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PiazzettaVergani.org è un blog curato dal Gruppo Cronisti Lombardi e intende da un lato essere un tributo al collega Guido Vergani scomparso nel 2005 e dall'altro un momento di confronto su temi politici, sociali ed economici.

SANITA’: STORIA DI UNA “PANORAMICA”

La Sanità lombarda, come dice il governatore Formigoni, sembra distinguersi sia per la qualità dei servizi, sia per la qualità dei controlli. Ultimo esempio il clamoroso caso della Clinica Santa Rita. Però può darsi che ai controlli possa sfuggire qualcosa, soprattutto quando non si tratta di interventi da migliaia di euro. E’ il caso delle radiografie odontoiatriche.
E’ a questo proposito che vorremmo segnalare un iter quanto meno discutibile di una struttura privata convenzionata che si trova in pieno centro a Milano. Il dentista ordina una panoramica urgente per controllare una forte infiammazione. Il paziente si reca dal medico di base e si fa rilasciare la prescrizione con la dicitura “con cortese urgenza”. La risposta del centro rx, alle ore 12.15 è: oggi è venerdì, l’appuntamento non possiamo darlo prima di giovedì prossimo, ticket Euro 23,23. E in privato, qual è il costo? Euro 45. Quando potremmo venire? Oggi pomeriggio alle 15.50. Vista la differenza, andiamo al pomeriggio. La diagnosi quanto possiamo ritirarla. Giovedì mattina. Sul vostro depliant sono segnati tre giorni lavorativi… Sa ma il radiologo non è sempre qui.
Fine della storia. Quali conclusioni si possono trarre? Molte e certamente non positive. Che ne pensa l’assessore alla Sanità della Regione Lombardia? Se ne vuol sapere di più, tutti i dati sono a sua disposizione. Basta contattare la nostra mail: redazione@piazzettavergani.org

CRONISTI IN PIAZZA A ROMA PER DIFENDERE L’INFORMAZIONE

La nostra libertà di informarvi in maniera corretta, trasparente e tempestiva è la vostra libertà di sapere, di conoscere. E’ il punto centrale dell’appello che giovedì mattina, dalle 10,30 alle 13 i cronisti e i giornalisti rivolgeranno ai romani. L’iniziativa, organizzata dall’Associazione Stampa Romana, si svolgerà in piazza Colonna, davanti a Palazzo Chigi.
Durante la manifestazione saranno distribuiti volantini con la scritta:
AIUTATECI A DIFENDERVI
dalle truffe-bond, dalle cliniche degli orrori, dalla malagiustizia, dalla malasanità, dalla malafinanza, dalla malapolitica, dalla malavita.

I volantini spiegheranno anche che il disegno di legge del governo sulle intercettazioni “è la legge bavaglio più grave, nella limitazione dei diritti dell’informazione, dai tempi del regime fascista”. E si affermerà che “i giornalisti devono mantenere il diritto-dovere di informare e diffondere notizie penalmente rilevanti e di pubblico interesse per tutelare la loro professionalità e, soprattutto, salvaguardare il diritto dei cittadini ad essere informati”.
Le manifestazioni in piazza contro il disegno di legge promosse dall’Unione Cronisti - che ammonisce la Fnsi e i giornalisti tutti a non abbassare la guardia davanti al proposito del governo di impedire l’informazione giudiziaria - sono iniziate il 28 giugno a Venezia e proseguiranno, dopo Roma, il 15 a Viareggio, il 16 a Bolzano e Trento, il 19 a Milano, il 30 agosto a Latina, il 15 settembre a Firenze. Altre iniziative sono in via di definizione.

LA PRIVACY (SCORRETTA) DELLA PUBBLICA ISTRUZIONE

Gli esami di maturità hanno portato a una nuova (e scorretta ) interpretazione della legge sulla privacy. Il Ministero della Pubblica Istruzione ha infatti imposto di non rendere pubblici i risultati degli esami di maturità cosicché si è arrivati all’assurdo che i vari candidati sono dovuti andare tutti personalmente in segreteria per conoscere l’esito dell’esame e che addirittura (documentato a Torino) il padre di un maturando maggiorenne non sia stato messo al corrente dell’esito perché il figlio, assente da Torino, non gli aveva rilasciato una delega.
Bene, non più di dieci giorni fa, il vicepresidente dell’Authority per la Privacy (ma era proprio necessario usare tutto questo inglese!) l’onorevole Mauro Paissan ha scritto chiaramente sul settimanale “Oggi” rispondendo ad un preciso quesito, che la privacy non c’entra niente, che l’applicazione della tutela della legge in questo caso è assolutamente scorretta.
In Italia siamo abituati a vedere che la mano sinistra non sa quello che fa la destra, specie nella Pubblica Amministrazione, ma è mai possibile che al Ministro Gelmini nessuno abbia fatto leggere quella precisazione di Paissan (che ci stanno a fare gli uffici stampa?) o che nessun burocrate di viale Trastevere abbia mai chiesto, prima di emanarla, un parere all’Authority sulla circolare riguardante i risultati finali?
Bei tempi, quando da cronisti, facevamo le corse davanti ai tabelloni delle scuole o nelle segreterie per dare il buco ai colleghi con i nomi e i voti dei maturi, soprattutto per cercare di “soffiare” le foto dei più bravi!

LETTERA APERTA AL PRESIDENTE DELLA CASAGIT

Ad Andrea Leone
Presidente Casagit

Caro Presidente,
ho ricevuto come tutti i soci Casagit la lettera relativa alle novità (rispolverate) della Cassa. Ho sentito qualche mugugno da parte di molti colleghi, ho visto una sola lettera – diciamo così – che è entrata un po’ più nel merito delle nuove disposizioni sottolineando anche la particolare situazione dei freelance per quanto riguarda i contributi da versare e la discriminante dei 71mila Euro.
Anch’io sono tra quelli che hanno mugugnato e che, dopo qualche riflessione, ha deciso di scrivere una lettera. Aperta. Perché non ne vengano a conoscenza soltanto pochi addetti ai lavori.
Sono d’accordo con la parte della tua comunicazione relativa ai mancati introiti derivanti dal mancato rinnovo del contratto di lavoro, ma non sono d’accordo sulla terapia adottata.
Intanto mi meraviglio del ritardo con il quale gli amministratori Casagit sono intervenuti per far fronte ai problemi dei minori introiti dovuti ai mancati rinnovi contrattuali (sono più di tre anni, ormai che i giornalisti sono senza contratto) ma soprattutto per far fronte alla dinamica di crescita della spesa.
Perché la spesa è cresciuta? Visto che non sono aumentate le tariffe di rimborso c’è da credere che sia solo aumentato il numero delle prestazioni. A che cosa è dovuto? Forse non solo al desiderio impellente dei giornalisti italiani di andare dal medico specialista per qualunque stupidaggine e di spendere, almeno nella maggior parte dei casi, cifre ben più alte dei rimborsi Casagit.
Andare dal più modesto dei ginecologi o dal più modesto degli otorino oggi non costa meno di 100 Euro, fino a salire ai 180 Euro di un buon ortopedico, neppure primario! Per non parlare degli odontoiatri!
E allora? Forse l’età media dei giornalisti sta aumentando e con ciò anche la loro “morbilità” (si dice così?). Forse le condizioni di lavoro sia dei redattori a tempo pieno sia dei freelance sono un po’ peggiorate da qualche anno a questa parte e il loro fisico ne risente di più?
E tu pensi davvero, insieme al consiglio di amministrazione, che basti solo spedirci tutte le volte dal medico di base per limitare il numero delle prestazioni specialistiche? Mi auguro che i fatti vi diano ragione, ma probabilmente c’è qualche problema in più da esaminare e qualche soluzione più drastica ed efficace da adottare.
Qualcuno comincia a credere che forse la Casagit non è più in grado di soddisfare i bisogni di tutti i giornalisti, che sia necessario rivedere il discorso della obbligatorietà dell’adesione su base contrattuale, che la volontà di dare una assistenza complementare a tutti i giornalisti, professionisti, pubblicisti, freelance, sia lodevole ma non più praticabile. Che abbiano ragione?
Intanto cerchiamo di rivedere le strutture della Cassa: rendiamola un po’ più magra di delegati (e di conseguenti rimborsi spese), magari anche di personale (specie nella sede centrale) e di consulenti. E comunque tutti cerchiamo davvero di essere un po’ più responsabili, uso dei farmaci compreso.
Cordialmente
Gianfranco Pierucci

Milano 7 luglio 2008

UNA RIFLESSIONE, RILEGGENDO BRECHT

La poesia che pubblichiamo è stata scritta da Bertold Brecht, sulla base di uno scritto del Pastore Niemoeller.
Ci sembra estremamente attuale e fonte per qualche spunto di riflessione.
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Prima di tutto vennero a prendere gli zingari,
e fui contento perché rubacchiavano.
Poi vennero a prendere gli ebrei,
e stetti zitto perché mi sembravano antipatici.
Poi vennero a prendere gli omosessuali
e fui sollevato perché mi erano fastidiosi.
Poi vennero a prendere i comunisti,
e io non dissi niente perché non ero comunista.
Un giorno vennero a prendere me,
e non c’era rimasto nessuno a protestare.

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NIENTE DECRETO SULLE INTERCETTAZIONI, MA NON ABBASSARE LA GUARDIA

Per l’Unione Cronisti rimane tutto intero l’allarme per l’intenzione del governo di impedire che i cittadini siano correttamente, compiutamente e tempestivamente informati sull’andamento delle inchieste giudiziarie. Il fatto che non abbia fatto ricorso al decreto legge per anticipare e fare entrare immediatamente in vigore le norme contenute nel disegno di legge trasmesso alla Camera, infatti, non costituisce un ripensamento sul merito del problema, ma solo la constatazione che non c’erano i tempi e le condizioni politiche, istituzionali e sociali per forzare la mano.
Resta quindi del tutto attuale l’elaborazione teorica e politica che l’Unci, in raccordo con Fnsi e Ordine dei Giornalisti, ha fatto sulle norme del disegno di legge che impedirebbero ai cittadini di essere messi a conoscenza di scandali, ruberie, malasanità, malversazioni pubbliche e private e ai cronisti di adempiere al loro dovere professionale ed etico di riferire la verità sostanziale dei fatti. Verità che non ha bisogno, in quanto tale, di essere accompagnata da particolari ininfluenti ai fini della conoscenza delle vicende e degli sviluppi delle inchieste, in particolar modo di quelli relativi a persone non coinvolte nelle indagini.
L’Unci conferma perciò il programma di mobilitazione di cittadini e giornalisti che per adesso prevede, dopo il corteo a Venezia del 28 giugno, iniziative il 15 luglio a Viareggio, il 19 luglio a Milano, il 30 agosto a Latina, il 15 settembre a Firenze.
I cronisti confidano che la pausa estiva induca governo e forze politiche a rivedere l’attuale impostazione e a garantire ai cittadini il diritto di essere informati e sono convinti che a questo fine potrà rivelarsi molto utile l’azione dei Presidenti del Parlamento.

I GIUDICI EUROPEI INTRANSIGENTI SULLA LIBERTA’ DI ESPRESSIONE

La Corte di Giustizia Ue ha cancellato la condanna civilistica a un giornalista greco, che dovette pagare 58 mila euro a un ex collega diventato deputato, sentitosi diffamato dall’espressione . Lo Stato dovrà anche restituire per intero la somma pagata dal giornalista per il risarcimento.
I giudici europei sostengono che il deputato, in quanto tale, deve accettare l’esercizio di critica anche quando molto è molto aspro. Ma non solo: per valutare la diffamazione, il tribunale non deve fermarsi alle parole contestate, ma valutare il contesto in cui vengono espresse e, soprattutto, i giudici devono valutare l’interesse pubblico.
Una lezione di stile e di legalità di cui dovrà tener conto anche il legislatore italiano, strenuamente impegnato nella sua battaglia contro i giornalisti e contro il diritto di cronaca. (ag)

L’ARTICOLO PUBBLICATO SUL “SOLE- 24 ORE”
di Marina Castellaneta
I giornalisti condannati in sede civile per diffamazione dai tribunali nazionali, con sentenze non conformi ai principi sulla libertà di espressione garantiti dalla Corte europea dei diritti dell’uomo, hanno diritto a ottenere il risarcimento del danno materiale, che equivale all’importo versato al diffamato.
È un passo avanti nella tutela della libertà d’informazione quello raggiunto dalla Corte europea nella sentenza depositata il 5 giugno 2008 (ricorso 15909/06, «I Avgi Publishing» e Karis), con cui non solo ha condannato la Grecia ma ha anche costretto le autorità elleniche a cancellare del tutto le conseguenze della condanna per diffamazione.
Si tratta di una decisione destinata ad avere un impatto anche economico sugli Stati che, nei casi in cui i tribunali nazionali condannino per diffamazione un giornalista, non uniformandosi alla prassi della Convenzione europea, saranno tenuti a risarcire direttamente il danno al reporter, equivalente all’importo corrisposto da quest’ultimo alla persona diffamata, incluse le spese processuali.
Poco importa che un simile giudizio possa essere considerato - come rivendicato dalla Grecia nella sua difesa - una ripetizione del procedimento litigioso e conduca a «un ribaltamento dell’autorità di cosa giudicata delle giurisdizioni interne». Quello che conta - ha osservato la Corte - è che ai giornalisti venga garantito il diritto di informare secondo l’articolo 10 della Convenzione, che include anche il diritto dei cittadini a ricevere informazioni.
Alla Corte europea si erano rivolti un reporter greco e il suo editore condannati a risarcire un altro giornalista, diventato deputato, con una somma di 58mila euro. Sia la Corte d’appello di Salonicco, sia la Cassazione avevano ritenuto che l’espressione «noto sfrenato nazionalista» utilizzata contro il politico, che aveva organizzato una manifestazione della destra contro il garante della protezione dei dati, fosse diffamatoria. La frase in realtà è, per la Corte, un giudizio di valore e non un fatto, non suscettibile di prova sulla base di elementi materiali.
Una critica aspra, certo, che però non deve essere valutata cercando di accertare la sua veridicità con riferimento al carattere e alla reputazione della persona offesa. Che peraltro - osserva la Corte - è una persona pubblica e quindi esposta più di altri a critiche.
La posizione di Strasburgo e quella dei tribunali nazionali diverge proprio sul peso da attribuire alle parole utilizzate in un articolo.
Per i giudici greci quello che conta, per arrivare alla condanna, è l’impiego di un’espressione non confortata dai fatti, mentre per la Corte europea le espressioni utilizzate devono essere collocate nel contesto dell’articolo, tenendo conto di alcuni fattori supplementari. Sbagliano quindi i giudici nazionali quando fondano la condanna per diffamazione, anche in sede civile, ricavando la volontà del giornalista di diffamare da una singola frase, senza valutare circostanze come «il contesto del caso, l’interesse del pubblico e l’intenzione del giornalista», elementi che possono giustificare «una dose di provocazione o anche di esagerazione».

PREMIO GUIDO VERGANI 2008: SCADONO I TERMINI

Ricordiamo a tutti i Colleghi interessati che il 15 luglio scadono i termini per la presentazione degli elaborati candidati al premio Guido Vergani 2008 Cronista dell’anno. Due le sezioni: carta stampata e raqdio,televisione,web.
Per ciascuna sezione sono in palio tre premi rispettivamente di 2000, 1000 e 500 Euro.
Il bando di concorso è pubblicato in questo stesso sito, Categoria Contributi.

Appuntamenti live su Radio MuseoScienza

Il 1° luglio è nata la webradio del Museo: Radio Museoscienza. Un palinsesto da ascoltare e scoprire che, da martedì 8 luglio, si arricchirà anche di appuntamenti LIVE.
Potrete ascoltare per 24 ore al giorno, 7 giorni su 7, gli incontri, i dibattiti e le conferenze con scienziati, esperti e studiosi che si sono svolti nel Museo negli ultimi anni. Tutti i giorni un palinsesto per risentire la voce di Luigi Luca Cavalli Sforza, Margherita Hack, Amalia Ercoli Finzi, Edoardo Boncinelli, Umberto Veronesi e molti altri personaggi che magari anche voi avete incontrato al Museo.
Inoltre da martedì 8 luglio ci sarà una novità da non perdere: gli appuntamenti LIVE. Undici incontri in diretta con i curatori del Museo per ascoltare le storie e gli aneddoti più affascinanti e coinvolgenti su inventori, tecnologie e scienziati.
Ci sarà spazio per raccontare il dietro le quinte del lavoro di un curatore e i retroscena delle collezioni storiche del Museo. Potrete interagire direttamente durante l’incontro ponendo le vostre domande via chat o scrivendo una e-mail.
Una serie di appuntamenti per parlare di treni, radio, televisione, navi, energia, arte e scienza, astronomia, Leonardo da Vinci e molto altro.
Il primo appuntamento LIVE sarà “La radio e la televisione” e si svolgerà martedì 8 luglio alle 14.30 in compagnia di Massimo Temporelli, Curatore del Dipartimento Comunicazione.
Il secondo appuntamento sarà giovedì 10 luglio (14.30) con “Il Museo e Leonardo”. Incontro con Claudio Giorgione,Curatore del Dipartimento Leonardo Arte & Scienza.

Info su:www.museoscienza.org.

Fnsi, Ordine e Unci contro l’ipotesi del decreto legge per imbavagliare i giornalisti

Roma, 2 luglio - ”Se il governo farà ricorso al decreto in materia di intercettazioni scenderemo in piazza”, lo ha detto il segretario della Fnsi, Franco Siddi, concludendo l’incontro ‘Etica e diritto di cronaca: no alle censure!’ organizzato dalla Federazione nazionale stampa italiana, dall’Ordine dei Giornalisti e dall’Unione Cronisti.
Alla manifestazione hanno preso parte esponenti dei gruppi parlamentari, magistrati, avvocati, direttori di giornali, rappresentanti della Fieg. Unanime l’allarme nei confronti di un provvedimento che punti a imbavagliare giornalisti e giornali negando ai cittadini il diritto di ricevere notizie e formarsi un’opinione. “Il disegno legge sulle intercettazioni che limita la libertà di stampa è illiberale: lo pensavamo quando lo propose il ministro Mastella, lo pensiamo oggi quando a proporlo è il ministro Alfano”, ha aggiunto Siddi. Il segretario nazionale della Fnsi ha spiegato che i giornalisti italiani sono pronti a intraprendere una mobilitazione di lunga lena per rintuzzare ogni attacco al dovere di informare i cittadini: ”La prima fase di questa battaglia è volta ad informare di più sui rischi contenuti nel disegno legge del governo anche coinvolgendo i direttori e gli editori dei giornali ai quali chiederemo di pubblicare “pagine a scacchiera”, ossia pagine confezionate secondo le norme attuali che consentono un’informazione completa e pagine confezionate alla luce delle norme che si vorrebbero introdurre; la terza fase prevede di andare nella piazze per informare i cittadini”.
Il direttore generale della Fieg, Alessandro Brignone, ha convenuto sulla “pesantezza dell’impatto” che i provvedimenti del governo potrebbero esercitare sull’informazione. “Giornalisti e giornali dovrebbero restare muti fino alla chiusura delle indagini preliminari. Il giudizio negativo sul provvedimento è comune a quello della Fnsi: non possiamo essere d’accordo”. Grave, ha sottolineato Brignone, che adducendo il pretesto di porre rimedio ad un uso distorto delle intercettazioni si imponga lo stop al loro impiego per accertare reati gravi quali l’estorsione, i sequestri di persona, l’usura. Il sistema sanzionatorio, ha aggiunto Brignone, punta a mettere l’editore nella paradossale condizione di impedire di scrivere per non rischiare multe: “Ciò non ha senso ed è necessario farlo capire al governo”.
Il presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati, Luca Palamara, ha offerto anche un’indicazione operativa: “Per le intercettazioni bisogna prevedere una udienza stralcio di fronte al giudice dove Pubblico ministero e difesa tolgono dal processo le telefonate penalmente irrilevanti. Limitare le intercettazioni – ha aggiunto Palamara - rischia di limitare la possibilità di scoprire gli autori dei reati: Un paradosso nel momento in cui si enfatizza il tema della sicurezza”.
”Sulle intercettazioni non c’è carattere d’urgenza. Quello del governo è un atteggiamento incomprensibile schizofrenico, non capisco questo ulteriore strappo”, ha detto il ministro ombra della Giustizia, Lanfranco Tenaglia (Pd). “Riteniamo che sia necessaria una legge moderna –ha aggiunto - che non limiti le indagini e il diritto della stampa a informare”.
”Puo’ darsi che dal disegno legge sulle intercettazioni venga separata la parte relativa alla privacy e messa in un decreto”. ha spiegato il presidente della Commissione Giustizia del Senato Filippo Berselli. ”Non credo che il diritto di cronaca possa sconfinare nella violazione della privacy - ha aggiunto Berselli - da parte della Commissione Giustizia del Senato, garantisco che al di la’ dello strumento utilizzato, ci sarà massima interlocuzione con le categorie della stampa italiana”.
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INTERCETTAZIONI: DAVANTI AL DECRETO SCIOPERO IMMEDIATO
L’intervento di Guido Columba

Cari Colleghi,
Nel caso in cui, come ha annunciato ieri il Presidente Berlusconi, e ribadito stamani il senatore Berselli, il governo dovesse ricorrere a un Decreto legge per imporre norme che impediscano l’esercizio della cronaca giudiziaria, l’Unci chiede che la categoria attui uno sciopero immediato. Nel senso che lo sciopero sia proclamato subito dopo l’annuncio del varo del decreto legge da parte del Consiglio dei ministri e attuato entro 48 ore. E sia rafforzato da una manifestazione pubblica davanti a Palazzo Chigi.
E’ evidente, infatti, che occorre stare ai fatti e che si deve anche, e scrupolosamente, discutere delle norme e dei tecnicismi. Ma non si può in alcun modo ignorare il fatto che la situazione è eminentemente politica. Parlare solo di norme, punti e virgole (come pure si deve fare) vorrebbe dire cadere nella trappola di discutere nel merito di un provvedimento che in linea politica e teorica si è già accettato.
Se, come siamo tutti d’accordo, il giudizio sull’iniziativa è totalmente negativo perché, con la scusa della privacy, tutela solo pochi potenti danneggiando la generalità dei cittadini, la riposta deve essere in primo luogo politica. Ed è ciò che l’Unci ha cominciato a fare portando la questione nelle piazze: perchè è lì che la gente si accorge che esiste un movimento di opposizione, che sente le nostre argomentazioni, che ci spiega in quali casi non condivide l’operato dei giornalisti.
Tutte le forze e le iniziative che si riesce a mettere in campo, tenendo conto anche della possibile lunga durata della lotta ( ma un decreto deve essere convertito in 60 giorni), sono le benvenute. Ritengo che a parte i comunicati e le manifestazioni in piazza il sindacato dovrebbe anche curare la mobilitazione con assemblee nelle redazioni. Le sinergie tra Fnsi, Ordine e Unci, moltiplicano e rafforzano la lotta.
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Questo il commento a caldo di Rosi Brandi, Presidente del Gruppo Cronisti Lombardi

Sciopero immediato se il Governo dovesse ricorrere a un decreto legge per imporre norme che impediscano ai cronisti di esercitare il loro diritto-dovere d’informare i cittadini: il Gruppo Cronisti Lombardi aderisce e sostiene con forza la proposta del presidente nazionale Unci, Guido Columba, di proclamare un giorno di astensione dal lavoro dei giornalisti italiani entro 48 ore dall’annuncio del varo di un decreto legge in materia di intercettazioni, con manifestazione pubblica davanti a Palazzo Chigi.

Mai come in questo momento è necessario che la categoria sia unita e che ciascun giornalista si impegni in prima persona per difendere la sua autonomia e la sua libertà.

Quello che sembrava un sospetto, infatti, è diventato una certezza: con la scusa di tutelare la privacy di pochi il Governo Berlusconi vuole mettere la sordina alla cronaca giudiziaria danneggiando gli interessi di tutti i cittadini italiani: loro non devono sapere.
Il Gruppo Cronisti Lombardi seguirà con attenzione lo sviluppo di questo preoccupante (e imbarazzante) capitolo della politica italiana, rendendosi disponibile in ogni momento alla mobilitazione.
Proprio allo scopo di informare i cittadini sulle conseguenze di provvedimenti governativi contro le intercettazioni e la libertà di stampa il Gruppo Cronisti Lombardi ha previsto una manifestazione pubblica sabato 19 luglio, con inizio alle 18 in Piazzetta Vergani a Milano (largo La Foppa, ingresso Metropolitana): i cronisti e alcuni ospiti spiegheranno i motivi di questa battaglia durante un aperitivo aperto a tutti i cittadini.

Rosi Brandi