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PiazzettaVergani.org è un blog curato dal Gruppo Cronisti Lombardi e intende da un lato essere un tributo al collega Guido Vergani scomparso nel 2005 e dall'altro un momento di confronto su temi politici, sociali ed economici.

CINEMA&GIORNALISMO: DOMENICA 5, “ROMA ORE 11″

Domenica 5 ottobre si conclude a Milano, allo Spazio Oberdan di via Vittorio Veneto a Milano, la settima edizione di Cinema&Giornalismo. Alle 11 verrà proiettato il film “Roma, ore 11″ di Giuseppe De Santis, con Maria Grazia Francia,
Delia Scala, Massimo Girotti, Raf Vallone, Lucia Bosè, Paolo Stoppa.
Il film, del 1952, si basa sull’inchiesta condotta da Elio Petri, che fu aiuto regista del film, in seguito a un fatto di cronaca avvenuto a Roma nel 1951. Duecento ragazze risposero a un annuncio di lavoro su un giornale, presentandosi per ottenere un posto come dattilografa presso lo studio di un ragioniere. In un’Italia esasperata dalla disoccupazione si presentano per il colloquio le più disparate giovani: nobili decadute, prostitute che cercano di cambiar vita, mogli con il marito disoccupato. Accalcatesi sulle scale del piccolo palazzo, si scambiano impressioni e accennano alle loro vite fatte di miseria. Un furibondo litigio per la priorità in fila scatena le ragazze, così l’attesa si trasforma in tragedia: la ringhiera della scala cede, facendo precipitare le donne, alcune delle quali rimangono seriamente ferite e una di esse muore.
A margine della rassegna, da ricordare il grande interesse suscitato dal film “Italia Proibita” di Enzo Biagi, Brando Giordani e Sergio Giordani, che la Cineteca Nazionale di Roma ha recentemente restaurato. Ciò che consente dopo quasi cinquant’anni, di poter rivedere un documento eccezionale, una pagina di grande giornalismo d’inchiesta, ancora oggi di straordinaria attualità. Perché molti dei problemi dell’Italia degli Anni Sessanta, sono ancora lì, ad attendere una soluzione!
Prima della proiezione il presidente del Gruppo Cronisti Lombardi, Rosi Brandi, ha ricordato brevemente la figura di Enzo Biagi a un anno dalla morte, le sue battaglie di libertà e di conseguenza l’impegno dei cronisti contro la proposta di legge Alfano sulle intercettazioni che rischia di limitare pericolosamente il diritto di cronaca.

IL DOCUMENTO SULLE INTERCETTAZIONI CON LE PROPOSTE DELL’UNCI PER LA COMMISSIONE GIUSTIZIA DELLA CAMERA

Il ddl sulle intercettazioni andrà in aula alla Camera dei Deputati, a partire dal 27 ottobre. L’on. Giulia Bongiorno, presidente della Commissione Giustizia, dopo l’audizione del 30 luglio aveva chiesto a Ordine Fnsi e Unci un documento di analisi e di proposte. Ecco il documento dell’Unione Nazionale Cronisti Italiani

CONSIDERAZIONI SUL DLG ALFANO

L’intervento legislativo ad iniziativa del Governo in materia di rapporto tra segreto processuale e diritto di cronaca presenta aspetti ad alta criticità.
L’approccio del legislatore appare orientato a privilegiare unicamente i diritti di presunta privacy delle persone indagate, e trascura invece del tutto le esigenze di trasparenza del processo (principio di civiltà, prima ancora che giuridico e costituzionale), oltre a quelle relative al diritto/dovere di cronaca.
Una premessa storica è necessaria per inquadrare l’esito, ad oggi, del dibattito politico/parlamentare. L’intervento legislativo è stato preparato da una prospettazione mediatica secondo cui, per finalità scandalistiche prima ancora che informative, sarebbero state compiute numerose, palesi e intollerabili “violazioni del segreto” d’indagine.
Si tratta di un’affermazione falsa.
Ad eccezione di pochi episodi marchiani (peraltro già perseguibili e punibili con la disciplina vigente) gli atti sulle grandi inchieste politico/sportive/finanziarie degli ultimi tre anni sono stati pubblicati senza alcuna violazione di legge, trattandosi di atti depositati, quasi sempre tra l’altro ai sensi dell’art 415bis cpp (atto di chiusura d’indagine preliminare), e quindi “doppiamente” dissecretati , perché conosciuti dalle parti coinvolte e perché conclusivi dell’inchiesta.
Scardinare il principio secondo cui gli atti “definitivi” di indagine escono dal circuito segreto della magistratura inquirente (e quindi sono nella disponibilità delle parti, e pertanto sono pubblicabili) porta a una grave e irrimediabile deviazione dalle garanzie poste a tutela del cittadino indagato (superfluo ricordare qui che i processi secretati hanno caratterizzato i regimi totalitari del secolo scorso).
Una lettura di sistema e non parziale dei Codici e un’occhiata ai lavori preparatori rendono chiaro e incontestabile che:
- il segreto di indagine è finalizzato alla semplice e sola tutela dell’indagine stessa
- la trasparenza degli atti e dell’attività di indagine è strutturata come una garanzia dell’indagato (si veda per tutti l’art 329.3 par a) del cpp, che subordina l’estensione del segreto chiesta dal pubblico ministero al consenso dell’indagato)

Fatte queste premesse, non si può ignorare che la pubblicazione delle grandi inchieste abbia coinvolto episodicamente anche terze persone estranee, e fatti non pertinenti. Ma questo, come noto, è dovuto alla mole degli atti contenuti nelle ordinanze di custodia cautelare e nei provvedimenti cautelari di natura patrimoniale richiesti da alcune Procure e adottati dai competenti Gip.
In particolare tali documenti, redatti con il ricorso indiscriminato al copia e incolla, hanno finito per contenere una quantità di dati che, ammesso fossero utili alla formazione del convincimento del giudice, certo erano eccedenti rispetto alle loro finalità giuridiche e procedimentali.
A completare l’opera di eccessi, poi, non è mancato il sostegno di alcune frange della stampa, responsabili, se non di illeciti penali, quantomeno di violazioni alla deontologia professionale (come tali perseguibili) e di lesioni di diritti individuali (molto spesso, peraltro, già azionati in sede civile).
Tuttavia per limitare gli abusi senza alterare l’equilibrio delicatissimo tra diritti individuali (di rispetto della dignità, e non già della privacy, che a fronte della sospetta commissione di un reato viene notevolmente ridotta per effetto della reazione sociale al fatto antigiuridico: si considerino p.es. ipotesi di omicidio, rapina, sequestro, terrorismo, violenza sessuale) e diritti costituzionali (all’informazione) appare sufficiente intervenire sulla disciplina di produzione degli atti prima del loro deposito.
Pertanto è del tutto condivisibile la prospettata modifica dell’art. 292 cpp, laddove si prevede che il Gip non possa più inserire la trascrizione delle intercettazioni telefoniche nell’ordinanza di applicazione della custodia cautelare, salvo ovviamente il dovere di motivare la misura con il richiamo sintetico ai suoi contenuti.
Sono invece da respingere con forza i tentativi di delimitare i confini del diritto/dovere di cronaca con interventi legislativi al limite della legittimità costituzionale. L’innalzamento delle pene per la pubblicazione arbitraria di atti (684cp) è del tutto spropositata, versando per di più in ambito di contravvenzioni penali, e neppure di delitti.
Allo stesso modo appare di fatto censoria l’introduzione della responsabilità penale dell’ente (cioè dell’azienda editrice) con un’analogia del tutto fuorviante rispetto alle fattispecie ispiratrice della legge 231/2001; questa era stata calibrata sul fatto illecito del management e su tipologie di illecito ad alto contenuto di dolo o di colpa: nulla a che vedere, quindi, con l’esercizio del diritto costituzionale di cui i giornalisti sono portatori.
Vale la pena ricordare che la tutela giurisdizionale per le persone offese da violazione di privacy (ma anche diffamazione) commesse attraverso la stampa già opera, e con risultati non trascurabili, sul piano civilistico, attraverso azioni di risarcimento patrimoniale. Su questo piano – cioè di contenzioso privato - è corretto che vengano mantenuti l’equilibrio e i correttivi dinamici ad eventuali errori e abusi; il rango equivalente dei diritti in gioco, tutti di livello costituzionale, non consente di operare una scelta discriminatoria, tanto più attraverso una legge ordinaria.
In ultimo l’Unci sottolinea il persistere – aggravato nel ddl in esame - delle anomale interferenze di altri poteri nella gestione degli illeciti disciplinari. Come noto si tratta di un’attività attribuita dalla legge in via esclusiva agli ordini professionali. Il disegno di legge invece introduce l’iniziativa disciplinare anche in capo al procuratore della repubblica, oltre ad estendere ulteriormente i poteri esecutivi del Garante.

TUTTO CIO’ PREMESSO
In relazione al testo del ddl presentato alla Camera, l’Unci chiede le seguenti modifiche:
- cancellare l’articolo 2 comma 1 (modifiche al 114 cpp, disciplina del segreto degli atti)
- eliminare il seguente comma 3 (iniziative disciplinari del procuratore nei confronti dei giornalisti)
- eliminare l’articolo 10 (modifiche dell’art. 329 cpp: divieto di pubblicazione di atti e attività di indagine anche dopo la cessazione del segreto)
- art.13 (Modifiche al codice penale):
- i) art 379 bis: rivelazione di segreti del procedimento penale: escludere espressamente gli stante la formula equivoca (conoscenza dei segreti ), eliminare la previsione del delitto anche a titolo colposo
- ii) abrogazione del paragrafo d) (innalzamento delle pene pecuniarie e detentive per la pubblicazione abusiva di atti del procedimento)
- iii) modifiche al paragrafo e) (pene per la pubblicazione di conversazioni telefoniche, traffico telefonico, riprese audiovisive) ): sanzioni solo se si tratta di comunicazioni di cui è stata ordinata la distruzione. In alternativa riconduzione della fattispecie al vigente art. del 684 codice penale

- Articolo 14 (responsabilità penale della società editrice): abrogazione

- Articolo 17 (poteri del Garante della privacy): cancellazione dei commi 1.a) e 1.c)

INTERCETTAZIONI: NOI STIAMO CON ALBERIZZI

Riportiamo uno scambio di idee avvenuto sul sito di Senza Bavaglio a proposito di intercettazioni: Pro e contro, botta e risposta. Noi stiamo con Alberizzi.

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ARGOMENTO: INTERCETTAZIONI/A me la legge piace così. E a me no (di J. Giavi e
M. Alberizzi)
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Considero la privacy nelle fasi investigative precedenti l’udienza preliminare del processo un diritto di rango non inferiore al
diritto di cronaca.
Ritengo specioso e privo di fondamento giuridico l’addurre la lungaggine delle attività processuali a giustificazione del rifiuto
di una garanzia legislativa di tutela della privatezza dei cittadini.
Julia Giavi Langosco

+ + + + + + + + +
Cara Julia,
purtroppo, quando si parla di diritti configgenti, si deve fare una scelta.
Alla pari non vuol dire nulla. Uno dei due diritti deve prevalere.
Infatti o pubblichi una notizia o non la pubblichi. Quindi o privilegi il diritto dei cittadini ad essere informati, oppure privilegi la
privacy di colui che è il protagonista (o anche la comparsa) di una notizia. n tutti i Paesi occidentali gli uomini pubblici (e a maggior ragione i politici) devono rinunciare al diritto alla privacy. Vedi il caso Olmert in Israele negli ultimi giorni.
Nessuno negli Stati Uniti si è sognato di invocare la legge sulla privacy dopo le notizie sulla stagista di Clinton o, più recentemente, sulla figlia minorenne, che aspetta un figlio, della candidata bacchettona alla vicepresidenza Sarah Pailin. E neppure sulla sua relazione extraconiugale.
In Italia la privacy viene invocata persino dall’Associazione Stampa dell’Emilia Romagna per giustificare la mancata consegna a Senza Bavaglio dell’elenco degli iscritti cui volevamo inviare il materiale della nostra campagna elettorale. La privacy è stata tutelata e così il meccanismo elettorale falsato.
Considero questa legge un bavaglio alla stampa pensato non per difendere la privacy di qualcuno, ma per impedire che il pubblico
sia informato di quanto succede nelle stanze della politica e dell’economia (o più in generale del potere) del nostro Paese.
Ero un giovane cronista e mi stavo occupando del caso Seveso, te lo ricorderai. Le donne in attesa di un figlio che abitavano nella
zona inquinata volevano sottoporsi ad un aborto terapeutico.
Le possibilità che dessero alla luce un bimbo malformato erano alte.
Il primario dell’ospedale era fieramente antiabortista e negava l’interruzione di gravidanza “per motivi etici”. Le donne erano
terrorizzate. Ma lui nulla. Imperterrito rifiutava gli interventi. Un giorno, per caso a casa di amici, incontro una ragazza. Quando
me la presentano scoppia in lacrime e mi racconta di essere l’amante del medico in questione che l’aveva fatta abortire un po’
di tempo prima..
Dovevo forse non scrivere questa storia per tutelare la privacy del dottore oppure ho fatto bene a raccontarla e così ho
permesso alle donne di Seveso di interrompere la gravidanza?

Su questo filone ho una serie di domande da farti.

- Come ricorda Maxia Zandonai in un video che sarà diffuso nei
prossimi giorni, è più importante il diritto alla privacy di Saccà
o quello dei cittadini di essere informati sulle manovre per
piazzare le veline sia far piacere al presidente del Consiglio
(“Per sollevare il morale del capo) sia per convincere un senatore
della sinistra a passare con la destra?

- E poi: è più importante la privacy di Saccà o sapere che lui,
capo del servizio pubblico, propone una fiction “Barbarossa” (con
i soldi dei contribuenti, cioè anche con miei e tuoi) non per il suo
valore storico ma solo per far piacere al capo della Lega?

- Nello stesso video Pino Nicotri sottolinea che se nel 1993 fosse
già stata in vigore la legge che vieta la pubblicazione delle
intercettazioni non si sarebbe mai saputo che il 12 ottobre di
quell’anno con una telefonata dal Vaticano si intimava al vice capo
della sicurezza del Vaticano stesso (tale Bonarelli) di mentire
sulla vicenda di Emanuela Orlandi. Va tutelata la privacy degli
interlocutori o il diritto dei cittadini di sapere la verità?

- Tu sei una giornalista economica, quindi ricorderai quanto
nello stesso video ci spiega Rosi Brandi sul bacio intercettato
durante una telefonata tra Fiorani e Fazio. Quel bacio ha
permesso di scoprire la scalata illegale all’Anton Veneta. Se
quelle intercettazioni non fossero state pubblicate lo scandalo
sarebbe rimasto coperto e Fazio sarebbe ancora al suo posto.
Meglio tutelare la privcy di Fazio e Fiorani o meglio aver salvato
il Paese dal malaffare economico?

- Laura Verlicchi invece ci ricorda i quattordici miliardi di
euro di buco in bilancio e i 200 mila i risparmiatori danneggiati.
Questi sono i numeri del crack Parmalat. Questo sistema è
venuto alla luce grazie alle intercettazioni. Preferisci tutelare
la privacy di Calisto Tanzi o informare i risparmiatori truffati?

- Guido Besana in quel video rammenta una storia di qualche mese
fa, quando la guardia di finanza ha sequestrato 18 tonnellate di
cibi surgelati, dissurgelati, cambiata la data di scadenza e rimessi
in commercio. Secondo te fino alla fine dell’udienza preliminare
non avremmo dovuto pubblicare nulla e lasciare che i consumatori
acquistassero questi cibi o non potessero controllare cosa
avevano nel frigorifero.?

- Se passasse questa legge, racconto io in questo video, i miei
lettori non avrebbero saputo niente su un trafficante d’armi
ucraino Leonin Minin che inviava armi ai ribelli della Sierra
Leone (quelli che tagliavano mani e braccia ai bambini soldato).
Meglio difendere la privacy di Minin o informare i lettori che il
vicino di casa era un trafficante d’armi che si faceva pagare
con i diamanti insanguinati?

Mi spiace Julia ma una legge di questo tipo è tagliata a difesa
della privacy di chi non vuol essere giudicato dal pubblico, cioè
dai politici. E’ un inganno per i cittadini.

Massimo A. Alberizzi
www.senzabavaglio.info

LA DOLCE VITA, MA ANCHE IL PROBLEMA DELLE INTERCETTAZIONI

“La dolce vita”, il capolavoro di Federico Fellini, ha aperto questa mattina allo Spazio Oberdan di Milano la settima edizione di Cinema&Giornalismo, la rassegna cinematografica promossa dal Gruppo Cronisti Lombardi nell’ambito del Premio Guido Vergani 2008 Cronista dell’Anno.
Il pubblico ha risposto numeroso, moltissimi i giovani, nonostante l’anticipazione del tradizionale orario, e ha dimostrato, con un applauso al termine della proiezione, quanto ancora il capolavoro di Fellini riesca a farsi amare ed apprezzare nonostante il tracsorrere del tempo.
Prima del film Gianfranco Pierucci, vice presidente del Gruppo Cronisti Lombardi, ha presentato brevemente il programma di quest’anno e ha successivamente chiesto l’attenzione degli intervenuti su un tema che ai cronisti sta attualmente a cuore, quello delle intercettazioni e della proposta di legge in proposito che il Parlamento si appresta a ridiscutere dopo il decadimento della precedente proposta Mastella con il Governo Prodi.
Pierucci ha esposto a grandi linee il problema sottolineando soprattutto che la modifica della proposta di legge non è nel solo interesse dei cronisti e dei giornalisti in generale, ma di tutti i cittadini, pena una limitazione della libertà di ciascuno di noi.
La rassegna proseguirà sabato 27 ottobre alle ore 11 con “Bordetown” e domenica 28, sempre alle 11, con la proiezione del documentario di Enzo Biagi e Brando Giordani “Italia Proibita”.

INTERCETTAZIONI-GIORNATA NAZIONALE DI PROTESTA A ROMA

Una manifestazione grande, unanime e corale di tutto il giornalismo italiano per dire
“no” al disegno di legge del governo sulle intercettazioni che punta ad abolire il
diritto costituzionale dei cittadini di essere informati sulle inchieste giudiziarie.
L’ha proposta l’Unione Nazionale Cronisti Italiani alla Federazione della Stampa e
all’Ordine dei giornalisti prima della data del 27 ottobre nella quale la Conferenza dei
Capigruppo della Camera ha deciso di portare all’esame dell’Aula il disegno di legge.
L’attuale testo del ddl si richiama strumentalmente all’esigenza di difendere la
privacy delle persone non coinvolte nelle indagini. In realtà fa calare un silenzio
tombale sull’intera attività di magistratura e investigatori fino all’udienza preliminare
del processo, cioè ad anni di distanza dai reati commessi. Con la legislazione
prefigurata dal governo, gli italiani non saprebbero più nulla degli scandali
economici, finanziari e politici che si scoprono giorno dopo giorno.
L’Unci, d’intesa con Fnsi e Ordine, ha promosso un Giro d’Italia della Libertà
d’informazione con manifestazioni di piazza per avvertire i cittadini che li si vorrebbe
espropriare dei loro diritti costituzionali. Incontri e volantinaggi si sono già svolti a
Venezia, Roma, Viareggio, Bolzano e Trento, Milano, Napoli, Senigallia, Sabaudia,
Aprilia, Latina. Nei primi giorni di ottobre toccherà a Forlì, Palermo, Firenze e poi a
Bari, Trieste, Genova, Torino, Aosta.
L’Unci è convinta che l’avvio dell’esame del ddl in Aula a Montecitorio debba
essere preceduto da una grande, unanime e corale manifestazione di tutto il mondo
del giornalismo italiano a Roma alla quale invitare le forze sociali in difesa del
diritto dei cittadini ad essere informati e del dovere dei giornalisti di farlo in modo
completo, compiuto e tempestivo.

DOMENICA SI INAGURA CINEMA&GIORNALISMO

Domenica si inaugura, con “La dolce vita”, il capolavoro di Federico Fellini, la settima edizione di “Cinema&Giornalismo” nel quadro del Premio Giornalistico Cronista dell’Anno 2008 dedicato a Guido Vergani.
Il film avrà inizio alle ore 10 nello Spazio Oberdan, in via Vittorio Veneto, a Milano. La manifestazione è organizzata con il sostegno della Banca Popolare di Lodi, in collaborazione con l’Amministrazione Provinciale di Milano, la Fondazione Cineteca Italiana e la Fondazione Cariplo.

I CRONISTI CONTRO LE PERQUISIZIONI

Le perquisizioni contro i colleghi Fiorenza Sarzanini e Guido Ruotolo segnano una nuova fase dello scontro in atto tra giornalisti e magistratura che ha visto solo venerdì scorso le perquisizioni contro Gianluca Di Feo ed Emiliano Fittipaldi.
Sarzanini, per il Corriere della Sera, e Ruotolo per la Stampa, hanno informato gli italiani sugli sviluppi delle indagini di polizia e magistratura sugli appalti legati alla Expo’ Milano 2015. Di Feo e Fittipaldi sulle indagini sullo smaltimento dei rifiuti tossici in Campania. Tutti e quattro hanno svolto il compito che è loro affidato dalla legislazione per garantire ai cittadini il diritto che la Costituzione loro attribuisce: quello di essere informati, in modo completo, compiuto e tempestivo.
Le ricorrenti perquisizioni contro i cronisti in tutta Italia, spesso senza o con motivazioni palesemente strumentali, hanno l’effetto di reprimere la libertà di informazione. Colpendo direttamente quelli coinvolti e intimidendo tutti gli altri. La conseguenza dovrebbe essere quella di impedire che si scriva o si racconti qualsiasi cosa la magistratura non vuole gli italiani sappiano, o che sappiano solo in una versione ufficiale, funzionale a interessi e poteri particolari.
La Costituzione repubblicana, l’ordinamento democratico, il rispetto dei giornalisti per il proprio ruolo e la coscienza civile del Paese disegnano un modello diverso, nel quale l’informazione non è a senso unico e uniforme.
L’Unione Nazionale Cronisti Italiani e le altre organizzazioni dei giornalisti impediranno che ciò avvenga. La cronaca non si ferma con le intimidazioni.

L’URAGANO “MAURIZIO” SOFFIA SULLA CASAGIT

In tempo di uragani tropicali ne è arrivato uno anche nel mondo del giornalismo italiano: si chiama Maurizio, al secolo Andriolo, vicepresidente vicario dell’Inpgi, che più invecchia e più sembra rinvigorirsi (al contrario degli uragani meteo). Andriolo ha scaricato una delle sue raffiche sulla Casagit facendo riferimento addirittura alla tragedia del Titanic e rilanciando una sua vecchia idea, quella di riportare l’Istituto di assistenza all’interno dell’alveo Inpgi.
Prevedibile la risposta, pacata ma decisa, di Andrea Leone presidente della Casagit. A suo fianco si è schierato sull’Opinione, Dimitri Buffa, il quale ha anche richiamato la lettera aperta sulla Casagit pubblicata da piazzettavergani.org. Ringraziamo Buffa della citazione anche se afferma che nella nostra lettera si sono critiche a Leone “forse ingenerose piovutegli addosso da un sito internet, anzi da un blog, per addetti ai lavori: piazzettavergani.org” e gli facciamo notare che è stato proprio grazie alla nostra lettera che Leone ha messo finalmente al corrente tutti coloro a cui le sorti della Casagit stanno a cuore, la situazione non proprio rosea dell’Istituto.
Pubblichiamo di sotto i tre interventi (Andriolo, Leone, Buffa) augurandoci che l’attenzione sulla Casagit si faccia sempre più intensa, favorendo un dibattito che porti a raggiungere risultati positivi, senza pregiudizi di corrente. La Casagit e l’Inpgi sono di tutti i giornalisti e bello sarebbe che tutti i colleghi se ne accorgessero partecipando attivamente e sempre più numerosi alla loro vita con suggerimenti e critiche costruttive (g.p)

Finché
l’orchestra suona…
di Maurizio Andriolo

Roma, 8 settembre 2008. E’ triste che il mito dell’orchestra del Titanic si riaffacci. Ancora più triste, demoralizzante, è che di una nostra importante istituzione, la Casagit, si discetti mentre pare stia affondando.
Stupisce peraltro il silenzio ormai annoso dei consiglieri della cassa, il silenzio dei soliti criticoni.
Ora è scoppiato il problema. Ma la nostra categoria ne discute (forse?) con soffocato disappunto come se la responsabilità fosse del caso.… “di circostanze sfavorevoli….!”
Si cerca di dare una responsabilità al mancato contratto di lavoro, si tenta di turare la falla chiedendo “sacrifici”, ad una categoria che di sacrifici ne sta già facendo (come tutti gli altri cittadini).
I dirigenti tacciono, i consiglieri neppure si accorgono delle responsabilità che stanno gravando sulle loro spalle. Tanto l’orchestra suona. E il buco si allarga: tre, sei, otto milioni di euro.
Ma è proprio così?…
E come è accaduto?
In casi del genere, diverse sono le circostanze, molte le attenuanti.
Non dimentichiamo però certi errori: l’acquisto di una sede costosa, allo “sprofondo” della città, elegante ma di gestione onerosa. Non era meglio essere inquilini dell’Inpgi?
1) Cercammo in pochissimi di rendere evidente la teoria dei risparmi. Invano!
2) Ci battemmo invano e in tutte le sedi, perché la Cassa rientrasse nell’Inpgi. E’ finita già da anni l’era facile della sanità sociale.
3) Fummo sbeffeggiati. Eppure ancora oggi, non è soltanto necessario, è inevitabile che la Cassa ritorni nell’alveo dell’Inpgi. Per la sua salvezza e anche per il potenziamento del nostro Istituto di Previdenza.
Ci vuole altro che tagli e sacrifici per salvare la Cassa.
Ma i colleghi devono sapere anche che, invece di approfondite discussioni sul futuro della Cassa, si parla se è meglio fare Presidente l’uno o l’altro dei “pochi” noti della nostra categoria. Degnissime persone certamente, ma i soliti animatori del mercatino degli incarichi.
Finché l’orchestra suona……

Maurizio Andriolo

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Lettera aperta di Andrea Leone a Maurizio Andriolo

Caro Maurizio, di “triste e demoralizzante”, a mio parere c’è che proprio da te, uomo di lunghissima esperienza all’interno degli organismi di categoria, venga una palese strumentalizzazione sulle vicende della Casagit. Si sa da tempo che tu sostieni la necessità di un accorpamento tra la Cassa e l’Inpgi, tema su cui ci siamo confrontati spesso. Ancora una volta non consideri il fatto che l’Istituto è un Ente obbligatorio, sostitutivo per legge dell’Inps, e non può dedicare risorse ad attività diverse da quella previdenziale. Certo, i neppure 100 milioni di bilancio della Cassa sono una briciola nei confronti delle cifre amministrate dall’Istituto di cui tu sei vicepresidente, ma sempre di pere e di mele si tratta. Metterle nella stessa cassetta non è utile e non è produttivo.
Qui, te lo assicuro, nessuno balla. Su una cosa però hai ragione: non è con i sacrifici che si può risolvere il problema. Tant’è che sacrifici non ne abbiamo chiesti. Abbiamo invece chiesto a tutti un uso più responsabile delle risorse comuni. E per questo siamo stati accusati di voler togliere benefici alla categoria. Invece, senza scendere in pista, stiamo cercando di individuare una proposta compatibile con lo scenario della disastrata e costosa sanità di questo Paese che conservi le tutele che sinora hanno permesso ai giornalisti di affrontare con tranquillità almeno economica eventi di per sé dolorosi, difficili e destabilizzanti.
Errori se ne fanno e certamente ne sono stati fatti anche in Casagit, seppure in buona fede. E’ però singolare e paradigmatico che l’unico da te citato non lo sia. Aver risparmiato un oneroso affitto (nel 2000 413 milioni di lire, ovvero 213 mila euro) investendo 10 miliardi (meno di 5 milioni di euro) in una sede di 2.800 metri quadri, pagata quindi 3,5 milioni al metro quadro non mi sembra un cattivo affare. Sempre meglio dell’acquisto di palazzo Volpi. Tant’è che il mese dopo l’inaugurazione Casagit ricevette un’offerta superiore del 60% rispetto al costo. Potevamo vendere, ma avremmo dovuto pagare uno sproposito di tasse. In compenso le spese di esercizio, compreso l’ammortamento al costo storico dell’immobile, non raggiungono i 200 mila euro.
Non siamo sul Titanic. Le riserve ci consentono di non fare passi affrettati e respingere i facili allarmismi. E non balliamo. Tanto meno siamo silenti o inconsapevoli delle nostre responsabilità. I consiglieri tutti collaborano nello sforzo che stiamo facendo. A parlare per noi sono le azioni che abbiamo intrapreso e che intraprenderemo. Non ultima quella di rendere più trasparente e oggettivo il bilancio della Cassa, ripulendolo da impostazioni che seppure totalmente legittime non consentivano una attribuzione temporale certa delle voci di spesa. Siamo talmente poco orientati a discettare dei futuri assetti, che pure devono essere una preoccupazione, al punto che ci prepariamo a penalizzare il bilancio in virtù di questa trasparenza. Non vogliamo portarci dietro fardelli impropri, nascosti tra le pieghe dei conti. Parliamo e parleremo con i fatti. Al di là di qualunque comoda strategia preelettorale. Se qualcuno discute dei futuri amministratori, non siamo noi. Abbiamo già dato in passato precisi segnali di rinnovamento, e continueremo su questa linea. Anche se altri, mi pare, si comportano diversamente.
Un caro saluto
Andrea Leone

Roma, 9 settembre 2008

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L’Opinione del 10-09-2008.

GIORNALISTI, LA CASAGIT E’ IN CRISI
di Dimitri Buffa

“Cari colleghi il fatto innegabile è che le prestazioni crescono con una dinamica del 7% all’anno mentre i contributi aumentano solo del 2,5%”. E’ stato proprio lo stesso presidente della Casagit Andrea Leone a dovere ammettere la crisi ormai evidente del glorioso istituto che da anni integra le prestazioni sanitarie dei giornalisti. E lo ha fatto rispondendo con una lettera aperta alle critiche forse ingenerose piovutegli addosso da un sito internet, anzi da un blog, per addetti ai lavori: piazzettavergani.org. Dice Leone che “..sino all’evidenza dei dati di bilancio del 2007 eravamo convinti che la mancanza del contratto poteva essere assorbita senza difficoltà resistendo ancora per qualche tempo, senza aggiungere al danno rappresentato dalla volontà degli editori di distruggere la categoria dei giornalisti anche la beffa dei tagli alle prestazioni della Cassa”. Spiega ancora Leone, “ ..solo alla chiusura del bilancio abbiamo visto che il problema era diventato strutturale”. Ieri la versione meno soft della cosa l’ha spiegata invece il sindacalista della Lombarda Maurizio Andriolo in una’altra lettera aperta (sport molto diffuso nella categoria) in cui si parlava di “affondamento del Titanic”. “E’ triste - sostiene Andriolo - che il mito dell’orchestra del Titanic si riaffacci. Ancora più triste, demoralizzante, è che di una nostra importante istituzione, la Casagit, si discetti mentre pare stia affondando”.
Poi le cifre: “..i dirigenti tacciono, i consiglieri neppure si accorgono delle responsabilità che stanno gravando sulle loro spalle. Tanto l’orchestra suona. E il buco si allarga: tre, sei, otto milioni di euro”. Le cause? Andriolo ne elenca alcune: “Non dimentichiamo certi errori: l’acquisto di una sede costosa, allo ”sprofondo“ della città, elegante ma di gestione onerosa. Non era meglio essere inquilini dell’Inpgi?”. E poi? “Cercammo in pochissimi di rendere evidente la teoria dei risparmi. Invano! Ci battemmo invano e in tutte le sedi, perché la Cassa rientrasse nell’Inpgi. E’ finita già da anni l’era facile della sanità sociale”. “Fummo sbeffeggiati - sostiene Andriolo - eppure ancora oggi, non è soltanto necessario, è inevitabile che la Cassa ritorni nell’alveo dell’Inpgi. Per la sua salvezza e anche per il potenziamento del nostro Istituto di Previdenza”. Un pessimismo che però non è condiviso dallo stesso presidente della Casagit che pure non si nasconde dietro un dito: “.. innanzi tutto la Casagit è l’ente che spende di meno (fondo pensione integrativa a parte) tra tutti quelli della categoria per gli organi sociali. E le spese per questa voce calano. Abbiamo ridotto il numero delle riunioni del Consiglio di amministrazione e della Commissione Permanente. Non abbiamo altre commissioni. Abbiamo tagliato le consulenze, eliminando quelle poco utili… poi abbiamo ridotto da tre a uno il numero dei dirigenti, non sostituendo i due vicedirettori andati in pensione. Non abbiamo ridondanza di personale, e abbiamo bloccato le assunzioni. Le spese per il personale crescono, ma all’interno di una dinamica legata all’applicazione del contratto collettivo di lavoro. Stiamo studiando dove e in che modo realizzare altri risparmi, se e quando saranno necessari. Per fortuna non abbiamo fretta, grazie alle riserve accumulate negli anni”. Insomma per qualche altro anno i giornalisti potranno dormire sonni tranquilli purchè non pretendano di passarli in degenza in qualche clinica di lusso magari per curare un colpo della strega. Poi però si riaprirà il vero contenzioso che è quello con gli editori: oramai i giornalisti sono l’unica categoria di professionisti italiani rimasti senza contratto per oltre cinque anni. E non ci si può illudere di tirare a campare per quieto vivere e perché i sindacalisti troppo ideologicizzati del passato hanno pensato più a fare i girotondi contro Berlusconi (che peraltro rendono molto politicamente, almeno per chi ha ambizioni parlamentari) che a portare a casa un po’ di soldi per tutti.

DISCRIMINAZIONI RAI VERSO I GIORNALISTI DISOCCUPATI

Schiaffo a disoccupati e precari, l’ennesimo. In Rai arriveranno nuove assunzioni a termine, grazie a un’intesa firmata con UsigRai, finalizzata a favorire l’ingresso in azienda degli ex allievi delle scuole di giornalismo. Infatti, per partecipare alle selezioni occorre non aver superato i trent’anni, l’iscrizione all’Albo nell’elenco professionisti e la laurea con centodieci/110. Quanti dei giornalisti del servizio pubblico attualmente in servizio con contratto a tempo indeterminato (soprattutto tra i più noti) sono stati assunti prima dei trent’anni di età, erano già professionisti al momento dell’assunzione e si erano laureati con il massimo dei voti?
Tale selezione è doppiamente ingiusta, in quanto nega a numerosi bravi colleghi la possibilità di partecipare e favorisce chi ha già avuto un ingiusto vantaggio, vale a dire gli ex allievi delle scuole, i quali hanno ottenuto l’iscrizione nell’elenco dei professionisti seguendo un iter in contrasto con la legge sull’Ordinamento della professione giornalistica. E appaiono paradossali le affermazioni del presidente dell’Ordine, Lorenzo del Boca, secondo il quale “è immorale, prima ancora che illogica, la decisione (avallata dall’Usigrai) di pretendere che le nuove assunzioni, per i telegiornali del mattino della Rai, avvengano nel ristretto bacino dei giovani sotto i trent’anni, con laurea e punteggio di 110”, visto che l’illogicità dei requisiti pretesi dalla Rai sono la diretta conseguenza dell’incredibile proliferare di corsi universitari di giornalismo voluti dall’Ordine.
Il Coordinamento nazionale giornalisti disoccupati giudica immorale il comportamento di tutti coloro che, con pervicacia, perseguono la scellerata politica dell’accesso alla professione tramite corsi con praticantato incluso, mentre contemporaneamente cresce il numero di disoccupati e inoccupati. Oltre a danneggiare la categoria, la riforma varata dall’Ordine dei giornalisti vìola la legge professionale: per questo il Coordinamento nazionale giornalisti disoccupati e precari aveva chiesto l’intervento del ministro della Giustizia, al quale spetta l’alta vigilanza sui consigli dell’Ordine, affinché siano revocate le convenzioni che consentono l’ammissione all’esame di stato di centinaia di inoccupati provenienti dai corsi di giornalismo autorizzati dall’organo di autogoverno della categoria ( http://giornalistidisoccupati.blog.tiscali.it//ORDINE__Intervenga_Mastella____illegale_il_praticantato_nelle_scuole_443724.shtml ).
Il Coordinamento nazionale giornalisti disoccupati e precari denuncia da anni la gravità delle discriminazioni nei confronti di numerosi giornalisti rimasti senza lavoro che tentano di rientrare nel ciclo produttivo proponendosi alle redazioni Rai.
Già nel 2005, il Coordinamento aveva denunciato il cosiddetto “blocco delle prime utilizzazioni”, censurando l’accordo tra Azienda e UsigRai con il quale si stabiliva un canale privilegiato per gli ex allievi della scuola di giornalismo radiotelevisivo di Perugia. Il Coordinamento aveva anche chiesto, a questo proposito, l’intervento della Commissione Parlamentare di Vigilanza dei Servizi Radiotelevisivi ( http://giornalistidisoccupati.blog.tiscali.it//RAI__Discriminazioni_inaccettabili_nelle_assunzioni_443659.shtml ) e del presidente della Rai ( http://giornalistidisoccupati.blog.tiscali.it//RAI__Lettera_a_Petruccioli__basta_privilegi__trasparenza_nelle_assunzioni_443688.shtml ).
Il contratto nazionale di lavoro giornalistico stabilisce che le assunzioni a termine per sostituzioni ferie, aspettativa o nuove iniziative, compatibilmente con le esigenze redazionali e organizzative, devono riguardare prioritariamente i giornalisti disoccupati iscritti negli elenchi Fieg-Fnsi. E le assunzioni annunciate per il nuovo progetto editoriale “Buongiorno Regione” rientrano senz’altro tra le previsioni del Ccnlg in materia di riassorbimento dei disoccupati.
Il Coordinamento nazionale giornalisti disoccupati e precari chiede dunque un intervento deciso della Fnsi, affinché la Rai revochi immediatamente la griglia dei requisiti delle selezioni per le sedi regionali così come è stata formulata e proceda alle assunzioni tra i disoccupati che da più tempo risultano iscritti nell’elenco Fieg-Fnsi.

Coordinamento Nazionale Giornalisti Disoccupati e Precari

Roma, 1 Settembre 2008.

Il blog del Coordinamento nazionale giornalisti disoccupati e precari:
http://giornalistidisoccupati.blog.tiscali.it/

Intercettazioni: Unione Cronisti, riparte il Giro d’Italia della libertà

Dal 26 giugno i cronisti sono scesi in piazza a Venezia, Roma, Viareggio, Bolzano e Trento, Milano, Napoli, Senigallia e Sabaudia.
Il Gruppo Cronisti Toscani ha programmato venerdì 10 ottobre una manifestazione a Firenze nella sede del Consiglio Regionale della Toscana: al termine in via Cavour, a due passi dal Duomo, i cronisti distribuiranno volantini ai passanti. Altre iniziative sono in via di definizione a Bari, Cagliari, Sassari, Trieste, Forlì, Torino, Pescara, Palermo, Agrigento, Genova.
Il Giro d’Italia della autonomia dell’informazione ha consentito a cronisti e cittadini di dialogare e di comprendere come le norme che si sostiene debbano tutelare la privacy delle persone abbiano il solo intento di bloccare la diffusione delle notizie sulle inchieste giudiziarie a carico di politici e potenti di ogni genere, senza tenere nel minimo conto il fondamentale diritto riconosciuto dalla Costituzione agli Italiani di essere informati in modo completo, corretto e tempestivo sull’andamento della vita pubblica e sull’amministrazione della giustizia per poter svolgere in modo consapevole il ruolo di cittadini di una società democratica.
“Liberi di informare, liberi di sapere”: è l’efficace slogan dei Cronisti Lombardi

SEGUITE L’ATTIVITA’ DELL’UNCI SUL SITO Unione Cronisti - Roma 1° settembre

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UNCI: INTERCETTAZIONI, LA SOLIDARIETA’ A PRODI FUNZIONALE A CENSURA
Non si possono strumentalizzare questi episodi per bloccare magistratura e cronisti

Civile e composta reazione dell’ex Presidente del Consiglio Romano Prodi alla pubblicazione su Panorama di alcune intercettazioni a lui attribuite. L’Unione Nazionale Cronisti Italiani sottolinea che davanti al montare di solidarietà che avevano il solo scopo di strumentalizzare la vicenda per sostenere il disegno del legge del governo che limita la possibilità dei magistrati di indagare e quella dei giornalisti di informare l’opinione pubblica, Prodi ha messo subito un punto fermo.
Ha dichiarato che non vuole che “l’artificiale creazione di questo caso politico alimentasse il tentativo o la tentazione di dare vita, nel tempo più breve possibile a una legge sulle intercettazioni che possa sottrarre alla magistratura uno strumento che in molti casi si è dimostrato indispensabile”.
L’ex presidente del Consiglio ha aggiunto di non avere “alcuna contrarietà al fatto che tutte le mie telefonate siano rese pubbliche”.
L’Unione Nazionale Cronisti Italiani ritiene che questo comportamento di Prodi sia quello più rispettoso del ruolo e dei compiti di magistrati e giornalisti e denuncia che troppo spesso le vicende giudiziarie o quelle della pubblicazione di conversazioni telefoniche vengono utilizzate per tentare di impedire l’attività della magistratura e l’informazione dei cittadini. Contro questo tentativo, esplicito nel disegno di legge del governo sulle intercettazioni, l’Unci, d’intesa con Fnsi e Ordine dei Giornalisti, sta conducendo una vigorosa campagna di informazione dei cittadini con manifestazioni nelle piazze di tutta Italia.