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PiazzettaVergani.org è un blog curato dal Gruppo Giornalisti Lombardi e intende da un lato essere un tributo al collega Guido Vergani scomparso nel 2005 e dall'altro un momento di confronto su temi politici, sociali ed economici

IL PRESIDENTE DEL GRUPPO CRONISTI IN SALA STAMPA AL PALAZZO DI GIUSTIZIA DI MILANO

Rosi Brandi, presidente del Gruppo Cronisti Lombardi, con il vicepresidente Gianfranco Pierucci ha incontrato questa mattina i colleghi della sala stampa del Palazzo di Giustizia di Milano. Era pure presente il presidente onorario del Gruppo, Annibale Carenzo, anche nella sua veste di decano dei cronisti giudiziari milanesi.
L’incontro è servito a fare il punto della situazione della Sala Stampa e a verificarne le necessità per renderla sempre più adeguata alle esigenze dei colleghi non solo dal punto di vista delle dotazioni tecniche necessarie, ma anche da quello di una migliore vivibilità nella realtà quotidiana. In particolare i cronisti giudiziari hanno espresso l’esigenza di avere a disposizione almeno tre computer (attualmente ce ne sono due uno dei quali ormai vecchio), il miglioramento della linea telefonica esterna e la sostituzione di alcuni arredi pressoché inutilizzabili. I dirigenti del Gruppo anche in relazione alla disponibilità dell’Ordine della Lombardia a dare un proprio concreto contributo, hanno sottolineato i vari problemi burocratici e amministrativi legati alla gestione della Sala Stampa, garantendo il proprio impegno perchè tali problemi possano essere al più presto portati a soluzione.

ADDIO A CANDIDO CANNAVO’

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Candido Cannavò, lo storico direttore della “Gazzetta dello Sport”, ci ha lasciati. La sua pur forte fibra ha ceduto dopo tre giorni alla gravità dell’emorragia che l’aveva colpito giovedì 19. E’ una perdita incolmabile per la “Gazza”, di cui Candido era rimasto comunque, anche dopo il ritiro dalla direzione, la firma più prestigiosa e amata, ma lo è anche per tutto il giornalismo italiano, non solo sportivo. Candido poi, negli ultimi anni, aveva trovato il modo e il tempo, nonostante gli innumerevoli impegni giornalistico-sportivi, di dedicarsi anche al volontariato. Si è avvicinato al mondo delle carceri e da questa esperienza ha scritto “Libertà dietro le sbarre”, si è avvicinato al mondo della disabilità e ha testimoniato la vitalità di quel mondo in “E li chiamano disabili”, e, frequentando don Mazzi e don Rigoldi, ha descritto la loro opera in “Pretacci. Storie di uomini che portano il Vangelo sul marciapiede”. Per la sua diretta esperienza nel mondo delle carceri Candido era anche stato chiamato dalla Giunta del Gruppo Cronisti Lombardi a guidare la giuria della sezione del Premio Guido Vergani dedicato alle pubblicazioni nate nei reclusori della Lombardia.

In questo doloroso momento giungano alla moglie signora Franca, ai figli Alessandro, anche lui apprezzato giornalista al “Corriere”, Marilisa e Marco nonchè al direttore della Gazzetta Carlo Verdelli e alla redazione tutta, le più commosse condoglianze di tutti i Cronisti lombardi.
(Foto da La Stampa.it

UN LIBRO/CRONACA DA LEGGERE NON SOLO AL FEMMINILE

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Nicoletta Sipos si è sempre interessata come giornalista (è caporedattore a “Chi” dopo una lunghissima esperienza prima a “Gente” e poi a “Noi”) ai problemi legati alla condizione femminile. Ora ha affrontato il tema più specifico della violenza sulle donne tra le mura domestiche con un libro, “Il buio oltre la porta (Un matrimonio da favola – Una casa da sogno- Un corpo pieno di lividi)” Sperling&Kupfer, pp.258, 17 Euro). Un libro, abbiamo detto, forse meglio ancora una “cronaca” quotidiana, che va al di là del diario e del romanzo, che racconta la storia di Alice, 42 anni, un marito ricco e famoso, tre figli. Una donna che tutti ritengono “felice” ma che in realtà vive nell’angoscia e nella paura, sottoposta dall’uomo che ama a maltrattamenti feroci solo che lo contraddica. E che per anni sopporta silenziosamente e segretamente.Una condizione non rara, purtroppo – ci dicono le statistiche – e che viene denunciata soltanto da tre donne su cento.
Alice ha solo il nome di fantasia. Perché come ha spiegato Nicoletta Sipos, Alice è una donna vera, che dopo aver trovato finalmente la forza di ribellarsi al suo persecutore vive ora con due dei tre figli, mentre il maschio (il più grande dei tre) già sulle orme del padre a 15 anni, è rimasto con lui.
La sua storia, sempre narrata con una scrittura semplice e senza fronzoli (da vera cronista) avvince e tocca il cuore e l’anima. E’ una denuncia dura, che apre uno squarcio su una impressionante realtà sommersa, e che potrebbe essere di aiuto a tante donne, nella stessa situazione di Alice, per aprirsi e farsi aiutare. E il libro, alla fine, riporta anche gli indirizzi utili di tutte quelle associazioni, di donne e non solo, che possono davvero dar loro una mano.

UMBERTO BRINDANI CI SCRIVE…E SVELA IL (NON) MISTERO

Carissimi colleghi di Piazzetta Vergani,
ho letto il bel contributo su di me e Mentana. Vi ringrazio con tutto il cuore. Ci avete preso, come si dice.
Solo, mi ha un po’ stupito il commento sul presunto “alone di mistero” che ancora oggi aleggerebbe intorno al mio licenziamento. Voglio rassicurarvi, se così si può dire. Non c’è nessun mistero.
Un giorno sono stato convocato, alle 12 per le 17 (ad horas, direbbe Berlusconi), dai direttori generali dell’area periodici della Mondadori. Sono andato, e mi hanno messo davanti al naso la lettera di licenziamento. Le ragioni? Non sono stati capaci di spiegarmele. Non la diffusione: «Non parliamo di copie, non è questo il problema». Nessun rilievo specifico e/o puntuale. Solo vaghe allusioni al fatto di volere un giornale «più televisivo», come se io stessi facendo un settimanale per motociclisti. E la notazione di non aver «saputo o voluto costruirmi una rete di alleanze». Non vado a memoria: siccome sono ingenuo ma non scemo, ho registrato col telefonino tutto il surreale colloquio, a futura memoria.
Non ho rubato, non ho commesso atti impuri, non ho insultato nessuno né litigato con chicchesia. Semplicemente, hanno deciso di rimuovermi.
Sul metodo, avendo lavorato vent’anni in Mondadori, avrei molto da ridire. Sulla sostanza, hanno fatto quello che hanno voluto. Ecco tutto. Fine del mistero.
Grazie per la vostra attenzione e complimenti per il blog.
Umberto Brindani

MENTANA E BRINDANI NON ERANO “ORGANICI”…

(g.p) La parola organico ha diversi significati, ma in questi giorni la si sta usando molto, sia in giornalismo che in politica. Ha aperto la strada Umberto Brindani dando dell’”organico” al suo successore a TV Sorrisi e Canzoni, Alfonso Signorini. Questi ha fatto finta di non capire e buttato la palla in corner cercando di deviare il colpo con riferimenti più o meno apprezzabili a maschili pronostar. Era difatti chiarissimo a che cosa Brindani si riferisse con quel termine: organico a un progetto, organico a un modo di vedere dei vertici della Fininvest e quindi di Mondadori. Brindani si era dimostrato non “organico”, ed è stato fatto fuori dalla sera alla mattina: ora ci sono gli avvocati a cercare di dirimere la questione sul piano legale a proposito della liceità del suo licenziamento.
Oggi la parola organico l’ha ripresa Walter Veltroni in riferimento a Enrico Mentana e, più in generale, a proposito della linea di azione del presidente Berlusconi nei confronti di chi non si adegua alle sue direttive politiche. E’ vero, anche Mentana evidentemente non era più “organico” a Mediaset. Come è accaduto per Brindani. E lui è stato liquidato non dalla sera alla mattina, ma nella stessa serata in cui ha annunciato le sue dimissioni.
Due giornalisti, uno direttore della corazzata periodici Mondadori, l’altro direttore editoriale dei programmi giornalistici di Mediaset messi in disparte non appena non sono più risultati “organici” a qualcuno. Brindani ancor oggi con un certo alone di mistero, Mentana un po’ più chiaramente.
E’ un segnale che noi giornalisti non dovremmo sottovalutare, perchè è indicativo di un certo modo di fare editoria, sia pure giustificando il tutto dietro la trincea del commerciale. Tv commerciale, ergo editoria commerciale “organica” alla tv commerciale.
E l’informazione? Anche quella deve essere evidentemente “organica”, cominciando dal disegno di legge Alfano sulle intercettazioni, per finire chissà dove. Facciamo attenzione cari colleghi, prima che sia davvero troppo tardi.
Per concludere ci sembra opportuno ricordare una poesia di Brecht che in passato abbiamo già pubblicato sul nostro sito. Eccola ancora :

Prima di tutto vennero a prendere gli zingari,
e fui contento perché rubacchiavano.
Poi vennero a prendere gli ebrei,
e stetti zitto perché mi sembravano antipatici.
Poi vennero a prendere gli omosessuali
e fui sollevato perché mi erano fastidiosi.
Poi vennero a prendere i comunisti,
e io non dissi niente perché non ero comunista.
Un giorno vennero a prendere me,
e non c’era rimasto nessuno a protestare.

I VERTICI DEL GRUPPO CRONISTI INCONTRANO IL GEN. FORCHETTI, COMANDANTE REGIONALE DELLA GUARDIA DI FINANZA

Il presidente del Gruppo Cronisti Lombardi, Rosi Brandi, e il vicepresidente Gianfranco Pierucci si sono incontrati questa mattina con il generale Mario Forchetti, comandante della Regione Lombardia della Guardia di Finanza. L’incontro, che era stato richiesto dai vertici del Gruppo e che è stato immediatamente fissato, si è svolto nell’ufficio del generale, nella Caserma Cinque Giornate a Milano, in un clima di cordialità e cortesia. La richiesta del GCL era stata motivata da un fatto contingente, vale a dire la polemica seguita alla pubblicazione sul quotidiano “La Provincia di Sondrio” di un fatto di cronaca avvenuto al confine di Villa di Chiavenna e legato alla scoperta di un traffico di immigrati curdi, ma è stata anche l’occasione per spaziare più ampiamente sui temi del rapporto tra i cronisti e la Guardia di Finanza su tutto il territorio lombardo.
In riferimento al fatto specifico il generale Forchetti ha confermato – come già era stato riferito dai colleghi di Sondrio anche al Gruppo Cronisti Lombardi – che è stato programmato un incontro a livello locale tra il comandante provinciale della Guardia di Finanza di Sondrio, colonnello Marco Selmi, con il vice direttore de “La Provincia di Sondrio”, Pierluigi Comerio. Questo per ristabilire al più presto il clima di collaborazione e di reciproca comprensione dei ruoli e dei compiti dei cronisti da una parte e della GdF dall’altra, che finora non era mai venuto meno.
Il colloquio si è poi soffermato sulla divulgazione delle notizie inerenti alle indagini svolte dalla Guardia di Finanza nei più vari ambiti della realtà sociale e produttiva della Regione. Il generale Forchetti ha sottolineato come la condotta di tutti i Comandi provinciali e territoriali della GdF sia improntata al rispetto della riservatezza delle indagini fino alla loro conclusione e come la divulgazione sia anche legata al rispetto del ruolo della magistratura e delle altre istituzioni coinvolte. Tuttavia ha riaffermato come i comunicati stampa, spesso troppo “stringati” secondo il Gruppo Cronisti, possano essere integrati con un rapporto diretto tra i giornalisti e gli addetti incaricati dei rapporti con la stampa delle varie strutture territoriali.
Brandi e Pierucci, nel salutare il generale Forchetti, lo hanno voluto anche ringraziare per il suo sostegno e la cordiale partecipazione ormai da tre anni al Comitato d’onore del “Premio Guido Vergani, Cronista dell’anno”.

CHIAVENNA: CHIESTO UN INTERVENTO SULLA GUARDIA DI FINANZA

Pubblichiamo la lettera inviata dal presidente dell’Unci Guido Columba al Garante per la tutela dei dati personali, prof. Francesco Pizzetti, sulla vicenda di Chiavenna

Roma, 2/2/2009

Signor Professore,

Le scrivo, d’intesa con la collega Rosi Brandi, presidente del Gruppo Cronisti Lombardi, per chiederLe un intervento presso il comando della Guardia di Finanza di Chiavenna (Sondrio) che venerdì scorso ha impedito ad un cronista de La Provincia, Stefano Barbusca, di svolgere il proprio compito professionale sostenendo, a nostro avviso del tutto indebitamente, che stesse violando le norme della legge 675/1996 sulla tutela dei dati personali, cosiddetta privacy.
La vicenda è iniziata lo scorso 18 gennaio al posto di frontiera tra Italia e Svizzera di Villa di Chiavenna – Castasegna sulla statale 36 dello Spluga. I finanzieri in servizio, in divisa, al valico avevano fermato un furgone sul quale una ventina di profughi curdi stava per essere portata in Svizzera e arrestato il conducente. Il fotografo Dardo Rigamonti, che era sul posto, ha scattato alcune immagini di quanto stava accadendo.
Il giorno successivo il quotidiano La Provincia ha pubblicato nell’edizione di Sondrio un articolo sull’operazione corredato dalle fotografie. L’articolo e le foto, riferiscono i colleghi, hanno provocato una forte irritazione nella Finanza.
Venerdì 30 gennaio, una squadra di sette finanzieri, in divisa, si è presentata nel negozio di fotografia di Rigamonti, in via Carducci nel centro di Chiavenna, per eseguire controlli sulla contabilità.
Il collega Barbusca, giornalista professionista, è stato inviato sul posto dal giornale per rendersi conto di quanto avveniva e riferirne ai lettori. Il cronista aveva con sé la propria macchina fotografica con la quale ha scattato delle foto. A quel punto Barbusca è stato avvicinato dai finanzieri i quali hanno sostenuto che aveva realizzato le immagini in violazione della normativa sulla privacy e hanno messo sotto sequestro l’apparecchio fotografico. Non contenti di ciò si sono fatti consegnare il tesserino dell’Ordine dei giornalisti del collega e hanno sequestrato anche il suo documento professionale.
E’ di tutta evidenza che il comportamento dei militari della Finanza è stato illegittimo poiché i giornalisti, in base a tutta la normativa italiana e comunitaria, hanno il pieno e totale diritto di svolgere il loro compito professionale informando i cittadini di quanto accade. La libertà di informazione e il diritto-dovere di cronaca non possono essere negati da interpretazioni abnormi di leggi e regolamenti.
Quanto accade può e deve, se rilevante ai fini dell’interesse pubblico – come lo era l’arresto in flagranza di un trafficante di esseri umani e un’operazione di polizia tributaria, eseguiti entrambi da militari in divisa in luogo pubblico – essere riferito dai giornalisti ai cittadini. La normativa è molto precisa in materia, lo ha sottolineato con forza nei giorni scorsi il presidente della Consulta Giovanni Maria Flick: “è la Costituzione che vieta ogni forma di censura preventiva sulla stampa, sia diretta sia indiretta”.
E’, tuttavia, molto frequente che per evitare di fornire informazioni ai giornalisti o per negare che una vicenda sia accaduta, forze di polizia, ospedali, scuole, squadre di calcio, etc. si facciano improprio e indebito scudo della legge sulla tutela della privacy sostenendo che nulla può essere rivelato.
E’, a nostro avviso, un ricorso del tutto illegittimo a una normativa che ha finalità molto diverse da quelle di impedire che i cittadini sappiano ciò che accade.
Già in passato ci siamo rivolti diverse volte al Suo predecessore Rodotà sollecitando interventi positivi in sostegno della libertà di informazione – che la Costituzione sancisce sia diritto dei cittadini, e del diritto-dovere di cronaca.
Chiediamo, pertanto anche a Lei di chiarire in modo inequivocabile, in primo luogo alla Guardia di Finanza di Chiavenna, che gli avvenimenti di cronaca, il fatto accaduto in pubblico, costituiscono notizie che i cronisti hanno tutto il diritto-dovere di riferire e i cittadini tutto il diritto di conoscere.
Grazie per l’attenzione,

Guido Columba