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PiazzettaVergani.org è un blog curato dal Gruppo Cronisti Lombardi e intende da un lato essere un tributo al collega Guido Vergani scomparso nel 2005 e dall'altro un momento di confronto su temi politici, sociali ed economici.

LA POSIZIONE DELL’UNCI SULLA CARTA DI ROMA

(23 aprile 2008) Il Consiglio Nazionale della Fnsi ha approvato la “Carta di Roma”. La posizione dell’Unione Nazionale Cronisti è stata illustrata ai colleghi dal presidente Guido Columba con una lettera di cui riportiamo il testo.

“Cari Colleghi, nella giornata di ieri il Consiglio Nazionale della Fnsi, con 4 astensioni, ha approvato la “Carta di Roma”, che reca il sottotitolo di “Protocollo deontologico concernente richiedenti asilo, rifugiati, vittime della tratta e migranti”.
L’identico testo verrà presto discusso dal Consiglio Nazionale dell’Ordine. Quando sarà approvato, la Carta verrà presentata formalmente.
La Carta è nata su pressioni del Commissariato dell’Onu all’indomani del giallo di Erba nel quale l’informazione mostrò qualche sbandata. La sua definizione si è protratta per oltre un anno. Il testo “invita” i giornalisti a “osservare la massima attenzione nel trattamento delle informazioni”, annuncia attività di formazione e seminari di studio, costituisce un Osservatorio sull’evoluzione del modo di fare informazione.
Nel comitato scientifico costituito dalla Fnsi, e poi ieri nel Cn della Federazione, l’Unci ha sostenuto che la professione giornalistica è regolamentata dall’art 21 della Costituzione, dalla legge costitutiva dell’Ordine e dalla legislazione civile e penale. Non vi è quindi motivo per ulteriori testi che tendono tutti, inevitabilmente, a limitare libertà e autonomia del giornalista, e rischiano di fornire armi contro i cronisti nei ricorsi alla magistratura civile e penale. Ho esplicitamente affermato che, in questo senso, l’azione dell’Unci è stata, e sarà nell’Osservatorio, quella di perseguire la “riduzione del danno”, che c’è in buona parte già stata poiché il testo portato all’approvazione del Cn è molto differente, in meglio, da quello sul quale si è discusso per mesi.”

IL 3 MAGGIO IN CAMPIDOGLIO LA GIORNATA DELLA MEMORIA

Sabato 3 maggio, in Campidoglio a Roma verrà celebrata la Giornata della Memoria per ricordare tutti i giornalisti rimasti uccisi o feriti in seguito ad azioni terroristiche e della criminalità organizzata in Italia e all’estero. Tra loro anche numerosi giornalisti e cronisti lombardi, primo tra tutti Walter Tobagi. E con lui Mauro Rostagno, Enzo Baldoni, Raffaele Ciriello, Maria Grazia Cutuli, Guido Puletti. E ancora, i feriti Indro Montanelli, Guido Passalacqua. Alla manifestazione in Campidoglio, che è stata promossa e organizzata su iniziativa dell’Unione Nazionale Cronisti Italiani, sarà presente una delegazione del Gruppo Cronisti Lombardi guidata dal presidente Rosi Brandi.
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Nell’occasione verrà presentato un volume di cui riportiamo la prefazione scritta da Guido Columba, presidente dell’ Unci.

UN RICORDO, UN IMPEGNO
di Guido Columba

Mafia, camorra, terrorismo rosso e nero, in Italia.
Eserciti in lotta, guerriglieri, banditi, all’estero.
Persone, luoghi, motivi diversi. Accomunati da un solo nemico: nel loro mirino ci sono i cronisti. Perché hanno il compito di raccontare alla gente quello che accade. La realtà vera, non quella di comodo che questo o quel potente o prepotente di turno vorrebbe accreditare come tale. E per essere fedeli al loro compito i giornalisti pagano un prezzo altissimo. Fino ad essere uccisi e feriti gravemente.
Avviene da sempre e ovunque: ad Arlington, in Virginia, c’è un muro di vetro alto 7 metri al Journalists Memorial, sul quale sono incisi i nomi di oltre1.800 giornalisti uccisi. Ogni anno l’elenco delle vittime si allunga. In Italia dal dopoguerra ad oggi troppo lunga è la lista dei giornalisti colpiti. A loro l’Unci dedica la Giornata del 3 maggio 2008 in concomitanza con quella internazionale che l’Onu intitola alla libertà di informazione. Una Giornata per ricordare, ma anche per impegnarsi affinché ciò che è stato non sia più e i cronisti possano informare liberamente e senza rischiare la vita. Diceva il collega Tiziano Terzani che “la storia esiste solo se qualcuno la racconta”, ma la storia è la cronaca vista a distanza di tempo. Senza cronaca, dunque, non c’è storia, e senza storia non c’è coscienza del progredire della civiltà né delle battute di arresto o, a volte, dei ritorni indietro. E perché la cronaca sia veritiera occorre che i cronisti abbiano la possibilità e la capacità di raccontarla. Non è certo un caso che, ricevendo i vincitori del Premio Cronista 2002 - Piero Passetti al Quirinale, l’allora Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi abbia pronunciato per la prima volta la frase divenuta poi il leit motiv del suo rapporto con la stampa: “il cronista è il Dna del giornalismo, tenete dritta la spina dorsale”. Né che il suo predecessore, Oscar Luigi Scalfaro tutte le volte che incontrava i cronisti ripetesse “il fatto è il fatto è non lo può cambiare neanche DomineDio”. L’attuale Presidente, Giorgio Napolitano, in occasione del recente Congresso della Fnsi, ha richiamato “l’insostituibile funzio- ne civile di una informazione libera e pluralistica e il suo ruolo essenziale nella crescita di una società democratica”. La Giornata, organizzata d’intesa con Federazione della Stampa e Ordine dei giornalisti e che ha l’Alto Patronato del Presidente Napolitano e i patrocini del Presidente del Consiglio e dell’Unesco Italia, da un lato è il naturale prosegui- mento dell’attenzione dell’Unci a questo tema – già evidente con il Giardino della Memoria di Palermo, nel quale cronisti e magistrati piantano alberi in memoria di magistrati, giornalisti e uomini delle forze dell’ordine uccisi dalla mafia - dall’altro realizza la celebrazione unitaria e contemporanea del ricordo di colleghi a ciascuno dei quali sono dedicate particolari commemorazioni, manifestazioni, Premi, Fondazioni, Associazioni impegnate in attività sociale e benefiche. È, naturalmente, anche una Giornata di impegno e mobilitazione: il doveroso omaggio ai colleghi che alla libertà del- l’informazione hanno sacrificato la vita, o sono stati grave- mente feriti, si deve coniugare con il sostegno ai molti, troppi, giornalisti che nella loro attività quotidiana subiscono minacce, intimidazioni, violenze e con la rivendicazione del pieno e libero esercizio della professione. Dalla Giornata gli interventi dell’Unci a difesa della libertà di informazione nei confronti di tutti coloro - criminali, magistrati, forze dell’ordine, politici, amministratori, potenti di ogni genere che ostacolano l’informazione cercando d’impedirla, negando le notizie o arrivando anche a distorcerle ai loro fini - saranno rafforzati, come anche le azioni per impedire che leggi, norme e circolari mettano ulteriori ostacoli al diritto-dovere di cronaca già così difficile da realizzare. L’Unci ha varato l’iniziativa della Giornata nel novembre del 2006 a Viareggio quando il Consiglio nazionale ha approvato un ordine del giorno presentato dai consiglieri siciliani Antonella Romano, Giuseppe Lo Bianco e Leone Zingales. Il Consiglio ha affermato che “il sacrificio dei giornalisti uccisi nell’esercizio del proprio dovere di informare segna una dolorosa tappa del cammino di progresso civile di ogni comunità democratica che ha nell’informazione uno dei pilastri fondanti del proprio contratto sociale. I nomi e le storie dei colleghi uccisi, in massima parte cronisti, costituiscono irrinunciabili testimonianze di impegno civile e deontologico che devono essere tenute sempre vive nella memoria collettiva dei cittadini. I colleghi sono ricordati con singole manifestazioni e premi giornalistici: la Giornata di Roma li accomunerà e renderà più evidente il tributo pagato dai giornalisti italiani alla democrazia’’.
Per sostenere la Giornata abbiamo anche chiesto un impe- gno al mondo politico, sempre prodigo di sperticati elogi per la funzione democratica fondamentale del giornalismo. Abbiamo sottoposto l’iniziativa al Presidente della Commissione antimafia Francesco Forgione, al Presidente della Commissione affari costituzionali della Camera Luciano Violante, al deputato Marco Boato. Il risultato è stata la proposta di legge n. 2735 per l’istituzione della “Giornata nazionale della memoria dei giornalisti uccisi dalla criminalità mafiosa e dal terrorismo” presentata il 5 giugno 2007 dall’on. Boato alla Camera.
La manifestazione in Campidoglio precede di pochi giorni la data del 9 maggio, anniversario dell’uccisione, nel 1978, dell’On. Aldo Moro, che una legge del 2007 ha stabilito sia il “Giorno della memoria”, al fine di ricordare tutte le vittime del terrorismo, interno ed internazionale, e delle stragi di tale matrice.
La nostra iniziativa ha da un lato un taglio più ridotto, ma allo stesso tempo più ampio. Ridotto perché riguarda una sola categoria di cittadini - anche se speciale come quella dei giornalisti - tra le tante che sono state colpite. Ampio perché le vittime che ricorda non lo sono state solo della violenza terroristica ma anche, e soprattutto, di quella delle organizzazioni mafiose e perché si estende ai colleghi morti mentre erano impegnati nelle maggiori aree di crisi mondiale, e in Italia in circostanze diverse.
E la celebrazione l’abbiamo abbinata al 3 maggio per sotto- lineare la Giornata mondiale della libertà dell’informazione decretata dall’Assemblea generale dell’Onu nel 1993 e organizzata annualmente dall’Unesco. Giornata che quest’anno si svolge a Maputo, capitale del Mozambico, con un focus sulle relazioni tra libertà di stampa, libero accesso alle informazioni e crescita dell’autonomia e responsabilità dei popoli.
Nel libro ricordiamo tutti i giornalisti italiani morti nel dopoguerra. A partire dagli 11 uccisi da mafia, camorra e terrorismo: Giuseppe Alfano, Carlo Casalegno, Cosimo Cristina, Mauro De Mauro, Giuseppe Fava, Mario Francese, Peppino Impastato, Mauro Rostagno, Giancarlo Siani, Giovanni Spampinato, Walter Tobagi. Un capitolo ricorda i colleghi uccisi all’estero o in Italia in circostanze diverse: Ilaria Alpi, Enzo Baldoni, Ezio Cesarini, Raffaele Ciriello, Eugenio Colorni, Maria Grazia Cutuli, Almerigo Grilz, Gabriel Gruener, Marco Luchetta, Enzio Malatesta, Carlo Merli, Carmine Pecorelli, Guido Puletti, Antonio Russo. Ci sono poi Graziella De Palo e Italo Toni scomparsi in Libano. Un altro capitolo ricorda gli operatori Dario D’Angelo, Miran Hrovatin, Alessandro Ota e Marcello Palmisano e Maurizio Di Leo, tipografo del Messaggero ucciso “per errore” dai Nar. Poi i colleghi “gambizzati” dai terroristi: Vittorio Bruno, Nino Ferrero, Antonio Garzotto, Indro Montanelli, Guido Passalacqua, Franco Piccinelli, Emilio Rossi. Completano il libro le sintetiche biografie di tutti i colleghi e la storia del Giardino della Memoria di Palermo.
Il libro è aperto dal messaggio che il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha inviato per la Giornata, e dalle prefazioni di Roberto Natale, Presidente della Federazione della Stampa e Lorenzo Del Boca, Presidente dell’Ordine dei giornalisti. A scriverlo sono stati Monica Andolfatto, Simona Bandino, Gaetano Basilici, Enrico Bellavia,Vincenzo Bonadonna, Roberto Franchini, Adriana Laudani, Giuseppe Lo Bianco, Umberto Lucentini, Pietro Messina, Antonella Romano, Alberto Spampinato, Marcello Ugolini, Marco Volpati, Leone Zingales. La copertina, realizzata dal pittore Riccardo Benvenuti, raffigura l’Angelo della memoria. L’ideazione grafica e l’impaginazione sono di Luisa Battiato. Le storie dei singoli colleghi sono descritte negli articoli e nella biografie. Devo però richiamare alcuni temi generali. L’impegno personale: nessuno ha avuto la vocazione dell’eroe, ma tutti, indistintamente, non si sono mai accontentati della versione ufficiale o di comodo degli avvenimenti. Hanno fatto del giornalismo d’inchiesta, sono andati a vede- re di persona, hanno raccontato cose che gli altri non vede- vano o non volevano vedere, hanno collegato fatti, nomi, vicende scollegate tra loro per risalire alla verità. Sono stati animati da carica ideale ed etica e da passione civile e sociale. Diversi sono stati spinti anche da passione politica: in prevalenza di sinistra, anche accentuata, ma anche di destra. Cesarini, Colorni, Malatesta e Merli sono stati uccisi da fascisti e tedeschi.
Il rapporto con la professione: Alfano, Impastato e Rostagno non erano iscritti all’Ordine dei giornalisti, lo sono stati d’ufficio dopo la morte. Russo non ha mai voluto farlo. Cutuli è stata promossa inviata speciale dopo la morte. Siani è stato assunto a morte avvenuta.
Le definizioni: per il loro impegno nel descrivere la vera natura del terrorismo gli assassini hanno chiamato le loro vittime in vario modo. Tobagi: terrorista di Stato. Casalegno: servo dello Stato. Montanelli: schiavo delle multinazionali. Rossi: velinaro del Ministero dell’Interno e piazza del Gesù. Ferrero: servo del Pci. Passalacqua: giornalista riformista. Bruno: pennivendolo di Stato.
I misteri sulla morte: pochi dei delitti commessi contro i giornalisti sono stati risolti. Nella maggior parte dei casi rimane inappagata la richiesta di giustizia e la constatazione che si sarebbe dovuto e potuto fare molto di più per individuare mandanti, esecutori, complici. Mancano, inoltre, quattro corpi: quelli di Baldoni, De Mauro, De Palo, Toni. La Giornata che celebriamo costituisce un dovere e un impegno. Il dovere di ricordare i colleghi che hanno pagato con la vita o con gravi sofferenze la loro determinazione a raccontare la verità. Cosa che abbiamo fatto anche assegnando il Premio Cronista alla memoria nel 1993 ad Alfano, nel 1994 a Luchetta, nel 1995 a Palmisano.
L’impegno a difendere il diritto-dovere di cronaca e la libertà di stampa contro i tanti, troppi, nemici che vorrebbero far tacere i giornalisti. È un impegno che l’Unci si è assunto e che intende mantenere con grande determinazione. E che da questa Gio

Tre anni fa moriva Guido Vergani

La mattina del 22 aprile 2005, Guido Vergani si spegneva dopo una lunga malattia. A tre anni di distanza, il vuoto che ha lasciato nel mondo del giornalismo e in quello del giornalismo milanese in particolare, è sempre grande. PiazzettaVergani, che a lui è intitolata, vuole ricordarlo agli amici, agli estimatori, a chi non ha avuto il piacere e la fortuna di conoscerlo, con una delle testimonianze che accompagnarono la sua scomparsa, quella di Pino Finocchiaro, apparsa sul sito web articolo21.info-liberidi.

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EDITORIALE

La morte di Guido Vergani. Addio Guido, maestro di pulizia nel giornalismo

di Pino Finocchiaro

Quando l’ho conosciuto aveva l’aria del vecchio signore milanese. Ci incontrammo a Reggio Calabria per un sopralluogo del Wwf sulle fiumare di Reggio dopo la tragedia del camping di Soverato.

Fu un bell’incontro tra il cronista di provincia siciliano e il maestro – figlio d’un maestro di maestri, quell’Orio Vergani che fece da guida ai signori del giornalismo italiano da Indro Montanelli a Enzo Biagi – del giornalismo di denuncia.

Figlio ribelle di un padre dall’eredità così ingombrante, Guido Vergani, già negli anni ’60, quelli della contestazione, scelse di parlare di ambiente e di scempi ambientali. E’ stato un maestro per tutti noi giornalisti-ambientalisti.

Narratore con modi semplici e diretti di complesse questioni legate alle risorse ambientali, aveva cominciato presto ad essere un cronista scomodo. Con ciò si spiega l’abbandono della carriera sicura tra le mura di via Solferino che grondavano storia, molta della quale scritta proprio da papà Orio, uomo che “misurava il tempo con le parole” e che morì a 62 anni, troppo giovane per un maestro di maestria.

Dopo le prime inchieste sul sacco delle coste italiane ecco Guido lasciare il Corriere d’Informazione per approdare a Repubblica dove si sarebbe distinto prima come inviato poi come responsabile della redazione milanese, quindi ancora inviato a Panorama. Solo più tardi, nel 1997, sarebbe tornato in via Solferino. In questo prolungato distacco gli fu complice non solo il suo spirito ribelle ma anche il ricordo doloroso del padre che aveva patito l’umiliazione del licenziamento da parte del regime fascista pur essendo stato egli steso un fascista della prima ora ma aveva detto no alla guerra, e il regime non lo perdonò. Quel licenziamento aveva messo addosso a Orio l’inquietudine di vivere e la malattia segreta di molti grandi inviati – che Montanelli seppe tenere a bada sino alla fine – la depressione. Orio morì a soli sessantadue anni: l’esperienza toccò profondamente il giovane figlio ribelle “L’affacciarmi al sesto piano di via Appiani – ricordava Guido – e vedere la strada nera di gente mi riempì di orgoglio e mi fece superare il dolore”.

Ed eccolo lì Guido di ritorno al Corrierone, giovane sessantenne, a scorrere in lungo e largo la Penisola per raccontare dei disastri predatori dell’uomo in Puglia, Sicilia, Calabria ma anche sui tetti della sua Milano.

Perché le città hanno un’anima e Guido Vergani amava raccontare l’anima di Milano: i navigli e i tetti deturpati dall’abusivismo senza pensare che ogni solaio abusivo cancellava un pezzo di storia, incideva l’anima d’una città italiana e del mondo, la più europea delle città italiane, altro che Padania. La sua penna veloce e pulita narrava tutto questo senza compromessi. Ti parlava dell’alluvione dovuta alle devastazioni dell’uomo e ti pareva di vedere, di poter toccare con mano quelle nutrie che scavavano gli argini fallaci imposti dall’espansionismo umano. Ti pareva d’udire il loro squittio mentre si riprendevano un pezzo di fiume che la Natura aveva consegnato loro non alle benne e alle ruspe.

Ricordo quel sopralluogo tra le fiumare di Reggio che corrono “sopra” l’autostrada. Già sopra, non sotto. Basterebbe un’alluvione a produrre una strage ben superiore a quella di Soverato.

Guardava sfiduciato la facoltà di Architettura costruita ai margini di una di queste fiumare. Lo sentivi sfiduciato. Poi lì parlava con la giovane architetta che aveva previsto e annunciato l’esondazione a Soverato. Poi parlava col professore di Urbanistica che sì ammetteva quella facoltà lì non andava costruita. E ti trasmetteva il suo inguaribile ottimismo.

Anche da luoghi nati male può nascere il bene.

Ci siamo occupati insieme del rischio alluvionale alla Foce del Simeto e delle responsabilità politiche nell’abusivismo in Sicilia.

Ora se ne è andato. Aveva 70 anni. I maestri non dovrebbero morire così presto. Aveva ancora molto da insegnarci. Adesso potrà riabbracciare Indro e papà Orio. Prima di andarsene ha curato la raccolta degli scritti del grande genitore, in particolare “Misure del Tempo”. Un modo per far pace con quel padre troppo istituzione e al quale somigliava terribilmente. Un modo per far pace con la sua storia di contestatore. Un modo di raccogliere da quella inguaribile voglia di contestare il meglio di chi non aveva mai smesso di amare.

Guido scrisse un editoriale sulla tragedia aerea di Linate. Su “quell’atroce sollievo” che coglie la moltitudine di individui come lui scampati per un soffio alla carneficina dell’ottobre 2003. Raccontò l’esodo tra bagagli e biglietti del parcheggio per chi, almeno per quella volta, avendo avvertito il segnale di “last call” ne era sfuggito.

Quel tintinnio lieve, è giunto qualche giorno fa. E Guido ci ha lasciati senza clamori. Con poche note degli amici e colleghi che lo conoscevano e lo amavano. Con discrezione ha risposto all’ultima chiamata lasciandoci svolazzanti appunti scritti sui tetti della sua Milano e sulle rive di mari e fiumi devastati dall’ingordigia degli italiani.

Sarà dura, caro Guido, raccogliere uno per uno quei foglietti tra i boiler abbandonati nella discarica di Reggio o tra le paludi del Simeto. Ma lì ti incontreremo ancora coi tuoi rimbrotti da vecchio signore milanese e la speranza del narratore che non ambia il mondo ma segna la strada per sovvertirlo.

Addio Guido.

MILANO E L’EXPO 2015

E’ giusto far festa per l’Expo. L’opportunità che viene data a Milano dall’assegnazione di questa grande manifestazione internazionale è delle più importanti e prestigiose. Abbiamo sentito pareri ampiamente favorevoli, i più, e pareri più cauti. Pochi i contrari convinti.
Tutti comunque si augurano che la città, tra sette anni, possa uscirne cambiata in meglio, che tutti i cantieri siano completati nei tempi giusti, che i soldi siano spesi senza sprechi, che lo sviluppo dei trasporti pubblici trasformi il traffico, che l’aria sia più respirabile, che i servizi funzionino a prezzi giusti e concorrenziali (hotel e ristoranti in modo particolare), che la qualità della vita dei milanesi, nel complesso, ne guadagni. A Barcellona ci sono riusciti. La speranza è che anche Milano riesca a fare lo stesso. Cercando di partire con il piede giusto, affidando le responsabilità di gestione a persone che facciano dell’onestà e dello spirito di servizio le proprie parole d’ordine. E contrastando da subito tutto ciò che possa anche soltanto minimamente “puzzare” di speculazione. (3 aprile 2008)

Incontro a Bergamo su Guido Vergani

“Guido Vergani e il dizionario della moda” è il titolo dell’incontro in programma sabato 5 aprile, alle ore 17, presso il Museo Storico di Bergamo, in cui interverranno, fra gli altri, l’editore Alessandro Dalai, la studiosa ed esperta di moda Cristina Brigidini e l’autore teatrale Marco Buscarino. L’appuntamento, a cura di Marco Buscarino, si inserisce nell’ambito della mostra “Per Filo e Per Segni” promossa della Fondazione Bergamo nella Storia che è stata inaugurata sabato 1 marzo presso il Museo Storico di Bergamo. Il dizionario della moda del Novecento, curato da Guido Vergani, e pubblicato dall’editore Baldini Castoldi Dalai, offrirà lo spunto per ricordare la figura del noto giornalista e scrittore meneghino di cui è ancor viva l’opera e la memoria a tre anni dalla sua scomparsa.