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PiazzettaVergani.org è un blog curato dal Gruppo Giornalisti Lombardi e intende da un lato essere un tributo al collega Guido Vergani scomparso nel 2005 e dall'altro un momento di confronto su temi politici, sociali ed economici

LA MANIFESTAZIONE A VENEZIA CONTRO IL DDL ALFANO

Fra la gente del mercato di Rialto, sabato 28 giugno, a distribuire volantini e spiegare che la battaglia per la libertà di stampa e per la qualità dell’informazione non è “affare” di pochi, giornalisti, editori, magistrati, addetti ai lavori, bensì un baluardo democratico patrimonio di una società civile e pluralistica.
Su iniziativa del Sindacato giornalisti del Veneto e del Gruppo cronisti veneti, i giornalisti della carta stampata, delle radio-tv, degli uffici stampa, dei siti on line sono scesi in piazza, primi in Italia, per manifestare contro il cosiddetto disegno di legge sulle intercettazioni, presentato dal ministro Alfano: il vero obiettivo
non è la tutela della privacy – diritto sacrosanto cui i giornalisti si attengono anche con regole deontologiche e di autoregolamento bensì quello di imbavagliare l’informazione, impedendo l’accesso alle fonti, vietando di pubblicare le istruttorie giudiziarie se non quando si è arrivati alla prima udienza, mettendo i giornalisti in galera e sanzionando pesantemente gli editori.
“Aiutateci a difendervi”: questo l’appello lanciato ai cittadini, insieme alla Fnsi, all’Unci, e all’Ordine del Veneto. “La nostralibertà di informarvi in maniera corretta, trasparente, tempestiva è la vostra libertà di sapere e di conoscere”.
Se passassero le modifiche proposte dal Governo, non si potrebbe più scrivere di fatti che investono e stravolgono la vita di ognuno di noi: il pirata della strada che, ubriaco o drogato, ammazza madre e figlioletto sulle strisce pedonali, le banche che promuovono bond-truffa, le cliniche degli orrori con medici spregiudicati che diagnosticano false patologie per incassare i finanziamenti pubblici, i politici corrotti che amministrano nel nome del proprio tornaconto, i magistrati fannulloni che fanno scarcerare i boss della mafia per decorrenza dei termini della custodia cautelare.
Sì ai diritti, no ai bavagli: i giornalisti veneti sono dalla parte dell’informazione libera, autonoma e indipendente. L’emergenza è tale che a livello nazionale, Fnsi, Unci e Ordine, hanno costituito un tavolo per rispondere con fermezza e determinazione ai continui attacchi alla stampa che arrivano non solo dalla politica, ma anche
dalla magistratura che sempre più spesso ricorre al metodo delle perquisizioni in redazione o a casa dei giornalisti per impedire l’esercizio del diritto-dovere di cronaca sancito dalla Costituzione.
Da Rialto in corteo fino a piazza San Marco: a sfilare una delegazione di giornalisti di diverse testate provenienti anche da Padova, Vicenza e Rovigo. Insieme al segretario del Sindacato giornalisti del Veneto, Daniele Carlon, e al presidente del Gruppo cronisti veneti, Ugo Dinello, anche il presidente dell’Ordine dei
Giornalisti del Veneto, Gianluca Amadori, il componente della giunta nazionale Fnsi, Enrico Ferri, e il presidente dell’Unione nazionale cronisti italiani, Guido Columba. Numerose le attestazioni di solidarietà. Ma questo è solo l’inizio.

SINDACATO GIORNALISTI DEL VENETO VENEZIA
GRUPPO CRONISTI VENETI

INTERCETTAZIONI: RIDIAMOCI ANCHE SU

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Le tre vignette sono di Stefano Rolli, giornalista nonché vignettista de Il Secolo
XIX. Verranno usate anche per un volantino che verrà distribuito a Venezia alla manifestazione di sabato 28 giugno, al Mercato di Rialto, contro il decreto sulle intercettazioni e indeta anche per informare e far capire ai cittadini che quel disegno di legge non riguarda solo la libertà dei cronisti, ma soprattutto la loro.

LA FNSI CONTRO LE CENSURE DEL DDL ALFANO

La Federazione Nazionale della Stampa Italiana comunica:
Il Consiglio Nazionale della Fnsi ha approvato il seguente documento con due astensioni
“Il Consiglio Nazionale della Federazione Nazionale della Stampa Italiana si oppone alla censura
anticostituzionale che le norme contenute nel disegno di legge Alfano comportano a danno del
diritto dei cittadini ad essere informati.
La tutela della privacy è un diritto e un valore anche per noi giornalisti, e come tale è regolata da
precise norme deontologiche; ma essa non può essere usata come pretesto per introdurre il divieto
di pubblicare ogni notizia relativa a qualsiasi attività di indagine fino all’udienza preliminare.
Con queste regole, indipendentemente dalle intercettazioni, i cittadini non avrebbero saputo niente
per anni sul crack Parmalat, su Calciopoli, sulla clinica Santa Rita.
Il Consiglio Nazionale della Fnsi conferma le scelte compiute dalla Giunta Esecutiva riunita con la
Consulta delle Associazioni Regionali di Stampa, a partire dalle iniziative nei confronti dei Gruppi
Parlamentari affinché dal disegno di legge scompaiano le norme limitative e punitive della libertà
di informare.
Il Sindacato dei giornalisti promuoverà iniziative pubbliche di dibattito e approfondimento anche
del ruolo della categoria, all’interno dell’attuale quadro normativo e deontologico.
A fronte del permanere della volontà di introdurre norme che consideriamo profondamente
sbagliate sarà inevitabile lo sciopero generale dei giornalisti.
Il Consiglio Nazionale della Federazione Nazionale della Stampa Italiana dà mandato alla
Segreteria nazionale di chiedere una rapida convocazione del Comitato di emergenza costituito tra
Fnsi, Ordine e Unione Cronisti al fine di programmare le iniziative conseguenti.”

LA PROCURA DI GENOVA VIETATA AI CRONISTI

Da Senza Bavaglio
Da un mese la procura genovese è sbarrata ai giornalisti. Nelle ultime settimane ci vietano anche di sostare nelle scale tra l’ufficio delle notifiche e il corridoio della procura al nono piano del palazzo di giustizia.
A controllare i nostri passaggi ci sono i poliziotti della procura spesso utilizzati in funzione anti-stampa. La decisione è stata presa dal procuratore capo Francesco Lalla in seguito alle indiscrezioni, intercettazioni e richiesta di misure cautelari legati all’inchiesta mensopoli che fuori Genova non ha fatto troppo rumore, ma qui ha fatto dimettere due assessori e mandato a casa il braccio destro del sindaco. In base a un regolamento è nei poteri del capo della Procura decidere una restrizione nei rapporti con la stampa ma poi dovrebbe nominare un portavoce. E questo non succede.
Lalla ha colto l’occasione anche per eliminare le tensioni fra i procuratori ed eliminare eventuali invidie fra quelli che finiscono sulle pagine dei giornali e quelli no, quelli che hanno indagato sulla polizia e quelli sui manifestanti in occasione del g8 e altre questioni. Come se cacciare i giornalisti potesse essere il rimedio per tutti i guai.
Ordine e Ligure hanno cercato alcune strade: prima hanno informato sindacati, istituzioni locali, giornali della questione senza ricevere solidarietà da nessuno. Il presidente dell’ordine ligure Attilio Lugli che è anche un cronista di giudiziaria ha incontrato Lalla quattro volte tentando una mediazione amichevole. Ma per ora il succo non cambia. I direttori delle testate cittadine o nazionali con pagine su Genova non hanno mai mosso un
dito, nonostante siano proprio i cronisti di palazzo i più danneggiati dal provvedimento. Morale siamo tutti fuori.
Come sapete, parlare con un giudice spesso è fondamentale per dare un’informazione corretta. A volte (per fortuna rare) le forze dell’ordine in conferenza stampa non hanno dato una corretta versione dei fatti. A me è
capitato che una volta un maresciallo titolare di un’inchiesta su una truffa su multiproprietà si vantasse di aver fatto una caterva di arresti. Una parte effettivamente furono fatti da Genova, altri dalla Guardia di finanza
di Torino con arresti in Veneto. Non so se rendo l’idea. L’Ansa fu costretta a rettificare.
Il pm mi disse: dovete sempre passare dalle toghe e chiedere. Consiglio prezioso. Quante volte davanti a un incidente sul lavoro, omicidi, inchieste su inquinamento ambientale la fonte della procura serve per avere un quadro chiaro. Anche perchè il procuratore è l’unico che ha in mano le varie fasi dell’indagine, le varie fonti.
Quindi sfatiamo il mito. I pm non forniscono quasi mai materiale scottante,intercettazioni, chissà quali rivelazioni ma sono sempre per i giornalisti, specie per chi fa cronaca giudiziaria tutti i giorni, una fonte
importantissima. Bloccare ogni contatto temendo la fuoriuscita di notizie non pubblicabili, è ridicolo. Spezza una rapporto consolidato di fiducia e rispetto. Impedisce a un potere (la stampa) il controllo su un altro potere
(quello giudiziario). In una democrazia dovrebbe essere utile ad entrambi.
Alessandra Fava

MANIFESTAZIONE DEI CRONISTI LOMBARDI CONTRO IL DDL SULLE INTERCETTAZIONI

La giunta del Gruppo Cronisti Lombardi, presieduta da Rosi Brandi, si è riunita a Milano giovedì 25 giugno per decidere le iniziative in sede locale contro il disegno di legge sulle intercettazioni. Alla riunione sono intervenuti anche Giovanni Negri e Paolo Chiarelli, presidente e vicepresidente dell’Associazione Lombarda Giornalisti. In particolare Negri ha sottolineato l’unità di intenti che deve guidare tutti gli organismi rappresentativi di categoria per fronteggiare i sempre più gravi problemi che si prospettano in campo sindacale e non solo. Il presidente dell’Alg ha garantito il proprio sostegno e la propria adesione alle proposte del Gruppo Cronisti per una manifestazione pubblica a metà luglio in Piazzetta Vergani a Milano. Scopo principale della manifestazione, cui sarà presente anche il presidente dll’Unione Nazionale Cronisti Guido Columba, informare l’opinione pubblica dei rischi che l’approvazione del provvedimento sulle intercettazioni comporta per tutti i cittadini, al di là delle sanzioni espressamente previste per i giornalisti che le pubblichino.
Milano 25 giugno 2008

L’APPELLO DEGLI STAGISTI: OBBLIGATORIO UNO STIPENDIO

Alla cortese attenzione del Gruppo Cronisti Lombardi

del presidente Rosi Brandi
del vicepresidente e tesoriere Gianfranco Pierucci
del presidente onorario Annibale Carenzo

e dei Consiglieri

Inviamo in allegato, per conoscenza, il testo dell’appello per gli stagisti giornalisti indirizzato all’Ordine dei giornalisti e alla Fnsi. L’elenco dei firmatari è stato inviato all’Odg e alla Fnsi.
Sono state finora raccolte 113 firme. Cento giornalisti e tredici persone esterne all’Ordine (per la maggior parte coinvolte, a vario titolo, nella sfera del giornalismo).
Dei cento giornalisti, 73 sono iscritti all’albo dei professionisti. Poi c’è un pubblicista, e gli altri 26 sono praticanti (per la maggior parte allievi delle scuole di giornalismo).
Quella che proponiamo è una soluzione semplice, tesa a correggere almeno un po’ l’iniquità di un praticantato di serie A (con l’art. 35) e un praticantato di serie B (nelle scuole, facendo stage gratuiti nelle redazioni). Proponiamo che sia obbligatorio che gli stagisti praticanti nelle redazioni percepiscano almeno la metà dei soldi che prende un praticante regolarmente assunto.
In questo modo pensiamo che si verrebbe a riequilibrare anche il conflitto di interessi che in primavera scoppia tra praticanti delle scuole di giornalismo e giornalisti disoccupati: oggi per gli editori gli stagisti sono una risorsa a costo zero, infinitamente più convenienti di una “sostituzione estiva”. Se invece la convenienza si riducesse a poche centinaia di euro, è probabile che gli editori ricomincerebbero a fare più contratti ai giornalisti già professionisti.
La raccolta di firme nel frattempo prosegue all’indirizzo di posta elettronica appellostagistigiornalisti@gmail.com.

Ringraziamo anticipatamente per l’attenzione. Cordiali saluti,
******************
TESTO DELL’APPELLO:

All’Ordine dei Giornalisti – Sede nazionale, Roma

E alla Federazione Nazionale della Stampa Italiana

Ogni anno circa 600 giovani praticanti giornalisti affollano, per periodi più o meno brevi, le redazioni di giornali, radio, televisioni e siti web, inquadrati come «stagisti». Sono gli allievi delle venti scuole di giornalismo attive oggi in Italia, che durante i 18 mesi di praticantato giornalistico hanno l’obbligo di svolgere appunto due o più stage in testate giornalistiche «vere» per completare l’iter formativo. Oltre a questi, vi sono ogni anno altre centinaia di ragazzi, perlopiù provenienti dalle università, che a vario titolo svolgono stage all’interno delle redazioni.
Il fatto che nella maggior parte dei casi siano bravi e già preparati alla professione giornalistica e che possano lavorare a titolo gratuito (sebbene, nel caso delle scuole, obbligatorio: infatti un allievo praticante giornalista non può rifiutarsi di fare gli stage previsti dal percorso formativo, pena l’annullamento del praticantato), è ovviamente per tutte le testate giornalistiche un vantaggio. Specialmente nel periodo estivo.
Un «conflitto di interessi» che vede da una parte i praticanti allievi delle scuole e gli altri stagisti, e dall’altra i giornalisti disoccupati speranzosi di ottenere un contratto di sostituzione estiva e spesso rimpiazzati appunto dagli stagisti. Per risolverlo, l’Ordine ha recentemente pensato di vietare gli stage nelle redazioni nei mesi di luglio e agosto.
Ma gli stage sono il momento più importante delle scuole di giornalismo, l’unico legame tra gli allievi e il mondo del lavoro vero: ed è proprio in estate, quando le redazioni si svuotano, che più facilmente un praticante trova una scrivania libera nella quale sistemarsi, e un po’ di spazio per dimostrare le proprie capacità.
Vietare gli stage estivi ci sembra pertanto una soluzione che andrebbe completamente a scapito dei futuri giornalisti.
Proponiamo invece un’altra soluzione: rendere un po’ meno conveniente, per gli editori, prendere gli stagisti a lavorare nelle redazioni. Come? Prevedendo una retribuzione minima per le persone in stage nelle redazioni.
In questo modo si scoraggerebbe chi negli stagisti cerca solamente un escamotage per risparmiare, si metterebbe un po’ in equilibrio la «concorrenza sleale» tra allievi delle scuole e giornalisti disoccupati, e si ripristinerebbe anche il fondamentale rapporto consequenziale tra impegno, lavoro e retribuzione, che negli stage (non solo nel mondo giornalistico) viene troppo spesso dimenticato.
Chiediamo all’Ordine e alla FNSI, che hanno il compito di tutelare la professionalità e il rispetto del giornalista (sia egli assunto o collaboratore, pubblicista, praticante o professionista), di intervenire in merito imponendo che i praticanti provenienti dalle scuole ricevano una retribuzione minima non inferiore al 50% di quella che verrebbe erogata a un praticante regolarmente assunto. E che comunque tutti gli stagisti, a qualsiasi titolo, ricevano un compenso non inferiore ai 600 euro netti al mese.

Milano, martedì 10 giugno 2008

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LA RISPOSTA DI ROSI BRANDI, PRESIDENTE DEL GRUPPO CRONISTI LOMBARDI

Cari colleghi,

Vi ringrazio per aver messo al corrente il Gruppo Cronisti Lombardi e anche l’Unione Nazionale Cronisti della battaglia che state conducendo per riequilibrare quello che voi giustamente chiamate “conflitto di interessi” fra praticanti delle scuole di giornalismo e i disoccupati.
E’ un problema che ben conosciamo, da molto tempo, al quale bisogna dare una soluzione. Certo il momento non è favorevole, vista la perdurante assenza del contratto collettivo e i continui attacchi alla libertà di stampa da parte del mondo politico (vedi ddl sulle intercettazioni), ma questo non può distoglierci dal dare una risposta alle legittime istanze dei colleghi più giovani.
Da parte nostra Vi garantiamo la massima attenzione, inoltre provvederemo a sollecitare l’Ordine Nazionale e la Federazione della Stampa per giungere a una risposta concreta al più presto.
Teneteci aggiornati.
Cordiali saluti,
Rosi Brandi
Presidente Gruppo Cronisti Lombardi

GIORNALISTI: UNCI, SI DEVE SPEZZARE L’ASSEDIO

I giornalisti italiani devono spezzare l’assedio al quale sono sottoposti da politici, magistrati, poteri di ogni genere, accomunati dall’obiettivo di controllare l’informazione impedendo ai giornalisti di riferire la verità sostanziale dei fatti e di fornire ai cittadini una falsa visione della realtà nella quale far apparire soltanto le cose a loro favorevoli.
L’Unione Nazionale Cronisti Italiani chiederà quindi, al Consiglio nazionale della Fnsi in programma mercoledì 25 giugno di organizzare subito manifestazioni pubbliche in collegamento con sindacati, categorie e gruppi professionali, movimenti sociali e civili per creare una grande mobilitazione a difesa e rilancio della libertà di stampa in vista dello sciopero generale della categoria che deve essere attuato quanto prima.
Se anche un vescovo della religione cattolica, come è accaduto ieri a Padova, si mette a cacciare dalla chiesa i cronisti che scrivono la verità, vuol dire che la misura è colma e che proprio tutti ritengono di poter distorcere a loro favore il diritto costituzionale dei cittadini di sapere in modo tempestivo, compiuto e corretto tutto quello che accade.
A negare il diritto-dovere di cronaca ci sta, infatti, già provando pesantemente il governo con un disegno di legge che cerca di imporre un “silenzio tombale di tipo staliniano” su tutta l’attività della magistratura e le indagini giudiziarie, tanto che un cronista non potrebbe più scrivere che promotori finanziari senza scrupoli stanno truffando decine di migliaia di piccoli risparmiatori.
Pesanti limitazioni al diritto-dovere di cronaca vengono anche dalle abnormi decisioni della magistratura – da ultima quella di Biella che ha sospeso dalla professione due cronisti della Voce di Chiasso e uno de Il Corsivo di Aosta – che colpisce pesantemente i giornalisti che cercano di svolgere il loro compito professionale.
I giornalisti hanno il dovere morale di reagire a uno stillicidio di iniziative e azioni che concorrono tutte a negare la libertà di stampa e mettere l’informazione sotto tutela e di farlo subito, prima che sia troppo tardi .

GUIDO COLUMBA FA IL PUNTO SULLE INIZIATIVE CONTRO IL DDL INTERCETTAZIONI

Il Presidente Roma, 21/6/2008

Cari colleghi, la Giunta, riunita ieri a Roma per l’incontro tra il presidente della Corte Costituzionale Bile e i vincitori del Premio Cronista, ha esaminato la situazione del disegno di legge sulle intercettazioni e le proposte di iniziativa.

La Giunta, preso atto che la Fnsi e l’Ordine questa volta sono schierati da subito e con chiarezza a difesa della libertà di informazione, ha dato indicazione di avviare da subito iniziative in ambito locale (il tipo e la data sono demandate ai direttivi regionali) per far vedere che i cronisti ci sono e sono decisamente contro questa legge che, come spiega Alessandro Galimberti sul nostro sito, farebbe cessare l’informazione giudiziaria.

Le iniziative sono anche finalizzate a far crescere la mobilitazione dei colleghi verso una manifestazione di carattere nazionale (vedremo se a Roma o rinnovando, tutte nella stessa data, le iniziative regionali). Inoltre sia la scorsa settimana quando sono stato inviato alla Giunta della Fnsi, sia mercoledì nel Cn della Fnsi, continuerò a stimolare Fnsi ed Associazioni a continuare lo sbarramento al provvedimento.

Dalle proposte formulate sono uscite alcune idee. Le principali sono: sciopero totale , tipo Black out; richiesta di escludere gli “uomini pubblici” dall’applicazione della legge; tentativo di intervenire su Blog e siti dei parlamentari e intervenire su quelli iscritti all’ordine; coinvolgere sindacati e categorie sociali e professionali per ampliare la platea dei contrari; non sono mancate idee più “movimentiste” come quella dei colleghi veneti di distribuire volantini. Le iniziative regionali potrebbero essere più produttive se si riuscisse a farvi partecipare i parlamentari locali. Importanti sono anche i nostri siti, come quello lombardo www.piazzettavergani.org.

Tutte le iniziative devono puntare a sottolineare che : 1) è il diritto costituzionale, art 21, dei cittadini ad essere informati che viene represso; il diritto di cronaca è dei cittadini, i cronisti hanno il dovere di farla. 2) il governo imbroglia quando dice che pensa alle intercettazioni: in realtà impedendo l’informazione sulla attività giudiziaria (magistrati e polizia) non si potrà più scrivere che una società sta truffando migliaia di piccoli risparmiatori. 3) se i magistrati avessero tolto – come prevede la legge – le intercettazioni delle persone estranee non ci sarebbero problemi; comunque i giornalisti non vogliono indagare nella vita di nessuno, se qualcuno ha sbagliato deve essere punito e si può rafforzare la funzione dell’Ordine. Tenetemi informato.

Cordiali saluti Guido Columba

ABANO E CHIVASSO, CRONISTI SOTTO TIRO DI VESCOVO E GIUDICE

Ad Abano e Chivasso due episodi pericolosi contro i cronisti. Protagonisti un vescovo, quedllo di Padova, e un giudice, quello di Biella. Forte la protesta dell’Unci dei cronisti veneti e piemontesi, dei sindacati dei giornalisti di Venezia e Torino. Ad essa aggiungiamo anche quella dei Cronisti Lombardi.

VESCOVO CACCIA CRONISTA: INTOLLERABILE E INACCETTABILE
Intollerabile e inaccettabile. Non ci sono altri aggettivi per definire quanto successo stamattina nella chiesa di San Bartolomeo a Monterosso di Abano, dove il vescovo di Padova, monsignor Antonio Mattiazzo, in visita pastorale nell’ex parrocchia di don Sante Sguotti, il prete innamorato ridotto allo stato laicale dal Papa, ha cacciato il collega Gianni Biasetto, collaboratore del “Mattino” di Padova.
L’unica colpa ascritta al giornalista è quella di aver fatto il proprio mestiere riportando l’evoluzione di una vicenda che è rimbalzata sulle cronache nazionali e internazionali. Ora la cosa può piacere o non piacere ma siamo in uno Stato laico in cui vigono la libera espressione delle opinioni, il dibattito pluralista e per i giornalisti il diritto-dovere di informare i cittadini in maniera corretta e trasparente nel rispetto delle leggi e della deontologia professionale. Dispiace questo “scivolone” del vescovo di Padova, autorevole riferimento per la società civile tutta con cui a questo punto è necessario un confronto.
Il Sindacato giornalisti del Veneto, con il Gruppo Cronisti Veneti e l’Unione nazionale cronisti italiani, nell’esprimere piena solidarietà a Gianni Biasetto additato al pubblico ludibrio, alla messa della domenica, e umiliato anche nel suo essere cattolico praticante, condanna con fermezza questo episodio. Tanto più grave perché giunto in un momento in cui l’informazione e i giornalisti sono sottoposti a intimidazioni continue ” buon” ultimo il disegno di legge sulle intercettazioni – tese a limitare con pesanti sanzioni penali e pecuniarie, la libertà di informare e il diritto di essere informati.
Il Sindacato giornalisti del Veneto Venezia, 22/6/2008
Il Gruppo cronisti veneti
L’Unione nazionale cronisti italiani
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LA VOCE DI CHIVASSO: LA SOSPENSIONE E’ ABNORME

L’Unione Nazionale Cronisti Italiani, assieme al Gruppo Cronisti Piemonte, è solidale con i colleghi del settimanale locale “La Voce di Chivasso” condannati, con una decisione abnorme, alla sospensione di sei mesi dalla professione.
Il giudice Claudio Passerini del Tribunale di Biella, dopo aver ritenuto i colleghi responsabili di diffamazione ha ritenuto di applicare la pena accessoria della sospensione dalla professione. Un provvedimento abnorme e che in questi termini non ha precedenti perché priva dei professionisti del loro ruolo e dello stipendio per una responsabilità del tutto marginale. I colleghi non sono dei criminali, ma dei giornalisti che hanno riferito in buona fede ciò che è accaduto.
La legge numero 69 del 3 febbraio 1963, che disciplina la professione giornalistica, attribuisce la possibilità di comminare la sanzione della sospensione esclusivamente al Consiglio dell’Ordine dei giornalisti, mentre spetta eventualmente alla magistratura l’interdizione dai pubblici uffici: e questa indicazione è sempre stata rispettata.
L’interpretazione data dal giudice Passerini all’articolo 30 del Codice Penale è quindi sbagliata, fuorviante e in contrasto con la tutela costituzionale della libertà di stampa che non può essere oggetto di autorizzazioni o censure.
Unci e Cronisti piemontesi ribadiscono quindi la solidarietà ai colleghi coinvolti e al loro direttore che, per protesta, ha deciso di far uscire il prossimo numero del suo settimanale con la prima pagina completamente bianca.
La vicenda di Chivasso costituirà uno dei capitoli del Libro bianco sugli “orrori” che i magistrati compiono un po’ in tutta Italia contro i cronisti che l’Unci sta compilando.

IL LICENZIAMENTO DI BRINDANI, DAVVERO UN MISTERO?

Da oggi, 23 giugno Alfonso Signorini è a tutti gli effetti il nuovo diretore di Tv, Sorrisi e Canzoni, la corazzata Mondadori in fatto settimanali dedicati alla tivù. Signorini rimane anche direttore di Chi, e sono in molti a chiedersi come farà a dividersi tra i due settimanali di Segrate. C’è chi pensa che quello di Signorini sarà solo un interregno, poche settimane, forse fino a settembre, per dare il tempo a Nini Briglia, a Vallardi e agli altri responsabili Mondadori di scegliere il vero successore di Umberto Brindani, cui è stato dato il benservito in un modo che ha lasciato sorpresi anche i più attenti osservatori del mondo dei periodici italiani.
Il defenestramento di Brindani, cui è stato sempre riconosciuta una grande professionalità e un ottimo rapporto con la redazione, ha creato una vera e propria rivolta tra i lettori più affezionati di Sorrisi. Per averne un’idea basta collegarsi al sito www.tvblog.it. Al di là dell’editoriale e della ripresa di un’intervista rilasciata nel 2006, resta il fatto degli oltre cento commenti inviati dai lettori, tutti schierati dalla parte di Brindani (a parte qualche rarissima eccezione), moltissimi pronti a gettare nel cestino il giornale, altri schierati (forse un po’ troppo affrettatamente) contro Signorini nella falsa convinzione che il buon Alfonso sappia solo di gossip e poco di giornalismo.
Molti infine si chiedono il perché del siluramento, evidentemente poco avvezzi alla vita dei giornali e ai difficili rapporti che spesso (per la verità molto meno di una volta quando i direttori erano con la “D” maiuscola e non erano sotto tutela di publisher, pubblicitari e strateghi di marketing) si instaurano tra direttori ed editori.
Ma quali potrebbero essere state le ragioni del licenziamento e del probabile inizio di un lungo contenzioso legale tra Mondadori e Brindani? Una delle voci più insistenti che circolano è quella che i numeri del giornale, nonostante le lodi che si possono trovare in TVblog per la nuova veste e i nuovi contenuti, siano molto al ribasso, con perdite nelle vendite superiori al 10%.
Voci più insistenti, che non sono quelle degli uscieri tanto cari a Dagospia, parlano invece di un rapporto fiduciario che si sarebbe incrinato all’improvviso tra Brindani e la proprietà. Quando, come e perché resta un mistero, tanto più che Brindani e proprietà sembra siano stati visti in buona armonia anche di recente, in pubblico, in occasione delle nozze Briatore-Gregoraci. Invece, proprio a pochi giorni da quell’evento, è arrivato il siluramento.
Chi avrà visto giusto? Forse non lo sapremo mai. Resta il fatto che in tutto il settore periodici c’è un gran malessere. Le cose, pubblicitariamente e diffusionalmente parlando non vanno troppo bene, dopo Luciano Regolo a Novella e ora Brindani a Sorrisi, qualche poltrona di direttore starebbe scricchiolando anche altrove…
Ma arriva il gran caldo, arriva l’estate e questo è notoriamente il periodo d’oro per settimanali gossippari e non. Speriamo che il mercato dia qualche segno di miglioramento e i malumori passino. Se no a settembre, potremmo vederne delle belle.