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PiazzettaVergani.org è un blog curato dal Gruppo Giornalisti Lombardi e intende da un lato essere un tributo al collega Guido Vergani scomparso nel 2005 e dall'altro un momento di confronto su temi politici, sociali ed economici

mikhail fridman

TOBAGI POTEVA ESSERE SALVATO?

Riprendiamo di seguito un intervento di Umberto Brindani, direttore di Oggi, pubblicato su www.oggi.it con allegato un articolo apparso invece , sull’Opinione, scritto da Renzo Magosso, relativo all’assassinio di Walter Tobagi e in cui si ripropone in tutta la sua drammaticità la domanda: Walter Tobagi poteva essere salvato?

Sono passati trent’anni dall’omicidio di Walter Tobagi, e ancora una buona parte della verità resta da scrivere. In particolare, manca la risposta alla domanda: il giornalista poteva essere salvato? La mia risposta è inequivoca: sì, poteva essere salvato. Sarebbe bastato che qualcuno lo avvertisse che c’era chi progettava il suo assassinio.

Per averlo scritto, qualche anno fa, il collega Renzo Magosso è stato condannato (diffamazione). E io con lui, in quanto all’epoca suo direttore. Per aver scritto una verità confermata in aula anche da testimoni diretti, siamo stati condannati in primo grado e in appello, ora siamo in attesa del pronunciamento della Cassazione. 

Domani, mercoledì, sul quotidiano L’Opinione, Renzo Magosso pubblica l’articolo che segue. Con la sua autorizzazione, ve lo anticipo qui. Mi piacerebbe sapere che cosa ne pensate.

Umberto Brindani

 Occorre calma, senso di  responsabilità e forte controllo delle  emozioni quando si decide di mettersi in  gioco in un’inchiesta difficile e complicata come quella sull’assassinio di Walter Tobagi. L’ho imparato a mie spese vedendomi condannato, seppur non in via definitiva, malgrado la consapevolezza di aver presentato in un libro, in tanti articoli-inchiesta e in due aule di Giustizia elementi di prova in grado di dimostrare che:
1) Walter Tobagi poteva essere salvato, bastava informarlo che lui, e solo lui, era nel mirino di un gruppo di fuoco pronto ad entrare in azione;
2) il brigadiere dei carabinieri Dario Covolo, nome in codice Ciondolo, ha confermato nella sua deposizione di aver indicato in più rapporti informativi di servizio, sulla base delle notizie ricevute dall’informatore Rocco Ricciardi, perfino i nomi degli organizzatori del gruppo di fuoco poi entrato in azione. Notizie ricevute e messe nero su bianco addirittura sei mesi prima del delitto. Sottoscritte in più relazioni che, sottolinea Ciondolo, “non possono che essere conservate negli archivi dei carabinieri, nel faldone che a mio nome raccoglie la documentazione sulle mie attività di servizio”.
I giudici hanno invece creduto a chi  mi ha trascinato in giudizio, cioè il generale dei carabinieri in pensione Alessandro Ruffino che, deponendo, ha ribadito: “Tobagi era stato informato del pericolo e rifiutò la scorta”. E ancora: “Nessuno fece in anticipo i nomi di chi poi è risultato colpevole del delitto”.
Ma gli eventi incalzano come nessuno poteva immaginare e tantomeno prevedere. E’ successo che, lo scorso giovedì 28 maggio, in una intervista rilasciata a “L’unità”, la figlia di Tobagi, Benedetta, dopo aver scritto nel suo recente e pubblicizzato libro che suo padre aveva deliberatamente rifiutato la scorta, ha detto, testualmente alla giornalista Claudia Fusani: “Di sicuro non era stato informato (suo padre n.d.r.) della nota dei carabinieri”.
Sorpresa: ma perché, se era al corrente di questa fondamentale circostanza (che avrebbe smentito il mio querelante e stabilito qual era la verità) non ha sentito il dovere di venirla a raccontare in un’aula di Giustizia?
Poi, nella stessa intervista Bendetta Tobagi aggiunge: “Bisogna che molto presto vengano resi pubblici e accessibili gli archivi dell’Arma dei carabinieri. L’unica cosa che può dare significato all’informativa (quella di Ciondolo n.d.r.) è la serie di documenti a cui appartiene. Solo allora potremo scrivere la storia del terrorismo”.
Dunque sembra che anche Benedetta Tobagi si sia accorta, seppur in evidente ritardo, che occorre  aprire gli archivi.
E due giorni più tardi, su “La stampa”, Stella Tobagi, vedova di Walter, ha rincarato la dose rilasciando la prima intervista a trent’anni dai fatti: “Erano in molti a sapere che Walter era sotto tiro. Avevano già cercato di rapirlo. Persino io mi ero accorta che lo pedinavano. Non mi faccia dire di più”. Ma poi, quando le hanno chiesto se  pensava che i terroristi avessero agito da soli ha aggiunto:”Penso che furono loro a decidere di uccidere Walter. Ma ho il sospetto che qualcuno li abbia lasciati fare”.
Mi sarebbe bastato, al processo. Bastava che Stella Tobagi fosse venuta a deporre al mio dibattimento, come le avevo chiesto, per ripetere queste stesse, semplici, frasi. Confermando per esempio, in aula, ciò che le riferì all’epoca (e in privato) il capitano Umberto Bonaventura: cioè che Walter non venne informato dell’informativa di Ciondolo “per non allarmarlo”, così come lo stesso Bonaventura scrisse all’epoca dei fatti in un promemoria consegnato al suo superiore, il generale  Niccolò Bozzo. In quel promemoria Bonaventura ha scritto testualmente:”Di questa circostanza la vedova è stata messa al corrente”. Bozzo ha prodotto il  documento in aula, trovando (in maniera per me inspiegabile) l’indifferenza dei giudici che non ne hanno tenuto conto in alcun modo.
Ecco: anche davanti a queste realtà occorre mantenere nervi saldi e senso di responsabilità. Quando lavoravamo insieme per il sindacato dai giornalisti, Walter Tobagi mi ripeteva spesso: “Alla fine, la verità vince sempre sulla propaganda”. Posso solo anticiparvi che la verità stia finalmente imboccando la strada giusta, malgrado le tante ambiguità, i frequenti malintesi, depistaggi, ingiustizie, intimidazioni. Ma anche con il costante e convinto sostegno della Federazione nazionale della Stampa, dell’Associazione Lombarda dei giornalisti, dell’Ordine Nazionale, e l’impegno dei parlamentari di tutto l’arco dei partiti che hanno presentato negli ultimi quattro anni ben nove interrogazioni a mio favore. Ultima, ma non certo in ordine d’importanza, la determinazione di Stefania Craxi che alla verità fino in fondo sul caso Tobagi non intende rinunciare.
Renzo Magosso


Mercoledì 9 giugno s’insedia il nuovo Consiglio dell’Ordine dei giornalisti della Lombardia

Mercoledì 9 giugno, alle h. 18, avverrà l’insediamento del nuovo Consiglio dell’Ordine dei giornalisti della Lombardia per il triennio 2010-2013.
Il nuovo Consiglio (6 professionisti e 3 pubblicisti) è composto da Letizia Gonzales, Paolo Pirovano, Franco Abruzzo, Mario Consani, Gabriele Dossena, Laura Mulassano per i professionisti e da Stefano Gallizzi, Roberto Di Sanzo e Laura Hoesch per i pubblicisti.
Il Collegio dei revisori dei conti (2 professionisti e 1 pubblicista) è composto da Aldo Soleri, Gaetano Belloni per i professionisti e da Angela Battaglia per i pubblicisti. In tale sede, secondo l’art. 9 della Legge 69/1963 e art. 2 del Dpr 115/1965, verrà nominato il presidente, il segretario e il tesoriere. La riunione verrà presieduta dal consigliere più anziano per iscrizione all’Albo, Laura Mulassano mentre le funzioni di segretario saranno esercitate dal consigliere con minore anzianità d’iiscrizione, Roberto Di Sanzo.
I colleghi lombardi eletti al Consiglio nazionale (17 professionisti e 13 pubblicisti) sono: Giuseppe Spatola, Giorgio Acquaviva, Oreste Pivetta, Luisella Seveso, Gegia Celotti, Pierpaolo Bollani, Marzio Quaglino, Fabio Benati, Michele Urbano, Saverio Paffumi, Davide Vecchi, Maurizio Giuseppe Di Gregorio, Laura Incardona, Giancarlo Mariani, Stefano Natoli, Gianni De Felice, Mario Pappagallo per i professionisti, Franz Foti, Massimiliano Saggese, Maria Ancilla Fumagalli, Rino Felappi, Barbara Reverberi, Francesca Santolini, Angelo Baiguini, Marco Roncalli, Dario Collio, Marco Barabanti, Massimo Cherubini, Mario Guerrisi, Emiliano Raccagni per i pubblicisti.

LETTURE PER LA LIBERTA’ ALLA FNAC

Venerdì 4 giugno alla Fnac Milano Via Torino, angolo via della Palla, Tel 02-869541

Alle Ore 18.00

Nell’ambito delle Letture di Libri sulla Libertà  autori e lettori leggono

PAROLE CONTRO IL BAVAGLIO

Intervengono: Gianni Barbacetto, Alfio Caruso, Gherardo Colombo, Gigi Furini, Antonella Mascali, Loris Mazzetti, Marta Morazzoni, Sandro Orlando, Valeria Palumbo, Oliviero Ponte di Pino, Simone Regazzoni, Officina Politica 11 metri

Quella della libertà di informazione è una libertà essenziale, tutelata non solo dalla Costituzione italiana ma anche dalla Corte europea dei diritti dell’uomo. Una libertà strettamente connessa alla libertà di stampa, che è la precondizione del lavoro di chi scrive, pubblica e diffonde i libri.

Per questo editori, librai e autori vogliono dare il loro contributo alla riflessione su un tema centrale di ogni Stato di diritto, di ogni democrazia. Riflessioni e approfondimenti che in gran parte sono contenuti nei libri.

SUCCESSO DEL CONCERTO PER I BAMBINI DI HAITI

Grande successo al Teatro alla Scala, con il concerto della Filarmonica diretta da  Alexander Lonquich, per la serata dedicata ai bambini di Haiti in occasione del decennale della Fondazione Francesca Rava -NPH Italia Onlus. Una nuova occasione per ricordare l’impegno della Fondazione nell’isola caraibica, soprattutto dopo il devastante terremoto del 12 gennaio (200 mila vittime, quasi un milione di feriti, milioni di senza tetto) e il suo impegno a fianco dell’organizzazione Nuestros Pequenos Hermanos guidata da padre Ricky Frechette che da venti anni ha una presenza radicata sul territorio. Come hanno ricordato Maria Vittoria Rava, giovane e dinamica presidente della Fondazione e padre Ricky, l’emergenza non è ancora finita, ma già si guarda al futuro e sono avviati 6 urgenti progetti di aiuto: la costruzione di un  nuovo orfanotrofio per 500 bambini; un nuovo centro per bambini disabili in sostituzione di quello crollato nel terremoto; il completamento della città dei mestieri, Francisville, con l’entrata in funzione del pastificio entro l’estate, la warehouse e la scuola professionale; una fabbrica delle protesi presso la casa dei piccoli angeli; lo sviluppo della neonatologia nell’ospedale Saint Damien (l’unico rimasto in funzione ad Haiti dopo il terremoto); la ricostruzione delle scuole di strada.

Milano, con il Sindaco Letizia Moratti e le sue strutture di protezione civile, è sempre stata vicinissima alla Fondazione ed anche ieri sera è stato nel cortile d’onore e nelle Sale di Palazzo Marino che si è svolto il Dinner Party seguito al concerto, con il quale sono stati raccolti ulteriori fondi per le attività ad Haiti.

Alla Scala era presente anche un gruppo di bambini dell’orfanotrofio di Haiti che con il sostegno di Danone e sotto la guida di Billy Costacurta (sua moglie Martina Colombari è una attivissima e apprezzata “volontaria” della Fondazione Rava) giocheranno una serie di incontri di calcio con coetanei italiani e saranno in Sudafrica per la finale dei Mondiali di calcio. Danone, tra l’altro, ha attivato quest’anno il progetto “Danone per Haiti”: per ogni confezione di yogurt venduta con questo marchio, la società donerà alla Fondazione Rava un piatto di riso per contribuire a nutrire milioni di bambini di Haiti.

Il Gruppo Cronisti Lombardi è particolarmente vicino alle iniziative della Fondazione Rava e ricorda quali sono le più semplici forme per aiutare la Fondazione:

fino al 30 maggio inviare un SMS solidale al numero 45502 per sostenere con Piccolo Fratello la ricostruzione delle scuole di strada.

Destinare il 5×1000 alla Fondazione Rava nella dichiarazione dei redditi, Codice Fiscale 97264070158.

Donare con carta di credito telefonando allo 0254122917 o sul sito www.nphitalia.org

 

Milano

PERCHE’ NON HO VOTATO PER L’ORDINE

Riceviamo e pubblichiamo:

Cari Colleghi di Piazzetta Vergani,

confesso a voi tutti che non ho votato. Proprio così, ho “tradito” l’Ordine e ho deciso di astenermi dal voto. Il perché è presto detto. Più che l’elezione di un gruppo dirigente di un Ordine Professionale che dovrebbe sovrintendere all’etica e alla disciplina dei propri iscritti, mi è sembrata una indegna corsa alle poltrone, corsa in cui l’interesse del Gruppo sembra soggiacere all’interesse della corrente o del singolo. Gli appelli che si sono susseguiti via mail mi hanno dato l’impressione di una piagnucolosa richiesta di elemosina. Qualcuno l’ha fatto in maniera meno pietosa, ma altri hanno davvero superato ogni limite. Sia ben chiaro, non metto in discussione la buona fede di alcuno, ma come dicevano i latini “est modus in rebus”. E in questa occasione il modus mi sembra sia spesso venuto meno. Così, considerando che in passato e tuttora ritengo che sulla legittimità costituzionale dell’Ordine (sulla scia di pensatori e giuristi quali Einaudi, Jemolo, Barile, laici e cattolici insieme) continuino a sussistere dei forti dubbi nonostante le sentenze della Consulta, ho preferito questa volta non recarmi alle urne. Per protestare anche sulle modalità di svolgimento della consultazione, che con i suoi lacci e lacciuoli burocratici, impedisce ad almeno il 50 per cento degli iscritti di poter votare solo per la dislocazione dei seggi, fornendo così alla fine un risultato che è ben difficile definire democratico.  Augurando in ogni caso agli eletti buon lavoro e auspicando una migliore tutela degli iscritti, una più severa conduzione degli esami e una riduzione del numero dei componenti del Consiglio Nazionale (numero semplicemente scandaloso per i costi e gli sprechi che comporta), vi saluto cordialmente

Lettera firmata

INTER CAMPIONE D’EUROPA

L’INTER, DOPO 45 ANNI, E’  TORNATO AI VERTICI DEL CALCIO DI CLUB EUROPEO.  Un successo meritato con due gol capolavoro di Milito nel tempio del Santiago Bernabeu, contro un Bayern mai domo. E un record assoluto, la tripletta campionato, coppa Italia, coppa Campioni. Merito di Mourinho, merito di Moratti, merito di una squadra che ha ritrovato negli ultini due anni quello spirito di squadra che era sempre sembrato mancare.

Chissà che cosa scriverebbe stasera Guido Vergani, uno dei tifosi neroazzurri che anche nei momenti più difficili ha saputo sostenere la sua squadra senza tentennamenti.

Dal Gruppo Cronisti Lombardi, che ha l’Inter tra i suoi fedeli sponsor del Premio Guido Vergani Cronista dell’anno, i più vivi complimenti per il prestigioso traguardo raggiunto stasera a Madrid.

INTERCETTAZIONI

Dai, nonno, raccontami la storia di quando esisteva il giornalismo.

JENA

(dalla Stampa di giovedì 20 maggio 2010)

DIFENDIAMO IL DIRITTO DI CRONACA

L’Unione Nazionale Cronisti Italiani comunica:

“Contro black-out per il ddl Alfano”

“L’Unione nazionale cronisti italiani, da sempre in prima linea nella lotta per la libertà di stampa e per il diritto/dovere di cronaca, rinnova gli appelli alla mobilitazione della categoria e si unisce alla campagna di dura reazione della FNSI contro la stretta liberticida in commissione giustizia al Senato sul ddl Alfano sulle intercettazioni. Se, come sembra, lunedì prossimo si completerà il disegno, con il carico da undici degli emendamenti persecutori, di abolire la cronaca giudiziaria e di inasprire pene e sanzioni a carico dei giornalisti, e se come sembra, l’aula del Senato varerà entro giugno il ddl, si scriverà una brutta pagina nella storia della democrazia e senza precedenti dai tempi del fascismo, provocando, con l’arma dell’intimidazione, il silenzio totale su fatti e misfatti della cronaca e della politica. Perché cancellare la cronaca significa impedire che malaffare e corruzione, ancora oggi purtroppo alla ribalta dei mass-media, non siano mai più smascherati agli occhi dell’opinione pubblica. Nel rilanciare gli impegni di azione sindacale fino all’indizione di uno sciopero generale, l’UNCI invita colleghi e sindacato a rendere la pariglia ai censori, e a tutti gli omertosi alleati di oggi e di ieri, con il contro black-out, documentando sì i fatti della politica, ma togliendo la vetrina dei mass-media ai potenti, alle loro facce e ai loro nomi”.

UCCISO IL THAILANDIA IL FOTOGRAFO FABIO POLENGHI

Il fotografo freelance milanese Fabio Polenghi, 45 anni, è rimasto ucciso questa mattina a Bangkok durante gli scontri seguiti alla offensiva governativa contro le camicie rosse che da giorni occupavano il centro della capitale.

(ANSA) – BANGKOK 19 MAG – Fabio Polenghi, il fotografo italiano ucciso a Bangkok, è stato colpito a circa un km dal centro dell’accampamento dei manifestanti. Trasportato da un gruppo di colleghi verso una motocicletta, Polenghi, che indossava il giubbotto antiproiettile e un casco, è stato portato di corsa verso il Police Hospital, dove e’ arrivato gia’ morto. Quando l’esercito ha sfondato la barricata, c’è stata una sparatoria, nella quale 5 persone sono state uccise, fra le quali il fotografo italiano.

MILANO – Fabio Polenghi viveva a  Milano ma si trovava nel sud est asiatico da circa tre mesi. Ultimamente, secondo alcuni  conoscenti, faceva spesso base a Delhi.    Polenghi lavorava dal 2004 come free lance, ed era molto conosciuto tra i suoi colleghi.  Ma aveva lavorato per importanti agenzie e testate, prime fra tutte Grazia Neri (dalla quale si era staccato prima del fallimento),  Vanity Fair, Vogue, Marie Claire, Elle e altre, come risulta da un suo curriculum postato su Internet. In 29 anni di lavoro aveva girato una settantina di diversi Paesi. “Realizzo servizi fotografici nei settori del reportage, ritratto, moda e pubblicitario”, dice di se stesso in  un blog, definendosi “occasionalmente Regista, con varie realizzazioni all’attivo, la più significativa tra le quali un documentario i 52′ Linea Cubana che racconta di un padre, campione olimpico di pugilato e di suo figlio, campione nazionale nella stessa disciplina,  realizzato a Cuba…”. Ha esposto alla Cité des Sciences et de l’Industrie ed alla Expo del libro di Parigi. (Scheda Ansa)

Alla famiglia di Fabio Polenghi giungano le più sentite consoglianze del Gruppo Cronisti Lombardi

SI E’ SPENTO A ROMA ALFREDO DEL LUCCHESE

Si è spento questa mattina a Roma Alfredo Del Lucchese già vicedirettore di Repubblica, per alcuni anni responsabile della redazione milanese del giornale fondato da Eugenio Scalfari. Aveva 66 anni.

Del Lucchese aveva iniziato la sua carriera giovanissimo a Livorno nella redazione locale della Nazione, come cronista di bianca; era poi passato al Tirreno-Telegrafo finché, arrivato alla carica di caporedattore, era passato alla Nuova Sardegna come vice direttore. Chiamato nell’ufficio centrale di Repubblica a Roma, aveva poi assunto la responsabilità della redazione milanese, fino a rientrare a Roma come vicedirettore. Lasciati gli incarichi redazionali e la professione attiva era divenuto consulente per i rapporti con la redazione.I funerali si svolgeranno a Roma.

Alla moglie Sandra, ai figli Matteo e Marco, alla famiglia tutta, e ai colleghi della redazione milanese di Repubblica giungano le più sentite condoglianze del Gruppo Cronisti Lombardi.