Feed RSS

PiazzettaVergani.org è un blog curato dal Gruppo Cronisti Lombardi e intende da un lato essere un tributo al collega Guido Vergani scomparso nel 2005 e dall'altro un momento di confronto su temi politici, sociali ed economici.

UNA RIFLESSIONE, RILEGGENDO BRECHT

La poesia che pubblichiamo è stata scritta da Bertold Brecht, sulla base di uno scritto del Pastore Niemoeller.
Ci sembra estremamente attuale e fonte per qualche spunto di riflessione.
*******************************

Prima di tutto vennero a prendere gli zingari,
e fui contento perché rubacchiavano.
Poi vennero a prendere gli ebrei,
e stetti zitto perché mi sembravano antipatici.
Poi vennero a prendere gli omosessuali
e fui sollevato perché mi erano fastidiosi.
Poi vennero a prendere i comunisti,
e io non dissi niente perché non ero comunista.
Un giorno vennero a prendere me,
e non c’era rimasto nessuno a protestare.

*******************************

NIENTE DECRETO SULLE INTERCETTAZIONI, MA NON ABBASSARE LA GUARDIA

Per l’Unione Cronisti rimane tutto intero l’allarme per l’intenzione del governo di impedire che i cittadini siano correttamente, compiutamente e tempestivamente informati sull’andamento delle inchieste giudiziarie. Il fatto che non abbia fatto ricorso al decreto legge per anticipare e fare entrare immediatamente in vigore le norme contenute nel disegno di legge trasmesso alla Camera, infatti, non costituisce un ripensamento sul merito del problema, ma solo la constatazione che non c’erano i tempi e le condizioni politiche, istituzionali e sociali per forzare la mano.
Resta quindi del tutto attuale l’elaborazione teorica e politica che l’Unci, in raccordo con Fnsi e Ordine dei Giornalisti, ha fatto sulle norme del disegno di legge che impedirebbero ai cittadini di essere messi a conoscenza di scandali, ruberie, malasanità, malversazioni pubbliche e private e ai cronisti di adempiere al loro dovere professionale ed etico di riferire la verità sostanziale dei fatti. Verità che non ha bisogno, in quanto tale, di essere accompagnata da particolari ininfluenti ai fini della conoscenza delle vicende e degli sviluppi delle inchieste, in particolar modo di quelli relativi a persone non coinvolte nelle indagini.
L’Unci conferma perciò il programma di mobilitazione di cittadini e giornalisti che per adesso prevede, dopo il corteo a Venezia del 28 giugno, iniziative il 15 luglio a Viareggio, il 19 luglio a Milano, il 30 agosto a Latina, il 15 settembre a Firenze.
I cronisti confidano che la pausa estiva induca governo e forze politiche a rivedere l’attuale impostazione e a garantire ai cittadini il diritto di essere informati e sono convinti che a questo fine potrà rivelarsi molto utile l’azione dei Presidenti del Parlamento.

I GIUDICI EUROPEI INTRANSIGENTI SULLA LIBERTA’ DI ESPRESSIONE

La Corte di Giustizia Ue ha cancellato la condanna civilistica a un giornalista greco, che dovette pagare 58 mila euro a un ex collega diventato deputato, sentitosi diffamato dall’espressione . Lo Stato dovrà anche restituire per intero la somma pagata dal giornalista per il risarcimento.
I giudici europei sostengono che il deputato, in quanto tale, deve accettare l’esercizio di critica anche quando molto è molto aspro. Ma non solo: per valutare la diffamazione, il tribunale non deve fermarsi alle parole contestate, ma valutare il contesto in cui vengono espresse e, soprattutto, i giudici devono valutare l’interesse pubblico.
Una lezione di stile e di legalità di cui dovrà tener conto anche il legislatore italiano, strenuamente impegnato nella sua battaglia contro i giornalisti e contro il diritto di cronaca. (ag)

L’ARTICOLO PUBBLICATO SUL “SOLE- 24 ORE”
di Marina Castellaneta
I giornalisti condannati in sede civile per diffamazione dai tribunali nazionali, con sentenze non conformi ai principi sulla libertà di espressione garantiti dalla Corte europea dei diritti dell’uomo, hanno diritto a ottenere il risarcimento del danno materiale, che equivale all’importo versato al diffamato.
È un passo avanti nella tutela della libertà d’informazione quello raggiunto dalla Corte europea nella sentenza depositata il 5 giugno 2008 (ricorso 15909/06, «I Avgi Publishing» e Karis), con cui non solo ha condannato la Grecia ma ha anche costretto le autorità elleniche a cancellare del tutto le conseguenze della condanna per diffamazione.
Si tratta di una decisione destinata ad avere un impatto anche economico sugli Stati che, nei casi in cui i tribunali nazionali condannino per diffamazione un giornalista, non uniformandosi alla prassi della Convenzione europea, saranno tenuti a risarcire direttamente il danno al reporter, equivalente all’importo corrisposto da quest’ultimo alla persona diffamata, incluse le spese processuali.
Poco importa che un simile giudizio possa essere considerato - come rivendicato dalla Grecia nella sua difesa - una ripetizione del procedimento litigioso e conduca a «un ribaltamento dell’autorità di cosa giudicata delle giurisdizioni interne». Quello che conta - ha osservato la Corte - è che ai giornalisti venga garantito il diritto di informare secondo l’articolo 10 della Convenzione, che include anche il diritto dei cittadini a ricevere informazioni.
Alla Corte europea si erano rivolti un reporter greco e il suo editore condannati a risarcire un altro giornalista, diventato deputato, con una somma di 58mila euro. Sia la Corte d’appello di Salonicco, sia la Cassazione avevano ritenuto che l’espressione «noto sfrenato nazionalista» utilizzata contro il politico, che aveva organizzato una manifestazione della destra contro il garante della protezione dei dati, fosse diffamatoria. La frase in realtà è, per la Corte, un giudizio di valore e non un fatto, non suscettibile di prova sulla base di elementi materiali.
Una critica aspra, certo, che però non deve essere valutata cercando di accertare la sua veridicità con riferimento al carattere e alla reputazione della persona offesa. Che peraltro - osserva la Corte - è una persona pubblica e quindi esposta più di altri a critiche.
La posizione di Strasburgo e quella dei tribunali nazionali diverge proprio sul peso da attribuire alle parole utilizzate in un articolo.
Per i giudici greci quello che conta, per arrivare alla condanna, è l’impiego di un’espressione non confortata dai fatti, mentre per la Corte europea le espressioni utilizzate devono essere collocate nel contesto dell’articolo, tenendo conto di alcuni fattori supplementari. Sbagliano quindi i giudici nazionali quando fondano la condanna per diffamazione, anche in sede civile, ricavando la volontà del giornalista di diffamare da una singola frase, senza valutare circostanze come «il contesto del caso, l’interesse del pubblico e l’intenzione del giornalista», elementi che possono giustificare «una dose di provocazione o anche di esagerazione».

PREMIO GUIDO VERGANI 2008: SCADONO I TERMINI

Ricordiamo a tutti i Colleghi interessati che il 15 luglio scadono i termini per la presentazione degli elaborati candidati al premio Guido Vergani 2008 Cronista dell’anno. Due le sezioni: carta stampata e raqdio,televisione,web.
Per ciascuna sezione sono in palio tre premi rispettivamente di 2000, 1000 e 500 Euro.
Il bando di concorso è pubblicato in questo stesso sito, Categoria Contributi.

Fnsi, Ordine e Unci contro l’ipotesi del decreto legge per imbavagliare i giornalisti

Roma, 2 luglio - ”Se il governo farà ricorso al decreto in materia di intercettazioni scenderemo in piazza”, lo ha detto il segretario della Fnsi, Franco Siddi, concludendo l’incontro ‘Etica e diritto di cronaca: no alle censure!’ organizzato dalla Federazione nazionale stampa italiana, dall’Ordine dei Giornalisti e dall’Unione Cronisti.
Alla manifestazione hanno preso parte esponenti dei gruppi parlamentari, magistrati, avvocati, direttori di giornali, rappresentanti della Fieg. Unanime l’allarme nei confronti di un provvedimento che punti a imbavagliare giornalisti e giornali negando ai cittadini il diritto di ricevere notizie e formarsi un’opinione. “Il disegno legge sulle intercettazioni che limita la libertà di stampa è illiberale: lo pensavamo quando lo propose il ministro Mastella, lo pensiamo oggi quando a proporlo è il ministro Alfano”, ha aggiunto Siddi. Il segretario nazionale della Fnsi ha spiegato che i giornalisti italiani sono pronti a intraprendere una mobilitazione di lunga lena per rintuzzare ogni attacco al dovere di informare i cittadini: ”La prima fase di questa battaglia è volta ad informare di più sui rischi contenuti nel disegno legge del governo anche coinvolgendo i direttori e gli editori dei giornali ai quali chiederemo di pubblicare “pagine a scacchiera”, ossia pagine confezionate secondo le norme attuali che consentono un’informazione completa e pagine confezionate alla luce delle norme che si vorrebbero introdurre; la terza fase prevede di andare nella piazze per informare i cittadini”.
Il direttore generale della Fieg, Alessandro Brignone, ha convenuto sulla “pesantezza dell’impatto” che i provvedimenti del governo potrebbero esercitare sull’informazione. “Giornalisti e giornali dovrebbero restare muti fino alla chiusura delle indagini preliminari. Il giudizio negativo sul provvedimento è comune a quello della Fnsi: non possiamo essere d’accordo”. Grave, ha sottolineato Brignone, che adducendo il pretesto di porre rimedio ad un uso distorto delle intercettazioni si imponga lo stop al loro impiego per accertare reati gravi quali l’estorsione, i sequestri di persona, l’usura. Il sistema sanzionatorio, ha aggiunto Brignone, punta a mettere l’editore nella paradossale condizione di impedire di scrivere per non rischiare multe: “Ciò non ha senso ed è necessario farlo capire al governo”.
Il presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati, Luca Palamara, ha offerto anche un’indicazione operativa: “Per le intercettazioni bisogna prevedere una udienza stralcio di fronte al giudice dove Pubblico ministero e difesa tolgono dal processo le telefonate penalmente irrilevanti. Limitare le intercettazioni – ha aggiunto Palamara - rischia di limitare la possibilità di scoprire gli autori dei reati: Un paradosso nel momento in cui si enfatizza il tema della sicurezza”.
”Sulle intercettazioni non c’è carattere d’urgenza. Quello del governo è un atteggiamento incomprensibile schizofrenico, non capisco questo ulteriore strappo”, ha detto il ministro ombra della Giustizia, Lanfranco Tenaglia (Pd). “Riteniamo che sia necessaria una legge moderna –ha aggiunto - che non limiti le indagini e il diritto della stampa a informare”.
”Puo’ darsi che dal disegno legge sulle intercettazioni venga separata la parte relativa alla privacy e messa in un decreto”. ha spiegato il presidente della Commissione Giustizia del Senato Filippo Berselli. ”Non credo che il diritto di cronaca possa sconfinare nella violazione della privacy - ha aggiunto Berselli - da parte della Commissione Giustizia del Senato, garantisco che al di la’ dello strumento utilizzato, ci sarà massima interlocuzione con le categorie della stampa italiana”.
**************************************************
INTERCETTAZIONI: DAVANTI AL DECRETO SCIOPERO IMMEDIATO
L’intervento di Guido Columba

Cari Colleghi,
Nel caso in cui, come ha annunciato ieri il Presidente Berlusconi, e ribadito stamani il senatore Berselli, il governo dovesse ricorrere a un Decreto legge per imporre norme che impediscano l’esercizio della cronaca giudiziaria, l’Unci chiede che la categoria attui uno sciopero immediato. Nel senso che lo sciopero sia proclamato subito dopo l’annuncio del varo del decreto legge da parte del Consiglio dei ministri e attuato entro 48 ore. E sia rafforzato da una manifestazione pubblica davanti a Palazzo Chigi.
E’ evidente, infatti, che occorre stare ai fatti e che si deve anche, e scrupolosamente, discutere delle norme e dei tecnicismi. Ma non si può in alcun modo ignorare il fatto che la situazione è eminentemente politica. Parlare solo di norme, punti e virgole (come pure si deve fare) vorrebbe dire cadere nella trappola di discutere nel merito di un provvedimento che in linea politica e teorica si è già accettato.
Se, come siamo tutti d’accordo, il giudizio sull’iniziativa è totalmente negativo perché, con la scusa della privacy, tutela solo pochi potenti danneggiando la generalità dei cittadini, la riposta deve essere in primo luogo politica. Ed è ciò che l’Unci ha cominciato a fare portando la questione nelle piazze: perchè è lì che la gente si accorge che esiste un movimento di opposizione, che sente le nostre argomentazioni, che ci spiega in quali casi non condivide l’operato dei giornalisti.
Tutte le forze e le iniziative che si riesce a mettere in campo, tenendo conto anche della possibile lunga durata della lotta ( ma un decreto deve essere convertito in 60 giorni), sono le benvenute. Ritengo che a parte i comunicati e le manifestazioni in piazza il sindacato dovrebbe anche curare la mobilitazione con assemblee nelle redazioni. Le sinergie tra Fnsi, Ordine e Unci, moltiplicano e rafforzano la lotta.
****************************************************************
Questo il commento a caldo di Rosi Brandi, Presidente del Gruppo Cronisti Lombardi

Sciopero immediato se il Governo dovesse ricorrere a un decreto legge per imporre norme che impediscano ai cronisti di esercitare il loro diritto-dovere d’informare i cittadini: il Gruppo Cronisti Lombardi aderisce e sostiene con forza la proposta del presidente nazionale Unci, Guido Columba, di proclamare un giorno di astensione dal lavoro dei giornalisti italiani entro 48 ore dall’annuncio del varo di un decreto legge in materia di intercettazioni, con manifestazione pubblica davanti a Palazzo Chigi.

Mai come in questo momento è necessario che la categoria sia unita e che ciascun giornalista si impegni in prima persona per difendere la sua autonomia e la sua libertà.

Quello che sembrava un sospetto, infatti, è diventato una certezza: con la scusa di tutelare la privacy di pochi il Governo Berlusconi vuole mettere la sordina alla cronaca giudiziaria danneggiando gli interessi di tutti i cittadini italiani: loro non devono sapere.
Il Gruppo Cronisti Lombardi seguirà con attenzione lo sviluppo di questo preoccupante (e imbarazzante) capitolo della politica italiana, rendendosi disponibile in ogni momento alla mobilitazione.
Proprio allo scopo di informare i cittadini sulle conseguenze di provvedimenti governativi contro le intercettazioni e la libertà di stampa il Gruppo Cronisti Lombardi ha previsto una manifestazione pubblica sabato 19 luglio, con inizio alle 18 in Piazzetta Vergani a Milano (largo La Foppa, ingresso Metropolitana): i cronisti e alcuni ospiti spiegheranno i motivi di questa battaglia durante un aperitivo aperto a tutti i cittadini.

Rosi Brandi

LA MANIFESTAZIONE A VENEZIA CONTRO IL DDL ALFANO

Fra la gente del mercato di Rialto, sabato 28 giugno, a distribuire volantini e spiegare che la battaglia per la libertà di stampa e per la qualità dell’informazione non è “affare” di pochi, giornalisti, editori, magistrati, addetti ai lavori, bensì un baluardo democratico patrimonio di una società civile e pluralistica.
Su iniziativa del Sindacato giornalisti del Veneto e del Gruppo cronisti veneti, i giornalisti della carta stampata, delle radio-tv, degli uffici stampa, dei siti on line sono scesi in piazza, primi in Italia, per manifestare contro il cosiddetto disegno di legge sulle intercettazioni, presentato dal ministro Alfano: il vero obiettivo
non è la tutela della privacy - diritto sacrosanto cui i giornalisti si attengono anche con regole deontologiche e di autoregolamento bensì quello di imbavagliare l’informazione, impedendo l’accesso alle fonti, vietando di pubblicare le istruttorie giudiziarie se non quando si è arrivati alla prima udienza, mettendo i giornalisti in galera e sanzionando pesantemente gli editori.
“Aiutateci a difendervi”: questo l’appello lanciato ai cittadini, insieme alla Fnsi, all’Unci, e all’Ordine del Veneto. “La nostralibertà di informarvi in maniera corretta, trasparente, tempestiva è la vostra libertà di sapere e di conoscere”.
Se passassero le modifiche proposte dal Governo, non si potrebbe più scrivere di fatti che investono e stravolgono la vita di ognuno di noi: il pirata della strada che, ubriaco o drogato, ammazza madre e figlioletto sulle strisce pedonali, le banche che promuovono bond-truffa, le cliniche degli orrori con medici spregiudicati che diagnosticano false patologie per incassare i finanziamenti pubblici, i politici corrotti che amministrano nel nome del proprio tornaconto, i magistrati fannulloni che fanno scarcerare i boss della mafia per decorrenza dei termini della custodia cautelare.
Sì ai diritti, no ai bavagli: i giornalisti veneti sono dalla parte dell’informazione libera, autonoma e indipendente. L’emergenza è tale che a livello nazionale, Fnsi, Unci e Ordine, hanno costituito un tavolo per rispondere con fermezza e determinazione ai continui attacchi alla stampa che arrivano non solo dalla politica, ma anche
dalla magistratura che sempre più spesso ricorre al metodo delle perquisizioni in redazione o a casa dei giornalisti per impedire l’esercizio del diritto-dovere di cronaca sancito dalla Costituzione.
Da Rialto in corteo fino a piazza San Marco: a sfilare una delegazione di giornalisti di diverse testate provenienti anche da Padova, Vicenza e Rovigo. Insieme al segretario del Sindacato giornalisti del Veneto, Daniele Carlon, e al presidente del Gruppo cronisti veneti, Ugo Dinello, anche il presidente dell’Ordine dei
Giornalisti del Veneto, Gianluca Amadori, il componente della giunta nazionale Fnsi, Enrico Ferri, e il presidente dell’Unione nazionale cronisti italiani, Guido Columba. Numerose le attestazioni di solidarietà. Ma questo è solo l’inizio.

SINDACATO GIORNALISTI DEL VENETO VENEZIA
GRUPPO CRONISTI VENETI

INTERCETTAZIONI: RIDIAMOCI ANCHE SU

intercett3.jpg
intercett2.jpg
bis-inter.jpg

Le tre vignette sono di Stefano Rolli, giornalista nonché vignettista de Il Secolo
XIX. Verranno usate anche per un volantino che verrà distribuito a Venezia alla manifestazione di sabato 28 giugno, al Mercato di Rialto, contro il decreto sulle intercettazioni e indeta anche per informare e far capire ai cittadini che quel disegno di legge non riguarda solo la libertà dei cronisti, ma soprattutto la loro.

LA FNSI CONTRO LE CENSURE DEL DDL ALFANO

La Federazione Nazionale della Stampa Italiana comunica:
Il Consiglio Nazionale della Fnsi ha approvato il seguente documento con due astensioni
“Il Consiglio Nazionale della Federazione Nazionale della Stampa Italiana si oppone alla censura
anticostituzionale che le norme contenute nel disegno di legge Alfano comportano a danno del
diritto dei cittadini ad essere informati.
La tutela della privacy è un diritto e un valore anche per noi giornalisti, e come tale è regolata da
precise norme deontologiche; ma essa non può essere usata come pretesto per introdurre il divieto
di pubblicare ogni notizia relativa a qualsiasi attività di indagine fino all’udienza preliminare.
Con queste regole, indipendentemente dalle intercettazioni, i cittadini non avrebbero saputo niente
per anni sul crack Parmalat, su Calciopoli, sulla clinica Santa Rita.
Il Consiglio Nazionale della Fnsi conferma le scelte compiute dalla Giunta Esecutiva riunita con la
Consulta delle Associazioni Regionali di Stampa, a partire dalle iniziative nei confronti dei Gruppi
Parlamentari affinché dal disegno di legge scompaiano le norme limitative e punitive della libertà
di informare.
Il Sindacato dei giornalisti promuoverà iniziative pubbliche di dibattito e approfondimento anche
del ruolo della categoria, all’interno dell’attuale quadro normativo e deontologico.
A fronte del permanere della volontà di introdurre norme che consideriamo profondamente
sbagliate sarà inevitabile lo sciopero generale dei giornalisti.
Il Consiglio Nazionale della Federazione Nazionale della Stampa Italiana dà mandato alla
Segreteria nazionale di chiedere una rapida convocazione del Comitato di emergenza costituito tra
Fnsi, Ordine e Unione Cronisti al fine di programmare le iniziative conseguenti.”

LA PROCURA DI GENOVA VIETATA AI CRONISTI

Da Senza Bavaglio
Da un mese la procura genovese è sbarrata ai giornalisti. Nelle ultime settimane ci vietano anche di sostare nelle scale tra l’ufficio delle notifiche e il corridoio della procura al nono piano del palazzo di giustizia.
A controllare i nostri passaggi ci sono i poliziotti della procura spesso utilizzati in funzione anti-stampa. La decisione è stata presa dal procuratore capo Francesco Lalla in seguito alle indiscrezioni, intercettazioni e richiesta di misure cautelari legati all’inchiesta mensopoli che fuori Genova non ha fatto troppo rumore, ma qui ha fatto dimettere due assessori e mandato a casa il braccio destro del sindaco. In base a un regolamento è nei poteri del capo della Procura decidere una restrizione nei rapporti con la stampa ma poi dovrebbe nominare un portavoce. E questo non succede.
Lalla ha colto l’occasione anche per eliminare le tensioni fra i procuratori ed eliminare eventuali invidie fra quelli che finiscono sulle pagine dei giornali e quelli no, quelli che hanno indagato sulla polizia e quelli sui manifestanti in occasione del g8 e altre questioni. Come se cacciare i giornalisti potesse essere il rimedio per tutti i guai.
Ordine e Ligure hanno cercato alcune strade: prima hanno informato sindacati, istituzioni locali, giornali della questione senza ricevere solidarietà da nessuno. Il presidente dell’ordine ligure Attilio Lugli che è anche un cronista di giudiziaria ha incontrato Lalla quattro volte tentando una mediazione amichevole. Ma per ora il succo non cambia. I direttori delle testate cittadine o nazionali con pagine su Genova non hanno mai mosso un
dito, nonostante siano proprio i cronisti di palazzo i più danneggiati dal provvedimento. Morale siamo tutti fuori.
Come sapete, parlare con un giudice spesso è fondamentale per dare un’informazione corretta. A volte (per fortuna rare) le forze dell’ordine in conferenza stampa non hanno dato una corretta versione dei fatti. A me è
capitato che una volta un maresciallo titolare di un’inchiesta su una truffa su multiproprietà si vantasse di aver fatto una caterva di arresti. Una parte effettivamente furono fatti da Genova, altri dalla Guardia di finanza
di Torino con arresti in Veneto. Non so se rendo l’idea. L’Ansa fu costretta a rettificare.
Il pm mi disse: dovete sempre passare dalle toghe e chiedere. Consiglio prezioso. Quante volte davanti a un incidente sul lavoro, omicidi, inchieste su inquinamento ambientale la fonte della procura serve per avere un quadro chiaro. Anche perchè il procuratore è l’unico che ha in mano le varie fasi dell’indagine, le varie fonti.
Quindi sfatiamo il mito. I pm non forniscono quasi mai materiale scottante,intercettazioni, chissà quali rivelazioni ma sono sempre per i giornalisti, specie per chi fa cronaca giudiziaria tutti i giorni, una fonte
importantissima. Bloccare ogni contatto temendo la fuoriuscita di notizie non pubblicabili, è ridicolo. Spezza una rapporto consolidato di fiducia e rispetto. Impedisce a un potere (la stampa) il controllo su un altro potere
(quello giudiziario). In una democrazia dovrebbe essere utile ad entrambi.
Alessandra Fava

MANIFESTAZIONE DEI CRONISTI LOMBARDI CONTRO IL DDL SULLE INTERCETTAZIONI

La giunta del Gruppo Cronisti Lombardi, presieduta da Rosi Brandi, si è riunita a Milano giovedì 25 giugno per decidere le iniziative in sede locale contro il disegno di legge sulle intercettazioni. Alla riunione sono intervenuti anche Giovanni Negri e Paolo Chiarelli, presidente e vicepresidente dell’Associazione Lombarda Giornalisti. In particolare Negri ha sottolineato l’unità di intenti che deve guidare tutti gli organismi rappresentativi di categoria per fronteggiare i sempre più gravi problemi che si prospettano in campo sindacale e non solo. Il presidente dell’Alg ha garantito il proprio sostegno e la propria adesione alle proposte del Gruppo Cronisti per una manifestazione pubblica a metà luglio in Piazzetta Vergani a Milano. Scopo principale della manifestazione, cui sarà presente anche il presidente dll’Unione Nazionale Cronisti Guido Columba, informare l’opinione pubblica dei rischi che l’approvazione del provvedimento sulle intercettazioni comporta per tutti i cittadini, al di là delle sanzioni espressamente previste per i giornalisti che le pubblichino.
Milano 25 giugno 2008