ricordo al Circolo della Stampa di Milano

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La sala del Circolo della Stampa durante la cerimonia di premiazione

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Il dott. Vincenzo Indolfi, Questore di Milano e il gen. Attilio Iodice, comandante provinciale della Guardia di Finanza

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Rosi Brandi, presidente del Gruppo Cronisti Lombardi

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Ferruccio de Bortoli, direttore de Il Sole 24 Ore e presidente della giuria del Vergani

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Giacomo Amadori, di Panorama (a ds.), Cronista dell’anno per la carta stampata, premiato dal dott. Edoardo Bus, direttore della comunicazione e delle relazioni esterne del Banco Popolare, gruppo di cui fa parte la Banca Popolare di Lodi main sponsor del Premio Guido Vergani 2008

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Elena Fusai, del Tgr Lombardia, Cronista dell’anno per la sezione radio,tv,web, premiata da Ferruccio de Bortoli

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Ettore Mo, inviato del Corriere della Sera, Vita di Cronista, premiato da Ferruccio de Bortoli e Rosi Brandi

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Franco Abruzzo, Vita di Cronista, premiato da Luciano Bresciani, assessore alla Sanità della Regione Lombardia

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Paolo Baldini, Armando Stella e Paola D’Amico, in rappresentanza dei colleghi della Cronaca del Corriere della Sera che hanno dato vita all’esperienza del Camper nei Quartieri a Milano, premiati dall’ing. Orsi (a sin.) amministratore delegato della Westland Agusta

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Giorgio Sturlese Tosi, l’Espresso, premiato dalla dottoressa Patricia Mosello, Direttore Comunicazione di Sanofi-Aventis, azienda da tre anni tra gli sponsor del Premio Vergani

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Michele Focarete, del Corriere della Sera, premiato da Letizia Gonzales, presidente dell’Ordine dei Giornalisti della Lombardia

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Gabriele Moroni, de Il Giorno, premiato da Giovanni Mura della Direzione Pubbliche relazioni di Enel Lombardia

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Diletta Giuffrida, di Sky Tg24, premiata da Rosi Brandi

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Vera Paggi, di RaiNews 24, premiata dal dottor Vincenzo Indolfi, Questore di Milano

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Davide D’Antoni, Telelombardia, premiato da Michele Crosti, membro della Giunta dell’Unci

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Eugenio Arcidiacono, di Famiglia Cristiana, premiato da Viola Vergani, figlia di Guido Vergani

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Andrea Silla del Corriere della Sera premiato da Gianfranco Pierucci, vice presidente del Gruppo Cronisti Lombardi

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Alessio Lasta, di Telelombardia, premiato dal col. Sergio Pascali, comandante provinciale dei Carabinieri di Milano

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Alessandro Casarin, capo redattore del Tgr Lombardia, riceve il Premio per conto del collega di testata Andrea Riscassi dal gen. Attilio Iodice, comandante provinciale della Guardia di Finanza di Milano

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Stefano Fumagalli, di Telenova, premiato da Annibale Carenzo presidente onorario del Gruppo Cronisti Lombardi

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In platea al Circolo della Stampa, da sin. l’ing. Giuseppe Orsi, amministratore delegato della Westland Agusta (uno degli sponsor del Premio), Letizia Gonzales presidente dell’Ordine dei Giornalisti della Lombardia e Franco Abruzzo, ex presidente dell’Ordine lombardo

e per finire

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Ettore Mo, Vita di Cronista con, da sinistra, Annibale Carenzo, Rosi Brandi, Mimmo Spina, Paola Blandi, Alessandro Galimberti, Gianfranco Pierucci, dirigenti del Gruppo Cronisti Lombardi

FOTOGIORNALISMO&DEONTOLOGIA

Questo articolo ci è stato inviato dal collega fotogiornalista Amedeo Vergani, presidente Gsgiv dell’Associazione Lombarda dei Giornalisti. Riteniamo interessante la sua pubblicazione per tutte le implicazioni che la vicenda comporta e che sono ben illustrate. Attendiamo eventuali commenti

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IN DANIMARCA E’ POLEMICA
DOPO LE ACCUSE
AD UN FOTOREPORTER
PER “ECCESSO DI PHOTOSHOP”

Un suo reportage è stato escluso dal premio nazionale “Picture of the Year” della prestigiosa ‘Unione danese dei fotogiornalisti” perché la giuria ha ritenuto esagerati i ritocchi alle caratteristiche cromatiche e al contrasto di almeno tre degli scatti presentati – Per nulla d’accordo moltissimi fotogiornalisti – Le ragioni di chi contesta

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E’ uno “sgarro” all’etica professionale rafforzare al massimo colori e contrasto delle immagini digitali di un fotoreportage? Sulle possibili risposte ne stanno discutendo da qualche giorno i fotogiornalisti danesi dopo che un reportage su Haiti del fotoreporter locale Klavs Bo Christensen è stato escluso per “eccesso di Photoshop” dal premio nazionale “Picture of the Year” organizzato da 35 anni in Danimarca da Presse Fotograf Forbundet, la prestigiosa ‘Unione danese dei fotogiornalisti” ( 800 membri ) che, fondata nel 1912, ha pure il primato di essere la più antica aggregazione di fotogiornalisti dell’intero pianeta.
La decisione di non ammettere le foto di Christensen è stata presa dai componenti della giuria dopo aver visionato, grazie ad una clausola del regolamento del premio, gli originali realizzati in formato Raw delle otto immagini del reportage presentato dal fotoreporter. Per i giurati – vedi http://www.pressefotografforbundet.dk/index.php?id=11708 – Klavs Bo Christensen è andato troppo con mano pesante nel correggere con Photoshop le caratteristiche cromatiche e il contrasto di almeno tre degli scatti originali.
Il fotoreporter da parte sua, pur ammettendo di essere “andato a tutto gas” con gli strumenti offerti dal famosissimo programma di ritocco di Abobe, non è però per nulla d’accordo sul fatto che i suoi interventi abbiano stravolto il valore rigorosamente fotogiornalistico del suo racconto. Dalla sua parte anche moltissimi colleghi che basano la loro assoluzione fondamentalmente sul fatto che comunque Klavs Bo Christensen non ha manipolato la realtà : le scene ritratte, contrasti e rafforzamento dei colori a parte, sono infatti rimaste esattamente quelle riprese in origine. Nessuna manipolazione ai contenuti informativi.
Se avesse “tradotto” il suo reportage su Haiti dal colore al bianco e nero – sostengono in molti – certamente nessuno avrebbe avuto nulla da ridire, proprio come nessuno ha mai avuto nulla da contestare persino su molte delle foto più famose della storia del fotogiornalismo che , se sono diventate tali, lo devono spesso in parte anche alla capacità di abilissimi stampatori che le hanno valorizzate tecnicamente al massimo. Photoshop infatti – affermano – ha solo reso meno difficile e, soprattutto molto più rapido ed economico, quello che è sempre avvenuto nelle camere oscure tra ingranditori, carte sensibili e acidi.
Resta però aperto, ovviamente, il problema se ” il rispetto della verità sostanziale dei fatti” – principio etico, per esempio, imposto ai giornalisti italiani direttamente dalla legge sull’ordinamento professionale – può essere messo a rischio da un eventuale uso eccessivo di Photoshop nello schiarire o scurire, nel contrastare, nell’ “imbottire” sovraesposizioni e colori e in tutte le altre fasi di trattamento delle immagini che non intaccano il rispetto sostanziale degli elementi informativi presenti nella scena ritratta.
Su questo le scuole di pensiero che hanno determinato i variegati codici di comportamento che regolano la materia nel mondo del giornalismo occidentale lasciano più o meno tutte larghi margini all’interpretazione del principio che i fotoreporter – come indica per esempio l’agenzia americana Black Star – non devono alterare le loro foto ” oltre il limite dettato dal miglioramento tecnico della qualità dell’immagine”. Qual è però esattamente la linea di confine di questo limite da non superare nel miglioramento tecnico resta un fatto piuttosto vago e soggettivo. Così includendo anche qualche caso come quello dell’agenzia internazionale Associated Press che nel regolamento interno di comportamento per i suoi dipendenti, dopo aver specificato l’accettabilità dei miglioramenti tecnici generici di “stampa” già ammessi prima dell’avvento del digitale, stabilisce molto blandamente che nel ritocco ” l’aggiustamento dei colori dovrebbe essere effettuato al minimo”.
Il tema del dibattito danese ora si sta allargando anche in altri Paesi e in ambienti non sempre direttamente legati al giornalismo. In Italia, per esempio, ne stanno discutendo anche nel sito http://www.canoniani.it/forum_forum.asp?forum=4&section=6&post=262215&page=1
Per chi volesse approfondire per farsi una propria opinione, l’ Unione danese dei fotogiornalisti ha pubblicato anche ( vedi: http://www.fotoco.dk/POY_2009/index.html ) gli accostamenti tra le otto immagini originali del reportage e quelle presentate da Christensen alla giuria del “Picture of the Year”.

IL 22 APRILE 2005 SI SPEGNEVA GUIDO VERGANI

SONO TRASCORSI QUATTRO ANNI DA QUANDO, LA MATTINA DEL 22 APRILE 2005, GUIDO VERGANI CI HA LASCIATI DOPO UNA LUNGA MALATTIA. IL SUO RICORDO E’ SEMPRE VIVO IN TANTI, TANTISSIMI COLLEGHI CHE HANNO AVUTO IL PRIVILEGIO DI STARGLI ACCANTO, MA ANCHE IN TANTI ALTRI COLLEGHI CHE DI LUI HANNO SENTITO SOLO PARLARE.
QUEST’ANNO, IN OCCASIONE DELL’ANNIVERSARIO DELLA SUA SCOMPARSA, IL GRUPPO CRONISTI LOMBARDI E QUESTA “PIAZZETTA” VIRTUALE CHE A LUI E’ INTITOLATA, VOGLIONO RICORDARLO ATTRAVERSO UNA LETTERA CHE GLI FU DEDICATA DA FERRUCCIO DE BORTOLI E CHE FU PUBBLICATA PROPRIO IN OCCASIONE DELLA NASCITA DI QUESTO SITO.

LETTERA A GUIDO
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Caro Guido,
Provo ad immaginare un’ideale lettera inviata alla tua posta pubblica. Milano nella sua scomposta ansia di modernità spesso dimentica in fretta, ma con te il ricordo, l’affetto e la riconoscenza crescono con il tempo. Segno che hai seminato bene da perfetto agronomo, tu che eri un po’ disordinato.

Ai milanesi manca il loro milanese per eccellenza. Un amico con cui confidarsi, con cui scherzare. Non sono parole di circostanza. Del resto se c’era una cosa che ti faceva perdere la proverbiale calma e quel nobile distacco popolare che hai sempre avuto, era proprio la retorica ampollosa di alcune ritualità cittadine. Il velo di ipocrisia di molte istituzioni e di troppi personaggi. Quel garbo un po’ finto che a volte sconfina in un disprezzo che la città non merita.

Milano siamo anche noi. Siamo soprattutto noi. Certo, abbiamo tutto il diritto di lamentarci per le molte cose che non vanno e, credimi Guido, non è cambiato molto da quando ci hai lasciato, anzi qualcosa è peggiorato. Tu ci richiamavi con il sorriso e la tua capacità di trascinatore (avresti potuto anche fare l’attore, non solo il giornalista!) alle nostre responsabilità di cittadini. Milanesi si è solo se si è attivi, se si partecipa, se ci si preoccupa, se ci si arrabbia. Quelli che dormono soltanto nella nostra città, ci abitano ma non ci vivono, non sono milanesi. Sono ospiti irrispettosi. Il vero milanese c’è, sempre. Milano è uno stato d’animo e un luogo dello spirito. Il milanese, il tuo milanese, gira curioso, ha la solidarietà nel suo codice genetico e culturale, si mostra orgoglioso dei primati (tanti) della sua città. Non è egoista. Non fa finta di niente, non volta le spalle, né scappa al mare o in montagna ogni weekend.

Ora hai un giardino a tuo nome, caro Guido. Fai in modo che vi passino molte persone. E chissà che non vengano coinvolte dallo straordinario senso civico che ci hai lasciato in eredità e che è nell’aria. E speriamo che facciano di più per la loro città. Anche protestando, quando serve. Questa è una città viva, grande, che non sa quanto spreca ogni giorno delle sue immense potenzialità, ma che non può più permetterselo. Le grandi stagioni della milanesità sono state quelle del lavoro, della creatività e della solidarietà. Quelle che tu hai descritto con molto amore e senza enfasi. Solo cronaca, basta quella. Fatta bene. Ciao

Ferruccio de Bortoli

APRE LA NUOVA SEDE DEL CENTRO MEDICO BALZAN A MILANO

Alla vigilia dell’apertura del nuovo centro medico polispecialistico dell’Associazione Lombarda del Giornalisti, prevista nella terza decade di aprile, anticipiamo un articolo scritto per ”Il Giornalismo” da Paolo Chiarelli, vicepresidente-tesoriere, responsabile della realizzazione della struttura

“DOPO sessant’anni va in pensione il Balzan. Il nuovo poliambulatorio, 160 metri quadrati, 5 studi medici, tecnologie avanzate come un ecografo e una strumentazione elettronica per oculisti e otorini, trova spazio al piano rialzato di viale Monte Santo 7, la dove una volta c’era la sede dell’Ordine dei Giornalisti. Il centro medico, in cui appena l’Asl rilascerà l’ultimo permesso si trasferiranno a lavorare il direttore sanitario e 31 specialisti , è perfettamente in grado di garantire una assistenza sanitaria di estrema qualità per i 6.500 iscritti e i loro familiari, circa 13.000 persone. Voluta dal presidente Giovanni Negri e da tutto il direttivo della Lombarda, la struttura, i cui lavori sono stati curati e coordinati da chi vi scrive, vicepresidente-tesoriere, e dal direttore dell’Associazione Adriana Berneri, è stato finanziato dall’Immobiliare Circolo della Stampa srl, e dalla stessa Lombarda.
All’inizio Negri si era rivolto alla Fondazione Balzan confidando in un nuovo sostanzioso aiuto economico dopo quei 20 milioni di lire donati più di 60 anni fa dagli eredi di Eugenio, l’ex amministratore del Corriere della Sera, proprio per avviare l’attività del Gabinetto medico. A questa risposta negativa ne era seguita un’altra: la disponibilità iniziale di una grande azienda farmaceutica a finanziarci con apparecchiature e attrezzature per decine di migliaia di euro.
Allora perché non ricorrere alle casse dell’Immobiliare Circolo della Stampa proprietaria, per ragioni fiscali, di tutti gli immobili dell’Associazione? Detto fatto, dall’amministratore unico Marco Volpati è venuto il via libera. Per due ordini di motivi. Il primo: il Balzan non era a norma e l’accesso era pericoloso. Se avessimo avuto un’ispezione da parte dell’Asl il glorioso vecchio Gabinetto sarebbe stato chiuso. Il secondo: gli iscritti al sindacato e i medici avevano diritto a qualcosa di più decoroso e al passo con i tempi. Alla notizia che avremmo potuto contare fin da subito su una cifra non superiore ai 200 mila euro ci siamo messi subito al lavoro. Il finanziamento, per di più, aveva un indubbio vantaggio. Attraverso la srl i nostri “proprietari” sarebbero stati in grado di recuperare da ogni fattura l’Iva del 20 cento.
A questo punto, scelto l’architetto, Claudio Cristofani, esperto tra l’altro nella ricostruzione e nella ristrutturazione di ambienti ospedalieri, cliniche e strutture mediche, sono stati esaminati i preventivi. Il primo coinvolgeva l’attuale ala della presidenza e della segreteria e aveva un costo finale di 819.000 euro più Iva. Risposta: neanche parlarne. Scartata una seconda ipotesi di 518.000 euro lordi, sentiti ancora una volta i pareri del direttivo e quello determinante del direttore sanitario, Franco Scapellato, a sua volta profondo conoscitore delle regole imposte dalle Asl, è stata scelta la soluzione finale: l’ex Ordine era l’appartamento ideale .
Ci sono voluti sette mesi per radere al suolo muri e quant’altro e dare così corpo al poliambulatorio con aria condizionata centralizzata, nuovo impianto elettrico, nuovi serramenti, nuovi pavimenti, nuovi bagni. Mancavano gli arredi e le apparecchiature, su cui l’Immobiliare, per statuto, non poteva però intervenire finanziariamente. E allora è scesa in campo la stessa Lombarda. Grazie alla oculata gestione del denaro che viene fatta da quattro anni a questa parte (tutti i relativi bilanci sono stati votati all’unanimità dall’assemblea dei soci) , l’Associazione ha deciso di destinare parte dell’attivo 2008 all’acquisto di attrezzature varie e di un ecografo a quattro sonde, del costo di 42.000 euro, fondamentale per l’attività del geriatra, del cardiologo, del gastroenterologo, dell’ortopedico, dell’otorino, dell’urologo, del chirurgo generale e vascolare, del ginecologo.
Mentre medici e direttore sanitario continuano a dedicare particolare attenzione alla diagnosi e alla prevenzione di malattie con campagne informative è vicina anche la realizzazione di un servizio di pronto intervento domiciliare nei giorni festivi e prefestivi.
Intanto in Lombarda si cerca di vincere una nuova scommessa: proseguendo nella linea del rigore e della trasparenza si sta studiando come riorganizzare e ristrutturare gli spazi vuoti di quello che, fino all’altro giorno, chiamavamo ambulatorio Balzan.

Paolo Chiarelli
Milano, 8 Aprile 2009

LA PAROLA INFORMAZIONE HA ANCORA UN SENSO IN ITALIA?Un’intervista a Alessandro Galiberti in occasione di un Convegno a Pordenone

La parola informazione ha ancora un senso in Italia? Cosa cambierà con l`approvazione della nuova legge sulle intercettazioni? Quanto la nostra democrazia è in pericolo? Ne hanno parlato i colleghi di Pordenone con Alessandro Galimberti, membro della Giunta del Gruppo Cronisti LOmbardi e consigliere nazionale dell`Unione Nazionale Cronisti Italiani, ospite per il Convegno sulla libertà d`informazione organizzato da Assostampa, Ordine dei giornalisti del Friuli Venezia Giulia e Circolo della Stampa di Pordenone.

L’intervista è liberamente visibile all’indirizzo www.pnbox.tv sezione “Questa settimana”.
Questo il link diretto al servizio utile per segnalazioni e per inserire il filmato all’interno di un qualunque sito internet:

http://www.pnbox.tv/videolink.asp?video=2822.wmv

LA POSIZIONE DELL’UNCI SUL NUOVO CONTRATTO DEI GIORNALISTI

Il consiglio nazionale dell´Unci, riunito nei giorni 3, 4 e 5 aprile a Viareggio,ha preso in esame, nel corso di un lungo e approfondito dibattito, la bozza del nuovo contratto nazionale di lavoro giornalistico firmato il 30 marzo tra le
delegazioni della Fnsi e degli Editori.
I consiglieri nazionali intervenuti, approvata la relazione e l’illustrazione della bozza fatte dal presidente Columba,hanno affrontato criticamente punto per punto, la bozza sia sotto l’aspetto normativo che sotto quello economico
soffermandosi in particolare sui capitoli della multimedialità, degli scatti di anzianità,dell´importo degli aumenti,dell’abbandono della tutela della Direzione,sottolineando in prevalenza come il risultato complessivo
raggiunto non possa che essere valutato negativamente. Nel contempo, dal punto di vista più generale,è stato rilevato come di fatto questo contratto dimostri una crescente crisi di identità del Sindacato dei giornalisti, i cui vertici
hanno finito per firmare non il contratto della categoria bensì quello che la manifesta debolezza della categoria stessa e la defatigante lunghezza della trattativa hanno loro imposto.
A conclusione del dibattito il Consiglio Nazionale dell´Unione Cronisti ha deciso di non esprimere alcun voto (favorevole, contrario, astensione) sulla bozza di contratto ritenendo che esso sia stato reso del tutto inutile dal comportamento della Federazione. In particolare il Consiglio Nazionale dell´Unci ha rilevato che la prassi seguita dalla Fnsi dopo la sigla dell’accordo con gli editori, è stata del tutto irregolare: infatti la firma immediata e l´entrata in vigore dal primo aprile, hanno posto gli organismi di base di fronte al fatto compiuto e hanno portato all´esame della Commissione Contratto, del Consiglio Nazionale e dell´Assemblea dei CdR una bozza già operante.

Proprio per questi motivi il Consiglio nazionale dell’Unci ritiene inutile lo svolgimento del referendum perchè esso
non avrebbe alcuna incidenza sulla validità della materia per cui è stato convocato (approvazione o rigetto del contratto) ma sarebbe soltanto un lacerante confronto politico sull’azione svolta dal gruppo dirigente federale.
L’Unci invita pertanto la Fnsi ad evitare un referendum farsa.

L’Unione Nazionale Cronisti, peraltro, di fronte all’inconcepibile contrasto pubblico tra Ordine dei Giornalisti e Federazione,entrambi espressione della stessa categoria, reclama con forza che “in uno spirito di leale collaborazione”
le energie intellettuali e tecniche disponibili siano correttamente indirizzate più che alle polemiche, alla tutela della professione. Professione, oggi come non mai, obiettivo di attacchi concentrici,finalizzati a limitarne la libertà e l´autonomia (leggi ddl Alfano sulle intercettazioni) e a minarne sempre di più la credibilità nei confronti dell´opinione pubblica.

LA RISPOSTA DEL PRESIDENTE DELLA FNSI NATALE

Viareggio (Lucca), 4 aprile 2009. Quello che si terrà entro il 15 giugno non sarà un «referendum farsa», ma «un referendum vero e importante, politicamente vincolante». Così il presidente della Fnsi Roberto Natale, intervenuto oggi alla cerimonia di consegna del Premio Cronista a Viareggio, ha risposto al documento nel quale l’Unci, l’Unione nazionale cronisti italiani, che organizza la manifestazione, chiede che non si svolga il referendum sul contratto di lavoro dei giornalisti perchè reso inutile dalla procedura seguita dai vertici della Fnsi che hanno già reso effettivo l’accordo. «Chiedo all’Unci – ha detto Natale – di ripensarci, poiché il referendum è una grande occasione di dibattito e di confronto nella categoria e ne è stato ribadito il valore politicamente vincolante». Natale, esprimendo un giudizio positivo sull’intesa raggiunta, ha particolarmente insistito sui punti della multimedialità («quelle 18 righe di testo esprimono il diritto-dovere dei cdr di contrattare e discutere le iniziative multimediali»), sull’aumento dei minimi e sul nuovo sistema degli scatti di anzianità e, soprattutto, sul fatto che, «nonostante gli attacchi degli editori, esce comunque intatto nel contratto il ruolo dei comitati di redazione». Nel corso della premiazione, infine, Natale ha voluto simbolicamente dare un premio, una simbolica stretta di mano al presidente Guido Columba, proprio all’Unci «per avere avuto un ruolo trainante tra i giornalisti e tra gli organismi di categoria nella battaglia contro il ddl Alfano sulle intercettazioni». (ANSA).

L’UNCI PREMIA A VIAREGGIO PEPPINO ENGLARO: “UN INTERLOCUTORE CORRETTO”

Tre cronisti, in rappresentanza di tutti i colleghi che hanno seguito la tragica vicenda di Eluana Englaro. Il riconoscimento al padre Beppino di essere sempre un interlocutore disponibile e corretto. Un risarcimento morale a Sami Al Haj rinchiuso,
senza alcuna accusa, per sei anni nella prigione Usa a Guantanamo.
Sono i riconoscimenti che completano l’elenco di coloro che saranno premiati sabato prossimo, 4 aprile, a Viareggio nella cerimonia conclusiva del Premio Cronista 2009 – Piero Passetti, giunto alla 34/ma edizione, presso il Grand Hotel Royal.
La vicenda di Eluana Englaro ha toccato temi di estrema serietà e gravità per tutti.
Davanti a un mondo politico, sociale, culturale e religioso che ha perso la bussola,ricorrendo ad affermazioni inconcepibili e a comportamenti che hanno messo a rischio l’ordinamento democratico e costituzionale, i cronisti nel loro complesso si
sono comportati in modo ineccepibile. Hanno informato i cittadini in modo corretto,completo e puntuale. Mostrando quale sia il vero valore sociale e democratico di una stampa libera e pluralista, un valore insostituibile per uno Stato di diritto.
Per tutti i cronisti che hanno seguito la dolorosa e lacerante vicenda umana di Eluana Englaro, ricevono il Premio Provincia di Lucca Francesca Brunati dell’Ansa,Tommaso Cerno del Messaggero Veneto, Bruno Sokolowicz del Giornale radio Rai.
I cronisti hanno potuto lavorare bene perché hanno trovato davanti a loro Beppino Englaro, un interlocutore sempre corretto e disponibile. Una “fonte” che ogni cronista vorrebbe avere: sempre pronto a rispondere con sobrietà, con modi civili, senza mai smentire 10 minuti dopo quello che detto. Una “fonte”, infine, intelligente che conosce e capisce il diritto-dovere di una società avanzata di essere informata in modo essenziale ma completo e tempestivo sui temi più importanti che la riguardano.
A “Papà Beppino” il Presidente dell’Unci Guido Columba consegnerà il Lingottino d’argento dell’Unci.
Sami Al Haj ( Sami Mohy El Din Mihammed Al Haji), cameraman della televisione del Qatar Al Jazeera, è stato rinchiuso per 6 anni, senza alcun capo di imputazione, nella prigione speciale per “ nemici combattenti” allestita dagli Usa nella loro base
sull’isola di Cuba.
Sami fu catturato in Pakistan il 15 dicembre 2001 perché sospettato di aver realizzato una intervista ad Osama Bin Laden. Con il numero di matricola 345 sulla tuta arancione, è stato rinchiuso per sei anni in una gabbia a Guantanamo e trattato molto duramente. Nel gennaio 2007 ha iniziato uno sciopero della fame ma è stato alimentato a forza. Le pronunce dei tribunali americani contro l’illegittimità costituzionale della detenzione senza accuse e l’intervento, due anni fa, dell’avvocato anglo-americano Clive Stafford Smith hanno infine costretto il governo Usa a restituire la libertà a Sami Al Haj, che ha potuto fare ritorno dalla moglie e dal figlioletto che aveva appena conosciuto.